L’ha riassunta alla perfezione Daniele Saltarelli, sindaco di Castelgerundo, comune nato nel 2018 dall’unione di Camairago con Cavacurta, in provincia di Lodi: “una serata speciale”.
Davanti al folto pubblico convenuto nel parco del Municipio a Camairago ha introdotto lo spettacolo “Tutto il mio folle amore lo soffia il vento” dedicato a Pier Paolo Pasolini, ideato e diretto da Mino Manni.

Il sindaco ha ricordato il talento assoluto di Pasolini, la sua attenzione alle marginalità e l’importanza della “memoria operante”, tanto più sabato sera, 3 settembre, ricorrenza dei quaranta anni dalla strage di via Carini in cui trovarono la morte il Prefetto di Palermo, Generale Carlo Alberto dalla Chiesa, la moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente di scorta Domenico Russo.
Ma anche la ricchezza di sapori e colori delle piccole patrie dell’artista – per concentrare in una sola parola i suoi molteplici talenti – a cui il ristorante DiVino Bistrot ha dedicato un percorso di degustazione enogastronomica in tre tappe: dal Friuli Venezia Giulia (tortino e San Daniele) a Roma (crostata di visciole), passando per Cremona e Mantova (risotto con provolone piccante e mostarda di fichi).
L’urlo di Pasolini
Poi ha preso la parola lui, Pasolini, a cui Mino Manni ha prestato la voce. E che voce! Profonda, precisa e attenta (la voce che io e molti altri spettatori siamo abituati ad associare ai personaggi dostoevskijani. D’altra parte L’idiota è stato tra le letture che hanno segnato l’adolescenza di Pier Paolo. E la Roma pasoliniana di umiliati e offesi è gemella della Pietroburgo di Fëdor).
“È impossibile dire che razza di urlo sia il mio: è vero che è terribile — tanto da sfigurarmi i lineamenti rendendoli simili alle fauci di una bestia — ma è anche, in qualche modo, gioioso, tanto da ridurmi come un bambino”. Queste parole da Teorema hanno fatto da incipit a un’intensa carrellata nella ancora più intensa vita di Pier Paolo. Ad accompagnare Manni c’erano Silvia Mangiarotti (autrice degli arrangiamenti) al violino, Francesca Ruffilli al violoncello, Mattia Signaroldi alla chitarra e al canto Elisa Dal Corso.

Più di una volta mi sono ritrovato a osservare un gruppetto di ragazzini intenti a giocare sugli attrezzi ginnici, pochi metri dietro al palco. Presto si sono fermati, imbambolati davanti allo schermo dei loro smartphone: gabbia o specchio? Cosa avrebbe pensato Pasolini, assistendo alla scena? Come avrebbe superato quella che sempre più spesso appare – o ci viene fatta apparire – come una insanabile contrapposizione tra vita e cultura? Probabilmente li avrebbe invitati a fare un’improvvisata partita a pallone.
“Io sono un uomo antico, che ha letto i classici”. Certo. Ma altrettanto di sicuro un appassionato di sport, in particolare del calcio (splendide foto di Pier Paolo in pantaloncini e maglietta erano esposte alla mostra al Palazzo Ducale di Genova “Non mi lascio commuovere dalle fotografie”).
Una vita intensa
Dai brani selezionati da Manni sono emersi molti altri aspetti della vita e della carriera di Pasolini, non ultima la consapevolezza che aveva del proprio ruolo di intellettuale. E poi l’amore per la madre Susanna (“Supplica a mia madre”) e le lotte con il padre, il rapporto con il fratello Guido, morto a soli diciannove anni da partigiano con il nome di battaglia di Ermes, ucciso da altri partigiani dopo l’eccidio di Porzûs.

Musica e parole si alternavano, si intrecciavano e si mescolavano, a testimoniare la versatilità della produzione di Pasolini. Il titolo, per esempio, è il verso di una canzone scritta da Pier Paolo e interpretata da Domenico Modugno. Il primo brano cantato da Elisa Dal Corso è stato Febbraio. Il suo arrivo sul palco, di rosso vestita, è stato un vero colpo di scena, molto teatrale. Ha lasciato il segno, ma ancora di più la sua voce.
Altrettanto bravi i musicisti e lo stesso Manni che ha reso poetica la prosa di Pasolini. Che vita ricca! L’attore e regista alla fine dello spettacolo ha confessato la difficoltà dell’impresa di cucire in un testo coerente una selezione dalla sterminata massa di materiale prodotto da e su Pasolini. Manni è riuscito a mostrare ricchezza e varietà, profondità e religiosità (pur se PPP si diceva non religioso), curiosità e cultura di un uomo che ha scritto poesie e romanzi e canzoni ed elzeviri e articoli di denuncia e sceneggiature e tanto altro.
Allo stesso modo sarebbe difficile ripercorrere la “scaletta” dello spettacolo. Mi limito a menzionare velocemente quelle che possono essere considerate parole-chiave della vita di Pasolini: Casarsa e il “pre-mondo” del Tagliamento, lo scandalo per l’omosessualità e l’espulsione dal PCI, la fuga a Roma, Roberto Longhi, la Magnani, Fellini, Ninetto Davoli, Totò, la Callas…
E poi il celeberrimo articolo dopo i fatti di Valle Giulia (confesso che mi trovo sempre un poco a disagio al riguardo), Il Vangelo secondo Matteo, la canzone in romanesco Cristo al Mandrione (“Filame se ce sei Gesù Cristo, / guardeme tutta zozza de pianto, / abbi pietà de me!”)…
Aveva ragione il sindaco: “una serata speciale”.
Saul Stucchi
Foto di Giuseppe Rocca