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Voi siete qui: Teatro & Cinema » Recensione del “Julius Caesar” di Dual Band a Milano

29 Marzo 2026

Recensione del “Julius Caesar” di Dual Band a Milano

Alle 18.00 di stasera, domenica 29 marzo, andrà in scena la terza e ultima recita del Julius Caesar di William Shakespeare nell’allestimento della compagnia Dual Band, in lingua originale (con i sovratitoli in italiano). A firmare la drammaturgia e la regia è Anna Zapparoli che interpreta anche il ruolo del titolo. Non dico il protagonista perché Cesare non è il personaggio principale del play.

Ho già raccontato, sempre qui su ALIBI, la mia passione per quest’opera: come mi è nata e dove mi ha portato negli anni che ormai si declinano in decenni, come al teatro romano di Mérida in Extremadura. L’ho visto recitato a Lisbona nel primo allestimento portoghese dopo la caduta della dittatura; rappresentato nel Foro romano dell’Urbe con Riccardo Polizzy Carbonelli – più noto come il dottor Ferri della serie TV Un posto al sole – nel ruolo di Cesare; vent’anni fa nel teatro romano di Verona con Franco Branciaroli e dieci anni dopo con Maria Grazia Mandruzzato nella parte del dittatore; a Bologna il Cesare fatto a pezzi di (e da) Remo Castellucci; al cinema nella versione carceraria dei fratelli Taviani…

Quello visto ieri non è stato il mio primo Julius Caesar in inglese: anni fa (2018) andai a Londra per assistere allo spettacolo diretto da Nicholas Hytner, allestito al Bridge Theatre, con David Morrissey come Mark Antony. Ho apprezzato alcuni punti di contatto con quella versione, a cominciare dalla partecipazione del pubblico, invitato a recitare la parte della plebe romana.

Non avevo mai visto, però, un Giulio Cesare in una location come quella del Cielo sotto Milano: il mezzanino del passante ferroviario di Porta Vittoria. Così non potevo non apprezzare la straordinaria lungimiranza del Bardo che fa immaginare ai cesaricidi la ripetizione del loro atto in lingue e contesti ancora non esistenti: uno dei riferimenti metateatrali più celebri della storia del teatro occidentale.

L’onnipresenza di cappellini rossi svela, senza che se ne faccia parola, a quale “Cesare” guardi questo allestimento. Lo stesso dicasi per la musica che ripete lo slogan Make Rome Great Again…

Ho fatto la mia parte applaudendo con un poco di imbarazzo (odi profanum vulgus, et arceo) le apparizioni di Cesare e del suo codazzo. Ho invece applaudito con convinzione al termine della recita dello spettacolo che posso annoverare tra le mie versioni preferite, quindi vi consiglio di non perdervi quella di stasera.

Mi sono piaciuti tutti gli interpreti di questo cast per la maggior parte femminile (ma ricordo un Otello solo di attrici, con una superba Federica Fracassi come Jago). In particolare ho apprezzato il Cassius di Valentina Scuderi, come quando sussurra i nomi di Bruto e Cesare nella scena della pesatura simbolica. A proposito di Jago: Cassio ne è quasi la versione positiva, come motore del plot e istigatore. Ma qui come là finirà male per sobillatore e sobillato, Jago/Cassio e Otello/Bruto.

Mi ha colpito il Caesar della Zapparoli, imitazione dannatamente somigliante all’originale: molto intensa la scena del racconto del sogno della statua insanguinata e altrettanto quella della fermezza da Northern Star, con gli imminenti cesaricidi inginocchiati ai suoi piedi, mentre il passaggio di un treno faceva tremare il pavimento.

Ma soprattutto mi ha sorpreso l’Antony (davvero un “Marcantonio” come è stato detto nell’introduzione allo spettacolo) di Beniamino Borciani: nella celeberrima orazione funebre ha avuto tempi perfetti, sguardi e gesti calibratissimi. E se la giocava con Marlon Brando, tra gli altri…

E poi il Lucius della giovane Luna Martusciello: servitore fedele e trasognato, coinvolto ma non sepolto nel crollo del mondo del suo signore.

La recita in inglese permette di apprezzare le allitterazioni del testo originale e i giochi di parole, come il brutish beasts riferito ai compagni di Bruto. Ben studiata l’illuminazione, in particolare nella scena che oppone Antonio ai cesaricidi in una macchia rosso sangue. Belli gli inserti video che richiamano folle nel panico e famosi casi di omicidi politici.

Lo spettatore ha modo di riflettere sul presente – e preoccuparsi per il futuro – mentre Cesare si fa un selfie con uno di noi, Antonio gestisce le liste di proscrizione con un database sul portatile e Bruto riflette sulla tempistica delle occasioni (There is a tide in the affairs of men… una sentenza che pesa quanto quella amletica sulla caduta di un passero) senza accorgersi che lui ha perso la propria alle Idi di marzo. Il più nobile dei Romani si è rivelato un cattivo politico, rimasto a metà del guado tra Antonio e Cassio (per certi versi vale anche per il populismo perdente di Antonio, schiacciato tra quei titani che sono Cesare e Ottaviano poi Augusto).

Mentre urlavo insieme agli altri “No Kings!” per poi passare in pochi minuti al “Read the will!” (Leggi il testamento!), pensavo a quanto sia potente e coinvolgente il teatro di Shakespeare. Anche senza bisogno di finire sul palcoscenico con Mario Pirrello / Amleto, come mi è accaduto l’anno scorso al Carignano di Torino.

Saul Stucchi

Julius Caesar

di William Shakespeare
Drammaturgia e regia di Anna Zapparoli
Musiche di Mario Borciani
Impianto scenico e videomaking di Beniamino Borciani
Costumi di Anna Zapparoli e Beniamino Borciani
Con Benedetta Borciani, Beniamino Borciani, Valentina Scuderi, Alexandro Sentinelli, Zapparoli
Mapì Verona, Luna Martusciello, Maya Vergani, Noà Vergani
e i partecipanti al workshop della Dual Band “Romans & Countrymen”

Informazioni sullo spettacolo

Dove

Il Cielo sotto Milano
mezzanino del passante di Porta Vittoria
Viale Molise, Milano

Quando

Dal 27 al 29 marzo 2026

Orari e prezzi

Orari: venerdì 27 marzo 20:30
Sabato 28 marzo 20:30
Domenica 29 marzo 18:00

Biglietti: intero 16 €; ridotto 12 €

Maggiori informazioni

Sito web ufficiale:

www.ladualband.com

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