A cosa serve un’esperienza culturale? A cambiare prospettiva, mi verrebbe da rispondere. È proprio questo l’invito rivolto ai visitatori della mostra di Felice Varini inaugurata domenica al Museo d’Arte di Mendrisio, nel Canton Ticino.
Io l’ho vista in anteprima stampa venerdì mattina, qualche ora prima di assistere al concerto Simchà Ben del trio composto da Rouben Vitali (clarinetto e sassofono contralto), Fabio Marconi (chitarra elettrica e bombardino) e Davide Bonetti alla fisarmonica “poetica” (come è stata giustamente definita durante la serata) al Museo Popoli e Culture del PIME di Milano. Era l’evento di chiusura della rassegna di quest’anno, organizzata in collaborazione con Milano Classica sotto la co-direzione artistica di Andrea Zaniboni e Claudia Brancaccio.
Ma ha già preso avvio una nuova rassegna, ovvero il PIME Summer Festival curato dallo stesso Zaniboni, con un programma ricco di 13 eventi tra concerti e spettacoli, di cui qui segnaliamo almeno il concerto Guardando a Oriente del trio Abdo Buda Marconi per il decennale della formazione (se volete saperne di più, leggete la recensione al concerto tenuto recentemente al Teatro Il Cielo sotto Milano).
Prima che i musicisti iniziassero a suonare, il direttore don Gianni Criveller, ha ricordato che il Pontificio Istituto Missioni Estere è nato giusto cento anni fa, mentre venerdì ricorreva il primo anno di pontificato di Leone XIV. Ha presentato velocemente lo spettacolo I ragazzi del rione Sanità che il 22 maggio chiuderà la stagione teatrale del PIME. Uno spettacolo di musica, parole e memoria con l’Orchestra Tornaccantà di Napoli e la Piccola Orchestra dei Popoli di Milano che suona gli strumenti del Mare (come il violoncello che Giovanni Sollima porta in giro per il mondo).

Ma torniamo al tema del cambio di prospettiva. Avendo appena visitato la mostra di Varini, ho guardato con occhi nuovi ai lampadari rotondi del PIME: li ho visti sotto una “nuova luce”, anzi si può dire che li ho veramente visti per la prima volta. Lo stesso dicasi per la fuga prospettica, l’infilata di archi del Museo. Ecco a cosa serve un’esperienza culturale.
Proprio come il concerto del trio Bonetti Marconi Vitali: un invito ad aprire le orecchie a nuove (che sono spesso antiche) sonorità. In quella che per me è stata una settimana musicalmente molto intensa – giovedì ho segnato il nuovo record personale, assistendo a quattro concerti -, ricca di scoperte, come per esempio la trascrizione per pianoforte della sigla de La signora in giallo, questo concerto rimarrà nel cuore per le emozioni che ci ha regalato. Non solo grazie alle note dei tre musicisti, ma anche per le parole con cui le hanno presentate e accompagnate.

«Tutto il nostro lavoro si basa sull’incrocio» ha detto Vitali, scherzando sulla natura della formazione: «un trio che si è dato appuntamento là, senza specificare dove sia quel là». È inusuale, ha osservato, sentire suonare insieme un clarinetto basso – strumento da orchestra, difficile da incontrare nella musica leggera – una chitarra elettrica e una fisarmonica.
E per rimanere al tema del cambio di prospettiva, dal mio posto sembrava che uno dei Buddha esposti alle spalle del trio suonasse il sassofono contralto dello stesso Vitali che a un certo punto ha fatto una bella spiega sugli strumenti, da intendersi come mezzi per concretizzare quanto l’uomo ha per la mente. Ma anche Marconi ha illustrato la sua “strana” chitarra senza tasti per somigliare all’oud: «sono come parole che altrimenti non potrei pronunciare».

E tanto altro ancora, tra note e parole: dal ritmo dispari balcanico, alle musiche dei popoli che viaggiano, a una danza in ¾ della Bessarabia, al Misirlou che dal folklore greco approda – dopo lunghissimi giri – a Pulp Fiction di Tarantino, ma qui eseguito in salsa argentina… Per finire, come ai matrimoni, con le richieste del pubblico, tra un sirtaki e Kalinka. Mentre io continuavo a domandarmi cosa fosse il nettare della compassione, contenuto nel vaso portato dalla dea Guanyin, come mostra un piccolo gruppo statuario della dinastia Ming esposto al Museo. Qualcosa che ha lo stesso effetto della musica?
Saul Stucchi
Centro PIME
Via Monte Rosa 81
Milano