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Voi siete qui: Biblioteca » “Scintille. Storia clandestina della Cina” di Ian Johnson

6 Dicembre 2024

“Scintille. Storia clandestina della Cina” di Ian Johnson

La Cina è vicina, film e libro a parte, può vantarsi di segnare uno dei punti più tragicomici della sloganistica degli anni Sessanta, un esempio di rara stupidità, perché nulla poteva essere più lontano, e per fortuna diremmo (nonostante gli orrori della nostrana strategia della tensione).

Della Cina si sapeva pochissimo, ossia solo quello che voleva la propaganda (di Pechino), ma ritenersene immuni è tipico del laicismo fideistico di chi, dichiarandosi acerrimo nemico dell’Occidente, ostenta di preferire qualsiasi altra ipotesi di mondo (buona fortuna).

Non solo per loro sarebbe utile dare un’occhiata al corposo volume di Ian Johnson, vincitore del Premio Pulitzer, Scintille. Storia della Cina clandestina (l’editore è Neri Pozza), impegnato a ricostruire la storia – specie quella recente – di cronisti, scrittori, storici, filmmaker etc che tentano di opporsi alla propaganda del regime, ma soprattutto a mostrare come questo genere di conflitti implichi sempre e comunque una scrittura della storia passata per piegarla alle necessità del presente. Specie da parte di chi il potere di imporre la propria versione lo ha.

Ian Johnson, Scintille. Storia clandestina della Cina, Neri Pozza

Accade in maniera clamorosa nella Russia di Putin – al solito per noi, per il resto del mondo, con molte più ombre e zone oscure anche in Cina. I dissidenti, racconta Johnson, lavorano anche in quella direzione ma tutto questo – passi attraverso la ricerca di documenti occultati, segni materiali del paesaggio, samizdat, film e tutto quanto può ricavarsi nello spazio digitale – cambia di segno la storiografia stessa della Cina.

Johnson, che il Paese lo conosce bene grazie a lunghe frequentazioni, ha avuto modo di documentare l’attività clandestina dei suoi oppositori, tuttora assai attivi, considerati da Xi Jinping ermeneuti nichilisti della storia cinese – di più, nota Johnson, “nichilista” è il termine che il regime usa contro qualsiasi racconto del presente e del passato differente dal proprio.

Noi abbiamo già scritto della tragica storia del Grande Balzo in avanti; Johnson torna sugli anni tragici di Mao, dei 36 milioni di morti dovuti alla più grande carestia della storia umana. Ciò che è più interessante in questo lavoro è il passaggio dell’autore attraverso l’enorme territorio cinese, a partire dal nordovest in cui nacque il partito comunista, in compagnia dei suoi narratori che destrutturano il racconto del governo, come quello a giustificazione degli eccidi.

Valgano gli esempi dell’attivista Tan Hecheng che ricostruisce il massacro della contea di Dao: novemila persone gettate in cave di calcare e nel fiume Xiao, fatte a pezzi dai pesci, manco fossero pure loro in preda alla furia della Rivoluzione culturale. O i resoconti altrettanto impietosi sul governo maoista dello storico Gao Hua, o ancora i documentari della regista femminista Ai Xiaoming sul campo di lavoro di Jiabiangou.

L’attività antigovernativa oggi procede fra ovvie, enormi difficoltà, attraverso reti di persone che condividono contenuti via email, chiavette Usb e file Pdf. Sono giornalisti, insegnanti, lavoratori di ogni genere che rischiano di fare la stessa fine delle vittime dei loro racconti, altre volte costretti ad abbandonare le loro occupazioni perché soffocati dalle direttive di regime. L’internet delle loro comunicazioni si avvale poco dei canali social ufficiali, confida nelle reti Vpn per trasferire e condividere materiali scottanti per il regime.

Fra gli oppositori molti si ispirano a concetti valoriali assai cari alla tradizione cinese, quali la giustizia o la fratellanza giurata del “jianghu”. Altri sono stati in anni lontani sostenitori convinti del comunismo, e ricordano la storia analoga di Lin Zhao, la poetessa che dopo aver lavorato alacremente per le sorti tutt’altro che magnifiche del maoismo, pagò duramente il coraggio di averne riconosciuto e criticato le mostruosità.

In queste storie clandestine si riscrive anche l’intrico delle risoluzioni del partito, il tracciato dei passaggi di potere, come quello fra Mao e Deng Xiaoping, consapevole il secondo del disastro immane – non solo economico – della politica maoista ma deciso a non farne menzione, dichiarando sì l’apertura di una nuova fase ma facendo passare il principio che Mao doveva essere rispettato come fondatore della Repubblica.

Il compimento della sua operazione è però noto a tutti: Deng si fece intervistare da Oriana Fallaci che inutilmente provò a chiederli conto degli orrori della Banda dei Quattro – a capo dei quali v’era la moglie di Mao.

“Noi pensiamo che i suoi errori vadano messi al secondo posto, i suoi meriti al primo”, disse l’ineffabile nuovo leader cinese. Curioso che qualche rappresentante dell’attuale governo italiano ancora non gli abbia rubato la formula, con la mente a Predappio.

Michele Lupo

Ian Johnson
Scintille. Storia clandestina della Cina
Traduzione di Annalisa Di Liddo e Loredana Serratore
Neri Pozza
Collana I Colibrì
2024, 432 pagine
24 €

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