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Voi siete qui: Teatro & Cinema » L’Atalante: un film del 1934 per iniziare bene il 2016

11 Gennaio 2016

L’Atalante: un film del 1934 per iniziare bene il 2016

Come iniziare bene il nuovo anno? Andate a cercare il film L’Atalante, mettetevi comodi e gustatevelo come fosse una buona torta della nonna…

Una scena del film L'Atalante di Jean VigoPoche pellicole hanno avuto una vita più travagliata di questa. Cominciamo. Il regista Jean Vigo, si appresta a girare questo suo secondo lungometraggio nel mese di dicembre del 1933. È già malato di tubercolosi e le riprese lungo gli umidi canali della Senna fanno peggiorare le sue condizioni.

Affida il montaggio al fido Louis Chavance e muore subito dopo l’arrivo nelle sale del film.

Ma siamo solo all’inizio. La casa distributrice, la Gaumont, prima che uscisse, aveva sottoposto l’opera a tagli vistosi (riducendone la durata da 89′ a 65′): mutata la colonna musicale e il titolo, lo aveva messo in circolazione come un filmetto romantico per famiglie; stette su tre settimane, e poi venne riposto nel cassetto.

A questo punto, il negativo originale scompare e le copie rimaste sono in pessime condizioni. Nel 1950 la “Cinèmathèque Française” eleva L’Atalante (con il titolo originale), a classico del cinema e si assiste a diversi tentativi di ricostruzione del materiale danneggiato.

La Gaumont decide finalmente di riparare agli errori commessi e procede al restauro del film. È fortunata, perché, negli archivi della televisione britannica, viene ritrovata una copia in buone condizioni. Siamo giunti al 1990 e l’odissea è terminata.

Jean Vigo, quando muore, ha 28 anni. Il padre, Miguel Almereyda (anarchico, agitatore, polemista), termina i suoi giorni in carcere, lasciando il figlio dodicenne. Jean appartiene a quel gruppo di artisti francesi che si erano innamorati dei princìpi della rivoluzione russa ed erano stati delusi dallo stalinismo che quei princìpi aveva mortificato.

La sua prima prova (Zero in condotta), viene censurata perché risulta troppo evidente la lettura anarchica e perché vengono schernite varie autorità. Nonostante ciò, il produttore Jacques-Louis Nounez (che già aveva finanziato la prima pellicola), gli offre una nuova possibilità con L’Atalante.

La storia, in apparenza, potrebbe sembrare una semplice storia d’amore. Jean, giovane capitano d’un battello, l’Atalante, si sposa con Juliette, una ragazza di campagna e la porta a vivere con sé. Ma, dopo un po’, Juliette, comincia ad annoiarsi e, suggestionata dai racconti del vecchio marinaio “Père Jules”, decide di scappare. Delusa dalla città, la ragazza vorrebbe tornare sul battello, ma scopre che il marito geloso l’ha abbandonata. Il vecchio marinaio la riporterà da Jean.

L’Atalante è un magico punto di incontro fra le esperienze avanguardiste e il cinema sociale. Filma una realtà che si nutre di un simbolismo ricercato raggiungendo momenti di altissima poesia. Resta sempre in bilico fra sogno e realtà, con alcune scene indimenticabili: scene che oggi risultano abbastanza “normali”, ma che allora rappresentarono una vera e propria rivoluzione di linguaggio.

A far diventare questa pellicola un cult, più che l’intreccio, sono stati diversi elementi. In primo luogo l’atmosfera che impregna i personaggi, poi la regia, ricca di movimenti e angolature molto particolari, il montaggio, il taglio documentaristico degli esterni, la sua aura avanguardistica, la recitazione degli attori.

Va infine citata la fondamentale collaborazione di Boris Kaufman, direttore della fotografia: sarà lui a raccontare che si lavorava giorno e notte, che le condizioni meteorologiche erano state esasperate: la nebbia veniva accentuata con il fumo artificiale, la pioggia resa più vivida da proiettori.

Questo capolavoro è stato un “punto di riferimento” per molti registi, da quelli della Nouvelle Vague (François Truffaut su tutti), fino ai surrealisti con Buñuel.

La sequenza onirico-surreale (Jean che si tuffa nel fiume e “vede” Juliette vestita da sposa), è senza dubbio la più familiare al pubblico italiano, poiché Enrico Ghezzi l’ha scelta come sigla del programma notturno Fuori Orario, sovrapponendovi la canzone Because the Night, interpretata da Patty Smith.

Nota: quando, alla prima uscita nelle sale, la Gaumont decide di tagliare diverse scene, introduce anche una nuova colonna sonora (che darà il titolo al film): “Le chaland qui passe”. È questa la versione francese della canzone italiana Parlami d’amore Mariù di Cesare Andrea Bixio, portata al successo da Vittorio De Sica.
L D S

L’immagine del film L’Atalante è presa da Wikipedia.

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