Vorrei consigliare una lettura: Piccoli suicidi tra amici di Arto Paasilinna (Iperborea).
Smetto per un momento i panni di suggeritore cinematografico e mi butto nella letteratura. Nessuna paura: non parlo di un capolavoro, ma di un piccolo romanzo che aiuta a trascorrere del tempo senza preoccuparsi delle noie quotidiane e, probabilmente, riesce anche a strappare qualche sorriso.
Sì, perché la grande qualità di Paasilinna è quella di essere ironico (a volte anche troppo).
“Il più formidabile nemico dei finlandesi è la malinconia, l’introversione, una sconfinata apatia. Un senso di gravezza aleggia su questo popolo sfortunato, tenendolo da migliaia di anni sotto il suo giogo, tingendone lo spirito di cupa seriosità. Il peso dell’afflizione è tale da indurre parecchi finlandesi a vedere nella morte l’unico sollievo. La malinconia è un avversario più spietato dell’Unione Sovietica.”
Le prime righe del libro. Danno già un’idea di quello che ci aspetta andando avanti. La trama è piuttosto semplice.
Il primo personaggio che incontriamo ha preso la decisione di farla finita, ha acquistato una pistola e ha trovato un capanno ove porre in atto la sua risoluzione. Tuttavia, appena entrato, ha la sorpresa di trovarvi qualcuno che avrebbe voluto fare lo stesso. Per il momento rinunciano entrambi, ma, diventati amici, riflettono su quanto sia estesa la moltitudine degli aspiranti suicidi in Finlandia.
Da dati ufficiali nel piccolo Stato del nord Europa, ogni anno si uccidono 1500 persone su una popolazione di circa 5 milioni, mentre i reati anche gravi contro la legge non arrivano a cento (l’anno).
Basandosi su questi presupposti, pensano che sarebbe una buona idea quella di coinvolgere tanti altri e provare un suicidio di massa. Da qui in poi, comincia il racconto vero e proprio con una serie di avventure che portano il gruppo attraverso l’Europa in cerca del luogo giusto: sembra davvero un Grand Tour del macabro.

Non racconto altro per non spoilerare, ma il viaggio insieme crea poco alla volta una solidarietà inattesa e, dalla disperazione iniziale tutti i personaggi arrivano a un senso di comunità, a una curiosità verso quello che li circonda, fino a una qualche voglia di vivere.
“Korpela chiese ai passeggeri se avessero tanta voglia di morire da costringerlo a guidare ininterrottamente fino alla meta. Era stanco, aveva guidato da Kuusamo per centinaia di chilometri. Propose di passare quell’ultima notte bianca dormendo sull’altopiano disabitato. Nessuno degli aspiranti suicidi si oppose alla proposta del conducente. Per morire c’è sempre tempo.”
Paasilinna non giudica i suoi personaggi: li osserva con ironia, li lascia sbagliare, fino al punto di scoprire il vero se stesso. Nessuno di loro è un eroe: sono tutte persone normali con tutte le fragilità umane. Sono tutti costruiti con cura: c’è chi è schiacciato dalla solitudine, chi da un matrimonio fallito, chi da un lavoro che non sopporta più. Così, si potrebbe pensare che i vari Relkonen, Kemppainen o Helena Pausaari siano prodotti della società finlandese: invece, diventano poco alla volta lo specchio della società universale.
Alle prese con problemi di carte da bollo, di riscaldamento centrale e di pignoramento dei beni, i vari personaggi diventano senza dubbio veri.
Paasilinna si dimostra un maestro nel giocare con il paradosso e allora accade che la tristezza iniziale generi situazioni comiche, il desiderio di isolarsi porti alla nascita di una comunità e la voglia di sparire si trasformi in bisogno di essere ascoltati.
“Le prime estati Hekkinen aveva martellato con entusiasmo nella stiva, al buio, vedendo a stento il sole. […] Il suo salario veniva risucchiato dai lavori, e l’attività di insegnante di meccanica all’istituto professionale ne risentiva. […] Poi aveva iniziato a bere […] La famiglia aveva cominciato a prendere le distanze da quella pazzia. La moglie, alla fine, aveva chiesto il divorzio, se n’era andata portandosi via i figli.”
La scrittura del maestro finlandese è asciutta, senza sentimentalismi; non indugia in descrizioni particolareggiate, né in profonde introspezioni.
Oltre i simpatici protagonisti della vicenda, rimangono impressi nella mente del lettore i paesaggi nordici, ampi, silenziosi, perfetto contrappunto alla confusione emotiva dei personaggi.
Volendo tirare le somme ed esprimere un sintetico giudizio, Piccoli suicidi tra amici è un romanzo leggero solo a livello superficiale, perché affronta temi universali senza scadere mai nel banale e muovendosi spesso in equilibrio delicato tra ironia e tragedia.
Note e osservazioni
Durante la discesa dal nord Europa, si può ravvisare curiosamente lo stesso percorso che i soldati finlandesi avevano fatto sotto il comando di generali svedesi durante la Guerra dei Trent’anni.
Sono debitore della scoperta di Paasilinna alla signora Iperborea, vale a dire Emilia Lodigiani editrice che dal 1987 ha fatto conoscere in Italia la letteratura del nord Europa. L’ho conosciuta e ascoltata in un incontro a “Lampi. Duetti Culturali”, grazie al nostro direttore.
Chiudo con qualcosa di veramente curioso. Non c’entra molto con il libro di cui ho parlato ma, per i pochissimi che conoscano il gruppo musicale degli Squallor, mi piace affiancare al romanzo di Paasilinna, un pezzo (“Vacca”) assai simile nel contenuto.
L S D
Arto Paasilinna
Piccoli suicidi tra amici
Traduzione di Maria Antonietta Iannella , Nicola Rainò
Iperborea
Collana Gli Iperborei
2006, 288 pagine
17 €