Yael Van der Wouden con Estranea (traduzione di Roberta Scarabelli per Garzanti) ha raccontato una storia d’amore e ciò che rimane dell’Olocausto nei Paesi Bassi.
Nel 1961, Isabel ha ventisette anni, è una giovane donna rigida e abitudinaria, guardiana della casa di famiglia. Ricorda quando da bambina lei, sua madre e suoi due fratelli erano arrivati nella casa comprata per loro dallo zio. Fuggivano dalle bombe che cadevano su Amsterdam. Ricorda anche, confusamente, qualcosa che era successo poco dopo la fine della guerra. Una donna aveva bussato alla porta, ma la madre l’aveva mandata via, nonostante quest’ultima continuasse a urlare, in strada parole che la bambina Isabel non capiva.
Isabel, crescendo, è diventata la custode della casa di sua madre. La ama e nutre per questo luogo un legame molto profondo. Cura la casa quasi maniacalmente. Isabel sa il numero esatto delle posate, dei bicchieri. Esegue ogni lavoro domestico quasi fosse un rito: spolvera e passa un panno umido anche sui piatti bianchi e blu che piacevano tanto a sua madre. Allo stesso modo si prende cura del giardino, un giorno vi trova un frammento di un piatto, dal quale si intravede la zampa di una lepre.

Nonostante l’interesse che nutre per lei il vicino di casa, Isabel non è interessata. Anzi, non ha nessuna relazione con il mondo intorno a lei. La ragazza ha due fratelli: il minore, Hendrick, che vive con il suo compagno (era stato uno scandalo quando, ancora ragazzino, la madre aveva scoperto le inclinazioni sessuali del figlio) e il maggiore, Louis, un donnaiolo e colui al quale è stata lasciata la casa di famiglia.
Louis, un giorno, porta nella casa di famiglia la sua ultima fidanzata, Eva, e immediatamente quest’ultima diventa l’antagonista di Isabel. Eva è audace, sfrontata, estroversa quanto Isabel è timida, restia e incapace di far sentire la propria voce. Con l’approvazione di Louis, Eva inizia a vivere in quella che era la camera della madre di Isabel. Isabel va su tutte le furie perché trova inaccettabile che un’estranea si intrometta nella stanza della loro madre. E che la memoria di quest’ultima sia cancellata con un colpo di spugna.
Così inizia una guerra fatta di silenzi, di provocazioni che però Eva sembra non raccogliere, mentre cominciano a scomparire oggetti − un cucchiaio, un vaso, un tagliacarte − e l’atmosfera tesa tra Isabel ed Eva si fa tesissima. Rimaste sole dopo che Louis si è allontanato per lavoro, tra le due c’è un nuovo tipo di tensione: le due donne diventano amanti.
Isabel, però, conosce poco della vita della donna che si ritrova ad amare. Eva è evasiva. Non racconta molto del suo passato. Quasi abbia qualcosa da nascondere. Così un giorno Isabel decide di frugare tra le cose e legge il diario della sua amante.
Leggendolo, Isabel apprende che il cognome di Eva è de Haas − Haas in olandese significa lepre − viene così fuori un’altra storia. Una storia più complessa di quella che ci si potrebbe immaginare: la casa tanto amata da Isabel apparteneva a una famiglia ebrea (nel 1600 gli ebrei d’Olanda dovevano avere cognomi che avessero a che fare con animali o nomi di città). Con l’avvento dell’occupazione nazista la famiglia proprietaria era stata costretta a abbandonando la casa.
Dalla nebbia del tempo e dalle pagine del diario viene fuori la Storia, il periodo della Shoah. La casa diventa il testimone di un passato quasi del tutto cancellato. Di una storia familiare prima di quella di Isabel. Dove si comprendono i veri proprietari e come Eva era riuscita a sapere il nome di coloro che erano subentrati.
Con un ritmo sostenuto, L’estranea racconta il dolore di coloro che durante la Shoah non hanno potuto far altro che affidare ciò che era loro alle persone di cui si fidavano. Perché una volta finita la persecuzione avrebbero restituito a chi sarebbe riuscito a tornare.
Estranea di Yael Van der Wouden è stato candidato allo Strega Europeo 2026.
Claudio Cherin
Yael Van der Wouden
Estranea
Traduzione di Roberta Scarabelli
Garzanti
Collana Narratori moderni
2025, 272 pagine
18 €