Tra un’Olimpiade (quella diretta da Federico Maria Sardelli al Piccolo Teatro Studio di Milano a gennaio) e l’altra (in programma in questi giorni al Teatro Ristori di Verona con la conduzione di Giulio Prandi), tra un film (Primavera di Damiano Michieletto) e un romanzo (L’affare Vivaldi del già citato Sardelli) quest’inizio di 2026 – almeno per il sottoscritto – si fa accompagnare da note vivaldiane.
Lunedì scorso, 16 febbraio, ho assistito al Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino al concerto – il numero 4585 della storia dell’Unione Musicale – intitolato Le armoniose stagioni di Armoniosa, ensemble barocco composto da Francesco Cerrato al violino, Stefano Cerrato al violoncello piccolo a 5 corde, Marco Demaria al violoncello a 5 corde, Michele Barchi al clavicembalo e Daniele Ferretti all’organo.

Posti esauriti e calorosi applausi – a sensazione personale, i più intensi sono stati per l’Estate (RV 315) – alla fine dell’esecuzione di ogni opera del programma completamente dedicato a Vivaldi che qui riporto:
- Le stagioni, 4 concerti op. 8
(trascrizione per Armoniosa di Michele Barchi in prima esecuzione assoluta) - Sonata n. 1 per violoncello e continuo RV 47
- Concerto n. 1 RV 383a da La stravaganza op. 4
(trascrizione per violino e organo di Michele Barchi) - Sonata per violino, violoncello e continuo op. 1 n. 12 (La follia)
Spulciando sul sito dell’Unione Musicale potrete recuperare l’interessante programma di sala, da cui riporto queste righe dell’intervista ai musicisti raccolta da Liana Püschel, riferite all’opera di trascrizione che Michele Barchi ha compiuto sulle Stagioni vivaldiane: «Questa trascrizione ci permette […] di esplorare nuove sfumature dinamiche e timbriche, accentuando il carattere teatrale e quasi “sperimentale” delle Stagioni, e rendendo ancora più evidente l’incredibile modernità del linguaggio di Vivaldi».
Si è trattato di una prima esecuzione assoluta, ma anche il Concerto n. 1 è stato interpretato nella trascrizione – per violino e organo – di Barchi. Il lettore mi perdonerà se mi soffermo su questa pratica che tanto mi interessa perché affine a quella della “riscrittura” a cui ho dedicato diversi incontri negli ultimi anni: ed è giunto il momento di annunciare che nel corso dell’anno arriverà la quarta edizione di Riscritture delle Scritture, sempre a Vimercate.

Ma è il caso di tornare a Torino, città che ha un forte legame con Vivaldi, come ben racconta il Maestro Sardelli nel romanzo sopra menzionato. Il concerto di settimana scorsa aveva anche la particolarità di rientrare nell’ambito delle celebrazioni per il cinquantesimo anniversario del Metodo Suzuki in Italia, con l’onore speciale della dedica del secondo e conclusivo bis proposto dall’ensemble.
Il primo, invece, è stata una piccola / grande sorpresa. «Qualora vi fosse venuto il dubbio che sappiamo suonare soltanto Vivaldi…», ha scherzato Marco Demaria annunciando il Preludio della Suite inglese n. 3 in sol minore, BWV 808 di Johan Sebastian Bach. O meglio: una sua “revisione” (appunto: trascrizione), visto che la composizione originale è per clavicembalo solo.
Con ancora nelle orecchie le vertigini della Sonata a Kreutzer nel concerto/spettacolo all’Ambrosianeum a Milano, mi sono goduto un’ora e mezza di capolavori vivaldiani interpretati con strumenti d’epoca, probabilmente (è una mia illazione) gli stessi suonati dai musicisti per la registrazione dell’album L’estro armonico (che mi sono regalato alla fine del concerto, come ricordo della serata), di cui il libretto allegato al CD fornisce una sommaria indicazione con rispettiva datazione.
Ho apprezzato in particolare la chiusa delicata e insieme intensa dell’Adagio dell’Estate, prima dell’attacco indemoniato del terzo movimento, un Presto. E poi l’organo nel primo movimento dell’Inverno, Allegro non molto. Non ero certo l’unico: «Mamma mia, che meraviglia!», ha esclamato infatti una signora seduta nella fila dietro la mia. L’organo ha fatto sentire la sua “voce” nel Concerto n. 1 (RV383a), tanto che Francesco Cerrato ha indicato Daniele Ferretti perché si prendesse la sua dose di meritati applausi del pubblico.
Come annunciato da tempo, mercoledì 25 febbraio non suonerà il violoncellista Sheku Kanneh-Mason (infortunatosi alla mano sinistra all’inizio dell’anno). Alle 20.30, sempre al Conservatorio,
Narek Hakhnazaryan al violoncello e Georgy Tchaidze al pianoforte proporranno musiche di
Pëtr Il’ič Čajkovskij, Sulkhan Tsintsadze, Edvard Baghdarsarian, Alexander Arutiunian e Sergej Rachmaninov per il loro esordio torinese.
Saul Stucchi
Foto prese dalla pagina Facebook di Unione Musicale
Unione Musicale
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