Curata da Nicoletta Castellaneta e Ivan Quaroni (con l’assistenza di Anna Angelica Ainio), la mostra “Submariner” di Vanni Cuoghi si potrà visitare all’Acquario Civico di Milano dal 14 luglio al 12 settembre 2021. Io l’ho visitata in anteprima ieri e vado a raccontarvi quello che ho visto e sentito. Sì, perché ho avuto la fortuna di scambiare quattro chiacchiere con l’artista genovese (classe 1966) mentre ammiravo la sedici opere – tutte recenti, alcune inedite, realizzate durante la pandemia – esposte nella sala Giulio Pisa e in un ambiente lì accanto.
La mostra fa parte del programma “La Bella Estate”, organizzato dal Comune di Milano, ricco di eventi culturali, artistici e sportivi che si articoleranno fino al termine della stagione.

A inizio del percorso incombe la presenza monumentale, ieratica e un poco inquietante, dell’opera “Le due verità”. Realizzata in acrilico e marker su tela nel 2017 vi trova posto per affinità di tema: i tentacoli di questa Signora degli Animali o Potnia theròn (in realtà la moglie dell’artista…) rimandano infatti al mondo marino che ritroviamo nella serie “Fondali oceanici” in acrilico e china su carta. Di questa, la mia preferita è la numero 3, intitolata “Capodoglio Dente del Gigante”. Rimanda immediatamente a “Moby Dick”, il capolavoro di Melville che ho letto nei primi mesi di quest’anno, al ritmo di cinque pagine al giorno.

Pittura messa in scena
La seconda serie porta invece il titolo di “La messa in scena della Pittura”. Si tratta di composizioni che in qualche modo, mi spiegava Cuoghi, possono essere definite come “scatole narrative”. È infatti la definizione che ne dà il curatore Quaroni in un suo testo riprodotto su uno dei pannelli di sala:
Spesso le sue opere assumono (letteralmente) l’aspetto di vere e proprie scatole narrative in cui stranianti paesaggi sono compressi dentro una cornice spaziale rigidamente codificata che somiglia al palcoscenico di un teatro miniaturizzato. In questa pittura oggettuale, fatta non solo di elementi grafici, ma di collage e carta intagliata, l’artista cristallizza gli episodi apicali di un racconto aperto, suscettibile di molteplici interpretazioni. Un’uguale procedura compare anche nei dipinti di scala monumentale, come ad esempio la grande tela intitolata Le due verità (2017), dove sono le figure stesse a diventare ricettacoli di storie, accogliendo nel proprio corpo, o meglio nelle pieghe dei loro sontuosi e ipertrofici abiti, episodi narrativi che rimandano agli stilemi rappresentativi dei bassorilievi tardo-antichi o, addirittura, dei codici miniati medievali”.
Chiacchierando con me e con altri giornalisti Cuoghi ha sottolineato l’importanza del ruolo dell’osservatore nell’interpretazione delle opere. Ciascuno è libero di intravedervi rimandi, citazioni, echi. Alla massima libertà di espressione dell’artista corrisponde così la massima libertà interpretativa del visitatore.

Così gli ho menzionato alcune delle “evocazioni”, artistiche e culturali, che mi ispiravano le sue opere. La più forte mi è venuta dalla settima opera della serie, sottotitolata “Love letters in the sand”. La posizione della figura femminile (ancora la moglie?) e la fantasmagorica scenografia che la incornicia mi hanno subito fatto pensare al “San Girolamo nello studiolo” di Antonello da Messina. Conveniamo che è una delle opere preferite di entrambi. E quella massa rossa al centro della composizione è un chiaro rimando al presunto “Autoritratto” di Jan van Eyck (“Ritratto di uomo con un turbante rosso”), conservato nella stessa National Gallery di Londra.
E allora parliamo di pittura nordica, ma anche di Beato Angelico: “Ah, il Museo di San Marco!”, esclama, mentre gli dico che ho freschi negli occhi ori e splendori del convento, ora museo fiorentino.
Inneschi narrativi
Le figure umane sono volutamente fuori scala. Costituiscono una sorta di deviazione per confondere le idee all’osservatore. Le sue nascono soprattutto in mezzo alla gente. Per esempio considera il supermercato come una fucina di idee incredibili. Gli inneschi narrativi nascono dal quotidiano.
Nella serie “La messa in scena della Pittura” Cuoghi, che ha un passato di scenografo, ne ribalta il processo. Parte infatti dalla composizione di una scenografia sul piano di lavoro – spesso la scrivania (in alcune opere si può riconoscere il suo computer portatile, con tanto di schermo) – per arrivare al bozzetto. Questa scenografia è realizzata con modellini di ritagli da riviste, a cui ha incollato dei piedini per farli rimanere dritti. Poi ha dipinto (ad acrilico e olio su tela) quello che aveva davanti agli occhi. Nessun collage, dunque. Eppure c’è tanto Luzzati, osservo.
“Non solo”, mi conferma. “C’è anche la tradizione genovese dei presepi di carta“. I presepi sono una sua passione: ciascuna composizione, in effetti, può essere vista come un presepe laico. Nella sua città chi non poteva permettersi le statuine dei personaggi ne disegnava le sagome per poi colorarle e ritagliarle. Cuoghi ha fatto tesoro di questa tradizione, così come della pittura nordica e dell’arte metafisica di de Chirico. In quella che è stata – finora – la mia settimana più intensa dell’anno ho visitato numerose mostre, tra cui “Picasso, de Chirico, Dalí. Dialogo con Raffaello” allestita al MART di Rovereto. Ecco, le composizioni di Cuoghi sono in qualche modo figlie delle Piazze d’Italia di de Chirico.
Il biglietto d’ingresso alla mostra comprende anche la visita all’Acquario Civico: non perdetevi dunque questa preziosa occasione. E segnatevi in calendario l’appuntamento del 3 settembre, quando verrà inaugurata l’installazione diorama dedicata al Capitano Nemo.
Io, per allora, spero di aver letto “Ventimila leghe sotto i mari”. Sono curioso di vedere come Cuoghi ri-creerà il Nautilus del Capitano e se darà spazio alla biblioteca del Capitano, sulla quale si è soffermato Alberto Manguel nel suo recente “Mostri favolosi”.
Come vedete, “Submariner” è una mostra che suscita tanti e interessanti cortocircuiti culturali.
Saul Stucchi
Didascalie:
Vanni Cuoghi
- Le due verità (2017)
Acrilico e marker su tela, 310×210 cm - Fondali oceanici 3. Capodoglio Dente del Gigante (2021)
Acrilico e china su carta, 62×46 cm - Love letters in the sand (La messa in scena della Pittura 07) (2019)
Acrilico e olio su tela, 45×45 cm
Vanni Cuoghi. Submariner
Informazioni sulla mostraDove
Acquario CivicoViale G. Gadio 2, Milano
Quando
Dal 14 luglio al 12 settembre 2021Orari e prezzi
Orari: da martedì a domenica 10.00 – 19.00Biglietti: intero 5 €; ridotto 3 €
Il biglietto comprende la visita all’Acquario