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Voi siete qui: Europa » “Cartolina” dall’isola di Creta, tra spiagge e letture

4 Settembre 2026

“Cartolina” dall’isola di Creta, tra spiagge e letture

Estate 2026, la mia seconda volta in Grecia (qui rido e immagino l’espressione inorridita del direttore!).
La prima è stata a Kos, sette giorni di mare, tanto sole e scottature.

Per il 2026 la destinazione scelta è stata Creta, un’isola che unisce mare cristallino e montagne imponenti, che vanta una storia millenaria e ha visto la nascita della civiltà minoica, intorno al 3000 a.C.

Quinta isola del Mediterraneo per estensione, vive di turismo, agricoltura e allevamento, tra spiagge, villaggi tradizionali, siti archeologici e paesaggi naturali. Viaggiare lungo l’isola richiede tempo, ma offre scenari unici e meravigliosi, che portano a rallentare.

Sì, ecco: qui il ritmo è lento. Le strade strette, a doppio senso di marcia e sterrate ti portano a diminuire la velocità, il gregge di capre ti si presenta davanti e ti costringe a fermarti, perché, come ci ha detto l’autista/guida che ci ha portati a Balos: «Loro sono i padroni, noi gli ospiti», riferendosi agli animali che abitano l’isola e in particolar modo ai kri kri, le tipiche capre cretesi, che spesso pascolano in spiaggia.

Tutto è più tranquillo e rilassato. Un ritmo a me sconosciuto, che spesso, soprattutto all’inizio, mi affatica e infastidisce, ma che con il passare dei giorni poi imparo ad apprezzare. La vacanza, in fondo, è fatta anche di questo, no?

Tredici giorni dedicati principalmente all’esplorazione di spiagge e agli spostamenti da un punto all’altro, brevi in termini di distanza, ma più lunghi in termini di tempo rispetto a quanto siamo abituati qui, in mezzo al cemento.

Non è mancata la visita al Palazzo di Cnosso, simbolo del Mito e della civiltà minoica. Situato vicino a Heraklion, costruito e ricostruito più volte tra il 2000 e il 1400 a.C, il palazzo era il polo amministrativo, religioso e culturale dei Minoici. Oggi è il sito archeologico più visitato di Creta: il percorso, in parte originale e in alcune aree invece ricostruito da Arthur Evans, permette di esplorare la vita dei suoi antichi abitanti e di comprendere l’evoluzione della loro civiltà.

Cnosso è celebre per il mito di Minosse, del Minotauro e di Teseo, che viene collocato proprio in questo palazzo-labirinto. Mi ha sorpresa l’alta percentuale di turisti italiani in visita al palazzo: alla fine dove c’è cultura, un po’ di Italia c’è sempre. E a Creta c’è tanta Italia! L’influenza veneziana a Creta è stata profonda e duratura: per oltre quattro secoli, la città di Venezia ha governato l’isola, lasciando tracce evidenti nell’architettura e nella cultura. Chania e Rethymno sono le città dove questa eredità è oggi più visibile.

Creta mi ha anche fatta avvicinare al greco, lingua che non ho mai studiato e a cui mai mi sono approcciata. A conferma della mia testardaggine, ho trascorso l’intera vacanza a cercare di “interpretare” l’alfabeto greco (avrei potuto fare ricerche in internet? Sì, ma non avrei avuto soddisfazione), confrontando cartelli stradali e menù. Ho imparato qualcosa? Forse. Oggi potrei però scrivere in greco qualche parola: spiaggia, Rethymno, Agia Pelagia, Agalianos, Kissamos, caffè e ringraziare una volta ordinato. Cose utili, no?

Creta è una destinazione che offre esperienze molto diverse tra loro, è fatta di contrasti, di sfumature, di colori, di gente capace di accogliere e farti sentire a casa. Un luogo che entra nel cuore e che merita di essere visitato.

