Dal 24 marzo al 30 settembre 2018 al Museo del Paesaggio di Verbania si potrà visitare la mostra Armonie verdi. Paesaggi dalla Scapigliatura al “Novecento”, curata dalla storica dell’arte Elena Pontiggia e da Lucia Molino, responsabile della Collezione Cariplo che insieme allo stesso Museo del Paesaggio rappresenta il bacino da cui le curatrici hanno pescato la selezione delle opere esposte, in tutto una cinquantina.
Il percorso si articola in tre sezioni: la prima raccoglie quadri riferibili ai movimenti di Scapigliatura, Divisionismo, Naturalismo e Realismo. Segue poi la tappa dedicata agli artisti del Novecento Italiano, per finire con la sezione che si concentra sui movimenti successivi al “Novecento”. Oltre ad essere un’ottima occasione per vedere la raccolta di opere dello scultore Paolo Troubetzkoy conservate nel Museo e per ripassare la storia dell’arte italiana della prima parte del secolo scorso, l’esposizione consente di visualizzare tre distinti momenti del pensare artisticamente la natura. E le differenze non sono poche!
Ma cominciamo dal titolo: “Armonie verdi” riprende il titolo di un’opera di Pietro Fragiacomo dipinta nel 1920. Attenzione alle virgolette che rinchiudono il termine “Novecento”, messe a identificare il movimento pittorico iniziato tra gli altri da Mario Sironi e non il secolo.
Nella conferenza stampa di presentazione Elena Pontiggia l’ha definita una mostra di approfondimento, soffermandosi sulle differenti concezioni del paesaggio nell’ampio periodo storico tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento preso in esame.
Se gli Scapigliati dipingono la natura con l’aria, con la leggerezza del fiato, per il “Novecento” la natura è qualcosa di luminoso. Ma dopo la prima guerra mondiale le cose cambiano radicalmente. I Futuristi odiano la pittura di paesaggio, mentre l’interesse della Metafisica risiede nell’enigma, non certo nella natura.
Nel saggio introduttivo del catalogo (pubblicato da Silvana Editoriale), la Pontiggia cita il passaggio di uno scritto di Massimo Bontempelli che qui riproduciamo:
Prima della guerra c’erano le parole sensibilità, dinamico, musicale; oggi invece le pietre basilari del vocabolario critico sono costruito, corposo, architettura.
Le opere selezionate per la terza sezione, riferibili agli anni Trenta, mostrano che i tempi si sono fatti nuovamente incerti e inquieti. È forse un ritorno all’Ottocento? No! È qualcosa di radicalmente diverso. Ora gli artisti dipingono con un senso di ansia, non certo con la leggerezza del fiato degli Scapigliati. A prevalere è un indefinito senso di provvisorietà e precarietà, ben rappresentato da Temporale o Tempesta di Filippo De Pisis (1933).
Se la natura è la protagonista della mostra (sia detto en passant, la Brianza è irriconoscibile: quantum mutata ab illa!), la presenza umana è di volta in volta nulla, come nel quadro Le gelide acque del lago di Märjelen di Carlo Cressini o in Pioppi di Michele Cascella; insignificante, come in Cascata del Toce in Valle Formazza di Federico Ashton, dove appena s’intravede un pastore in miniatura, ai piedi della cascata; o meno spesso centrale, come nel gigantesco Alla vanga di Arnaldo Ferraguti, un’ode alla fatica dei campi che ha il respiro corale de Il quarto stato di Pellizza da Volpedo.
Di sala in sala i visitatori hanno modo di soffermarsi con agio sulle opere, ben distanziate tra loro; molte didascalie presentano un codice QR che letto da un’apposita applicazione del proprio smartphone rimanda alla descrizione del quadro pubblicata sul sito ArtGate di Fondazione Cariplo.
Oltre alle opere già citate, segnaliamo almeno il bel trittico di Cesare Maggi, composto da Mattina d’inverno engadinese (1908), Neve in Engadina (1908) e Nevicata (1911); Strada in pianura di Giovanni Battista Costa, Il governo dei cavalli di Anselmo Bucci (che fa pensare a Il defilé – Cavalli da corsa davanti alle tribune, esposto nella mostra di Degas a Torino di qualche anno fa), La passeggiata di Mario Tozzi, Felicità – Guardando in alto di Aldo Carpi e il confronto diretto tra il Lago Maggiore di Francesco Gnecchi e quello di Lorenzo Gignous messo in apertura di percorso.
Non vanno tralasciati, naturalmente, Paesaggio di Lavagna di Umberto Lilloni, uno dei protagonisti del Chiarismo, il movimento nato nei primi anni Trenta a Milano attorno al critico Edoardo Persico e Il lago di Mario Sironi, datato 1926, a proposito del quale la Pontiggia scrive:
Non ha nulla di grazioso o di pittoresco, nulla di quella visione cartolinesca con vele che dondolano sull’acqua e nuvole sospese nel cielo che Sironi detestava. È il frammento di un mondo senza tempo, immobile, in cui lo smalto blu della superficie è incastonato in una chiostra altrettanto immobile di montagne.
Saul Stucchi
Didascalie:
- Francesco Gnecchi
Fondo Toce (Lago Maggiore) o Il Sempione dal Lago Maggiore, 1884
Olio su tela, cm 75,5 x 149
Gallerie d’Italia - Mario Sironi
Il lago, 1926
Olio su tela, cm 50 x 57,5
Collezione privata - Umberto Lilloni
Paesaggio di Lavagna, 1934
Olio su tela, cm 60 x 70
Fondazione Cariplo
Dal 24 marzo al 30 settembre 2018
Armonie verdi. Paesaggi dalla Scapigliatura al “Novecento”
Orari: da martedì a venerdì 10.00-18.00
Sabato, domenica e festivi 10.00-19.00
Biglietti: intero 5 €; ridotto 3 €
Il biglietto comprende la visita alla Gipsoteca Troubetzkoy
Museo del Paesaggio
Palazzo Viani Dugnani
via Ruga 44
Verbania
Informazioni:
Tel. 0323.557116
www.museodelpaesaggio.it