Arriva nelle sale cinematografiche italiane (soltanto nelle date del 15, 16 e 17 maggio) il docufilm Borromini e Bernini. Sfida alla perfezione, diretto da Giovanni Troilo – su soggetto di Luca Lancise – e prodotto da Sky e Quoiat Films.
A differenza degli altri titoli del progetto Grande Arte al Cinema, questo lungometraggio è dedicato all’architettura e non alla pittura. La formula con cui vengono presentati i protagonisti registra quindi degli inevitabili cambiamenti, il più evidente dei quali è l’ampliamento riservato alla parte recitata dagli attori (Jacopo Olmo Antinori è Borromini, mentre Pierangelo Menci interpreta Bernini).
Se di un pittore, infatti, possono essere mostrate decine e decine di opere, tra dipinti e disegni, la selezione di lavori di un architetto – per quanto prolifico – è decisamente più limitata. Inoltre le opere architettoniche sono per loro natura e dimensioni più complesse da filmare che non i quadri (mai come in questo caso le riprese aeree hanno un ruolo fondamentale).

Troilo e il suo team hanno fatto però un ottimo lavoro, confezionando un film molto interessante, tutto giocato sulla rivalità tra i due maestri del Barocco. Accompagnato da musiche originali create da Remo Anzovino il documentario ripercorre la vita e la carriera di Francesco Borromini (1599 – 1667), incrociando quest’ultima con quella di Gian Lorenzo Bernini.
Attivi e rivali nel centro della cristianità, i due si vedevano affidare e togliere commissioni e incarichi dal pontefice di turno. Così, tra un conclave e l’altro, le rispettive carriere vivevano fasi più o meno lunghe di successo e momentanei smacchi.
Tra riprese che ricordano sequenze de La grande bellezza di Sorrentino (ma anche la sua serie The Young Pope), giriamo per Roma con il naso all’insù per scoprire i segreti delle creazioni di Borromini, un lavoratore ossessivo che plasmava lo spazio aiutandosi con modellini in cera. Da San Carlo alle Quattro Fontane (o San Carlino), “manifesto di un’architettura completamente nuova” secondo la definizione dell’architetto Paolo Portoghesi a Sant’Ivo alla Sapienza, passando per la ricostruzione di San Giovanni in Laterano.

Portoghesi è una delle guide di questo percorso che, di tappa in tappa, si sofferma sulla cultura di Borromini (alla morte la sua biblioteca contava mille libri, un numero più che cospicuo per l’epoca), sul carattere, sulla “straordinaria capacità tecnologica” (per usare ancora le parole di Portoghesi), sui rapporti con i pontefici e i contemporanei, come Carlo Maderno e Virgilio Spada. Tra gli altri ciceroni citiamo almeno il critico d’arte inglese Waldemar Januszczak e Daria Borghese, professoressa della American University of Rome.
Inquieto e geniale, Borromini visse con insofferenza la rivalità con Bernini. Ebbe la sua stagione più fortunata sotto il pontificato di Innocenzo X Pamphilj, famiglia nemica dei Barberini che invece proteggevano Bernini. Un buon colpo lo segnò quando propose di far abbattere il campanile di San Pietro che minacciava la stabilità della basilica. Contro il parere della commissione istituita per studiare la soluzione, il papa gli diede ragione (ricordo che alla mostra su Bernini al Museo del Prado di Madrid era esposta una tela di Viviano Codazzi con veduta dell’esterno di San Pietro in cui campeggiavano due torri).
Ma Bernini sapeva muovere le sue pedine e in poco tempo poté godersi la rivincita. L’ammiriamo ancora oggi al centro di piazza Navona. È la celeberrima Fontana dei Quattro Fiumi, per la cui realizzazione Bernini non ebbe scrupoli a fare opera di autopromozione con Olimpia Maidalchini, cognata del papa.
Iniziava il declino di Borromini che non si sarebbe più ripreso. Prima rivolse la sua furia contro i propri disegni, in una sorta di “parricidio”, per finire ferendosi mortalmente con la spada. Ma i suoi capolavori gli sono sopravvissuti.
Saul Stucchi
Borromini e Bernini. Sfida alla perfezione
15, 16 e 17 maggio 2023