Cosa ho letto in vacanza:

  • La mia famiglia e altri animali, di Gerald Durrell (Adelphi, 1975)
    Gerald Durrell ci porta negli anni della sua infanzia trascorsi insieme alla sua famiglia a Corfù. Un libro divertente, con descrizioni dettagliate ed episodi spassosi, capace di trasmettere felicità e di far ridere come pochi testi sanno fare. Location perfetta per leggere questo romanzo, rimasto a lungo in libreria.
  • Jo. The March sisters, di Giulia Modugno (Giunti Editore, 2026)
    Cresciuta a pane e Piccole donne e da sempre fan della rivoluzionaria e caparbia Jo March, non potevo non leggere questo retelling romance del celebre romanzo di Louisa May Alcott, che trasporta le quattro sorelle nella dimensione contemporanea. Il primo volume della serie The March sisters ha come protagonista Jo, che fugge a New York dopo la proposta di matrimonio ricevuta da Laurie. Qui prova così a realizzare il suo sogno: diventare una giornalista di successo. Una lettura piacevole e la certezza di quanto Jo March possa essere un modello ribelle e rivoluzionario anche nel 2026.
  • La variante di Lüneburg, di Paolo Maurensig (Adelphi, 1993)
    Una dolorosa pagina di Storia e il gioco degli scacchi sono gli elementi base del romanzo. Il sessantenne Dieter Frisch, ricco imprenditore e grande appassionato di scacchi, viene trovato morto nella sua villa. Accanto al suo corpo ci sono una pistola e una scacchiera. Si tratta di omicidio o di suicidio? Inizia così un lungo flashback, che descrive parte della vita di Frisch e le probabili cause della sua morte. La “variante di Lüneburg” è una mossa difensiva in cui il Nero sacrifica il cavallo per ottenere l’iniziativa. Gli scacchi si trasformano così in una metafora di vita, di vendetta e di scontro tra Bene e Male.
    Esordio letterario di Maurensig, profondo e spietato. Un bel romanzo, capace di descrivere la crudeltà e la follia umana attraverso il gioco degli scacchi.
  • Non dirmi che hai paura, di Giuseppe Catozzella (Feltrinelli, 2014)
    La protagonista del romanzo è Samia, una bambina somala dotata di un talento naturale per la corsa. Il suo sogno è diventare la donna più veloce del Paese e un simbolo per tutte le altre donne. Giuseppe Catozzella le affida la voce narrante: è Samia stessa a ripercorrere la propria storia, attraversando i tre momenti decisivi della sua breve vita — Mogadiscio, le Olimpiadi di Pechino del 2008, il viaggio verso l’Europa. Una storia vera e profondamente toccante, raccontata con uno stile mai scontato, ricercato ed emozionante, che riporta i sogni e le speranze della giovane protagonista. Questa è la storia di Samia, ma è – purtroppo – la storia e la fine di tante, troppe altre persone.
  • Demon Copperhead, di Barbara Kingsolver (Neri Pozza, 2023)
    Se non lo avete ancora fatto, leggetelo! Demon Copperhead ha vinto il Premio Pulitzer 2023 e nello stesso anno è arrivato nelle librerie italiane, edito da Neri Pozza nella traduzione di Laura Prandino.
    L’autrice lascia la voce a Demon, protagonista dalla vita disastrata, in cui solo le catastrofi e grandi delusioni sembrano rappresentare una certezza. Il destino non gli dà tregua e gli volta continuamente le spalle, ma Demon non si arrende: procede con tenacia e sarcasmo, cade, si fa male, ma prova a superare i continui ostacoli che si trova davanti. È arrabbiato, smarrito, a tratti solo e affamato d’amore.
    Riassumere il lavoro di Barbara Kingsolver in poche righe è quasi impossibile: la lettura del romanzo è un’esperienza da vivere. Una voce straordinaria, uno stile unico e esemplare, una storia drammatica e potente che vuole restituire dignità e voce a chi è solo e perduto.

Ilaria Cattaneo

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