Infinite sono le vie che conducono alla scoperta di un libro. Io, per esempio, ho percorso circa duemila chilometri per approdare a “Il testamento dei fiumi” di Jesús Moncada, magistralmente tradotto in italiano da Simone Bertelegni per la casa editrice Gran Vía. E sono grato al caso – che, si sa, non esiste – per avermi fatto incontrare questo libro, davvero stupendo, così appassionante che lo consiglio senza remore a tutti voi.
Per scoprirlo non sarà necessario che prendiate l’aereo per atterrare a Santander e da lì discendiate fino al Mediterraneo seguendo il fiume Ebro, da fonte a foce, come ho fatto io. Anche se, in questo caso, vivreste con ancora maggior intensità le storie legate al fiume e al suo affluente Segre, coprotagonista fluviale del romanzo.
El matxo sirgava lentament per la riba dreta remolcant el llaüt. De tornada de Tortosa, ja prop de la vila, el Neptú remuntava l’Ebre amb una feixuga càrrega d’arròs i de terrissa.
Il mulo alava lentamente lungo la riva destra, rimorchiando il leuto. Di ritorno da Tortosa, ormai in vista del paese, la Neptú risaliva l’Ebro con un pesante carico di riso e argilla.
È la breve citazione riportata su un pannello didattico che a Riba Roja d’Ebre racconta la storia dell’Ebro come via di comunicazione dal XIII secolo fino al XX. Leggendo questo passo sono venuto a conoscenza del romanzo e del suo autore (nato a Mequinensa nel 1941 e morto a Barcellona nel 2005).
La nota del traduttore in calce a pagina 12 spiega cosa fossero i leuti, ovvero le leggere imbarcazioni a vela utilizzate per il trasporto di passeggeri e merci lungo i fiumi della Catalogna, ma anche in Provenza e in Liguria (il Museo delle Terre dell’Ebro di Amposta ne espone uno).
Moncada rievoca e ricostruisce, mescolando sapientemente storia e fantasia, un piccolo mondo neppure troppo antico (era l’altro ieri…) fatto di passioni e gelosie, amori e rancori, rituali e cerimonie, gerarchie, sgambetti e rese dei conti, con la lana del materasso a fare da termometro economico e indicatore di ascese e declini sociali.
“Il testamento dei fiumi” è una sorta di “Gattopardo” in salsa catalana che racconta storie di uomini e donne, barche e animali, con pennellate vivide e toccanti. Leggete questo abbrivio di capitolo, per esempio:
Sotto il ritratto del signor Jaume de Torres, sul quale l’olio di gomito dell’anno prima, dovuto all’invasione di polvere della casa di Llorenç de Veriu, aveva riaperto il foro di proiettile del 1914, le signore erano solite distillare il veleno dei pettegolezzi paesani o intessere compiaciute confabulazioni interminabili, intricate e malevole, tra un’inzuppata e l’altra di ciambelline di marzapane nelle tazze di cioccolata.
Pagina dopo pagina il lettore prende confidenza con i protagonisti di questo romanzo corale: da Arquimedes Quintana, anima del fiume, a mister Oliver Wilson, passando per la dispotica Carlota de Torres i Camps, il pittore Aleix de Segarra, Robert Ibars “meglio conosciuto come Nelson”, la maliziosa Estefania d’Albera, Feliça de Roderes, “sibilla rivierasca” di previsioni catastrofiche dal suo “balcone dell’Apocalisse”, il gigante Atanasi Costa, l’irresistibile Madamfransuà che fa la sua apparizione accompagnata da una vasca da bagno di zinco…
Le loro storie, spesso impregnate di sensualità, riemergono dal passato per dare vita a un flusso di ricordi (“una fiumana di pensieri”) che sciacqua via la patina lasciata depositare dalle miniere di lignite, come la polvere sollevata dall’abbattimento delle case del vecchio paese di Faió (Fayón), che verrà sommerso da due enormi invasi.
Testimonianze fedeli e apocrife si mescolano tra loro, tasselli di un puzzle colorato che mostra al lettore scioperi, lotte e rivendicazioni, i disastri della Guerra Civile, gli effetti positivi della prima guerra mondiale sull’economia dei fiumi, fatti privati che s’accavallano a eventi storici di portata europea, in un continuo andirivieni dagli anni Venti agli anni Settanta del Novecento, tra Monarchia, Repubblica e Franchismo.
Ne sono certo: amerete “Il testamento dei fiumi” e al termine della sua lettura sentirete ancora nelle orecchie il monito “Ricordate Arnau Terrer!”.
Saul Stucchi
- Jesús Moncada
Il testamento dei fiumi
Gran Vía
Traduzione di Simone Bertelegni
320 pagine, 17 €