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Voi siete qui: Europa » Impressioni cretesi: in viaggio con Marco Grassano

1 Ottobre 2019

Impressioni cretesi: in viaggio con Marco Grassano

Questo paesaggio cretese somigliava, così mi sembrò, alla buona prosa: ben lavorato, sobrio, esente da ornamenti superflui, forte e misurato. Esprimeva con i mezzi più semplici la sostanza. Non divagava, non accettava di utilizzare alcun artificio, alcuna retorica; diceva quello che aveva da dire in modo austero. Ma tra le sue linee severe potevi distinguere in questo paesaggio cretese una sensibilità e una tenerezza inaspettate – nelle cavità riparate dal vento profumavano i limoni e gli aranci, e dal mare sconfinato si riversava un’inesauribile poesia.”

(Nikos Kazantzakis)

Iraklio

La prima osservazione di mia figlia, appena sbarcati in aeroporto, riguarda le scritte in caratteri greci: “Mi sembra un incubo, come quando dovevo imparare a memoria i paradigmi verbali e li vedevo dappertutto” dice. Ciò che colpisce me è invece la sgargiante policromia delle insegne dei principali noleggi vetture, allineati lungo l’atrio.

Usciamo nel vento e nella luce. Il nostro autonoleggio (Caldera) è in un baracchino sul piazzale di fronte, assieme a tutti gli altri. Firmiamo le carte, paghiamo la quota di copertura assicurativa e prendiamo possesso di una Suzuki Celerio granata metallico. La piccola automobile si rivela facile e comoda da guidare. Con l’aiuto del navigatore, ci avviamo verso il centro, per raggiungere l’albergo e depositare i bagagli.

Un vicolo di Iraklio (Creta)

Ci immettiamo in una via di edifici a due piani, tozzi parallelepipedi con alla base attività commerciali fronteggiate da auto in precaria sosta. Svoltiamo a destra, dominando leggermente, dal nostro lato, un’area incolta costellata di capanni (per attrezzi, o per altro). Verso sinistra l’indicazione Κέντρο (Centro, ndr), che seguiamo. Verso destra, il cartello segnala invece Alicarnasso. Ester cita Erodoto, io Dionigi, anche se la città di entrambi era un’altra, omonima ma ben lontana da qui.

La strada è ora a due carreggiate doppie, bordate da tozze tamerici. Assecondiamo l’area mercantile del porto. Una rotonda a fontana con accanto vecchie costruzioni arcuate che costituiscono parte degli arsenali della Repubblica veneta. La citazione dantesca sorge spontanea: “Quale ne l’arzanà de’ Viniziani / bolle l’inverno la tenace pece / a rimpalmare i legni lor non sani…”. Altri antichi cantieri navali poco oltre. Ricordavo di averli fotografati passeggiando sulla lunga diga foranea a protezione della darsena per natanti turistici che ora abbiamo sulla destra.

Proseguiamo passando fra la celebre ouzeria Ιππόκαμπος (Ippocampo, ndr) e l’ampia tettoia trasparente che ospita i tavolini di una serie di locali. Subito dopo, il lungomare è stato parzialmente smantellato per riportare alla luce alcune rovine. A sinistra, una massiccia chiesa in pietra, puntellata da contrafforti e circondata da ennesime rovine. La zona della nostra pensione (Hotel REA) è questa, dietro il Museo Storico, ma il navigatore ci fornisce suggerimenti che non tengono conto dei sensi di circolazione. Ci infiliamo quindi nell’abitato imboccando una viuzza poco oltre. Parcheggiamo in maniera più o meno accettabile, in coda ad altre vetture, ferme accanto a una modesta area giochi.

Creta: un negozio di ortofrutta a Iraklio

Seguiamo, rimorchiando i nostri trolley, il marciapiede del lungomare. Il caldo, intenso ma asciutto e arieggiato, non infastidisce. Al Museo svoltiamo verso l’interno. Prendiamo ancora a destra, di fronte a un negozietto di frutta e verdura (ΟΠΩΡΟΠΑΝΤΟΠΩΛΕÍΟ) con parte della variopinta merce esposta a bordo via.

Dopo poche decine di metri notiamo un portoncino metallico che immette in un piccolo patio dalla pavimentazione chiara e dalle pareti tinta senape, con un tavolo bianco di plastica e sedie abbinate, magari per consumarvi la colazione. Lo circondano usci e finestre di camere. Penso che il nostro alloggiamento possa essere qui. Ma vediamo l’insegna – scritta bianca su sfondo grigio – sporgere dall’altro lato. Un paio di scalini; una porta di alluminio opaco, come in un condominio nostrano; un ingresso con alle pareti mappe arcaiche dell’isola e della città; altri due gradini; il banco della reception sulla destra.

Facciamo la nostra registrazione e passiamo in camera, subito dietro la portineria. L’apertura scorrevole del bagno, moderno e lustro, è accanto al lettino di Ester. Dietro la testiera del mio letto c’è invece la finestra, affacciata sul vicolo d’arrivo.

Il bar Utopia a Iraklio, Creta

La Fontana Morosini

Usciamo per portarci alla piazza della Fontana Morosini, raggiungendo rapidamente la via Χάνδακος (Chàndakos), pavimentata in piatti sampietrini rettangolari, e percorrendola pian piano. Ci sediamo, poco dopo, su comode poltrone grigie di vimini intrecciati, ai tavolini esterni del bar Μπυράδικο Ουτοπία, che curiosamente diffonde canzoni italiane: Battisti, Baglioni…

Ordiniamo frullati di frutti misti, spontaneamente dolci, e li sorbiamo con lenta voluttà. Ci portano anche, compresi nel prezzo, una bottiglia d’acqua e squisiti pasticcini locali di varia foggia. Su uno schermo in alto, fisso, il fotogramma in bianco e nero di qualche film anni Trenta.

Riprendiamo il percorso, costeggiando altri locali e fitte vetrine, tra cui, al numero 8, quella, all’apparenza nuovissima, della Βιβλιοπωλείο (libreria) Πολύγραφος, che mi riprometto di visitare in seguito per cercarvi qualche autore greco tradotto in una lingua a me comprensibile.

Mi piacerebbe comprare l’Odissea di Kazantzakis, in inglese o in francese, in attesa che esca la versione italiana di Nicola Crocetti, ma dubito si trovi ancora in commercio. Una fila di alberelli sulla destra. Dopo l’incrocio successivo, alberi più grossi e frondosi si allineano a sinistra.

La fontana Morosini a Iraklio (Creta)

Le attività di ristorazione debordano, riducendo il pur ampio spazio pedonale. Ecco, finalmente, la fonte dei leoni di pietra che sputano acqua nel bacino (mi ricordano quelli dell’Alhambra di Granada): Κρήνη Μοροζίνι, dice un cartello. “Guarda come hanno scritto il nome!” esclama mia figlia ridendo. “Lo hanno trascritto foneticamente: avessero messo il sigma, si leggerebbe Morossini” ribatto io.

Marco Grassano
Foto di M. Ester Grassano

Didascalie:

  • Vicoli, vetrine e insegne a Iraklio
  • Un negozio di ortofrutta
  • Il bar Utopia
  • La piazza con la fontana Morosini
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