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Voi siete qui: Biblioteca » “Abbecedario ucraino II”: dal medioevo a Chernobyl

22 Aprile 2021

“Abbecedario ucraino II”: dal medioevo a Chernobyl

Ho riletto la mia recensione del primo volume prima di intraprendere la scrittura di questa, dedicata ad “Abbecedario ucraino II” di Massimiliano Di Pasquale, anch’esso pubblicato da Gaspari Editore, sempre nella “Collana Storica”.

L’ho fatto per rinfrescarmi la memoria sui temi affrontati nel tomo precedente e per verificare quali fossero le eventuali differenze. Il confronto dimostra che l’autore ha mantenuto la formula e la cura nella ricerca e nell’esposizione, ma ha deciso di imprimere una più marcata differenziazione nello stile e nel taglio dei singoli lemmi, con l’evidente proposito di rendere ancora più interessante la lettura.

Massimiliano Di Pasquale, Abbecedario ucraino II, Gaspari

Presentare al pubblico italiano, in buona parte privo di coordinate storiche, geografiche e sociali sull’Ucraina, una selezione di lemmi (22 qui, 19 nel precedente) ovvero di chiavi per interpretare un mondo così variegato è senza dubbio un’impresa ardua. Tanto più lodevole, dunque. Si esce dal volume (dal dittico, meglio ancora: che il lettore non lasci scompagnato il volume che ha già!) come da un corso accelerato di civiltà ucraina, dove per “civiltà” intendiamo l’insieme di tutte le coordinate sopra menzionate e altre ancora, a cominciare da quelle religiose e letterarie.

Fornire informazioni, ricostruire la storia non per capitoli successivi ma per “carotaggi” di movimenti e personalità di spicco, offrire una panoramica delle culture dell’Ucraina sono soltanto alcuni degli obiettivi di Di Pasquale. È infatti evidente il suo proposito di combattere le narrative di disinformazione che fanno parte dell’armamentario per la guerra ibrida utilizzato dal Cremlino. Nella sua prefazione Marta Dyczok della University of Western Ontario (Canada) riconosce che l’opera di Di Pasquale “aiuta a dissipare miti che vengono presentati come verità”.

Bandera fa per sé

Già dal primo lemma, dedicato all’Autocefalia, si ha contezza della complessità del tema che solo per inevitabile semplificazione qui chiamiamo “Ucraina”. Le voci, come anticipavo sopra, sono tra loro molto diverse, non soltanto per argomento ma anche per taglio e per dimensioni. Quella su Stepan Bandera si dipana per oltre trenta pagine (un saggio a sé!) mescolando elementi da spy story alla Le Carré ad approfondimenti di carattere storico e politico. Personaggio assai controverso ed enigmatico, dalla vita movimentata e dalla morte tragica e misteriosa: ben cinque sono le teorie sul suo assassinio!

Statua dell'etmano Ivan Mazepa a Chernihiv. Foto di Massimiliano Di Pasquale

Ivan Franko deve invece “accontentarsi” di poco più di una pagina. A proposito: sapete già chi furono Bandera e Franko? Vi dico solo che al secondo Di Pasquale non lesina gli elogi: “straordinario intellettuale enciclopedico”, “guida spirituale”, “uno dei più lucidi intellettuali di fine ‘800”. Piuttosto stringato, ma comunque intenso, anche il lemma sullo scrittore Bulgakov.

Nelle quasi duecento pagine del libro si fa un viaggio nel tempo per scoprire come l’Ucraina è arrivata al fatidico 1991. Se Abbecedario ucraino I si concentrava sul quarto di secolo intercorso tra l’anno dell’indipendenza e il 2018, il secondo volume ha il compito di illustrare al lettore come il paese è giunto a quell’appuntamento con la Storia. Nei secoli precedenti è successo di tutto. In gran parte avvenimenti drammatici, quando non tragici.

Terra di appetiti altrui

Se già nella nota d’apertura l’autore sottolinea il “ruolo di mediazione che l’Ucraina ha sempre ricoperto tra mondo occidentale e universo slavo di matrice bizantina”, nelle pagine che le vengon dietro il paese è preda degli appetiti dei vicini (ma non solo) e teatro di battaglie, guerre, razzie, eccidi (come quello di Babyn Yar nel 1941) e spostamenti in massa. Tra polonizzazione, ucrainizzazione, neostalinizzazione e doppiogiochismo alla tedesca… Quando l’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini si scinde in OUN (B) e OUN (M), la Germania si mette a giocare su entrambi i fronti, privilegiando di volta in volta i sostenitori di Bandera (B) e quelli di Melnyk (M).

Zmiyivka (foto di Massimiliano Di Pasquale)

A turno, o più spesso contemporaneamente, Berlino, Vienna, Varsavia ma soprattutto Mosca vogliono dire la loro, cioè imporla. Ne hanno fatto le spese milioni di Ucraini. Le pagine più drammatiche sono quelle dedicate alla tragedia del Holomor, la carestia artificialmente e criminosamente provocata da Stalin per sterminare i contadini ucraini (Stalin vedeva nell’Ucraina il punto debole del potere sovietico). Questo è il lemma centrale, non soltanto nella disposizione del libro, ma anche nel dibattito storiografico.

La Grande Fame

Rispondendo alla domanda su quali siano state le fratture che la Grande Fame ha prodotto nella società ucraina, la professoressa Oxana Pachlovska, tra altri effetti, mette in evidenza la “componente psicanalitica” e collega quella tragedia al disastro nucleare di Chornobyl (Chernobyl).

La famigerata «legge delle cinque spighe» prescriveva la fucilazione di chi raccoglieva sul campo qualche spiga. E innanzitutto erano le donne, le madri che così tentavano di salvare i loro figli morenti. In quel senso il Holodomor è stato anche un epocale matricidio, assassinio della madre e della Madre Terra, Gaia, lo svuotamento della fonte stessa della vita. In qualche misura la catastrofe di Chornobyl è stata una diretta conseguenza di questo disprezzo per la Terra e per la vita”.

Ai lavori, anche recentissimi, di studiosi internazionali Di Pasquale aggiunge e mescola approfondimenti e ricordi personali di viaggi e incontri, che siano persone comuni o intellettuali come il germanista Petro Rychlo e il giornalista Ihor Burkut (sì, anche tra i giornalisti si nasconde ancora qualche intellettuale, perlomeno in Ucraina…).

Museo Shistdesiatnyky. Foto di Massimiliano Di Pasquale

A volte, per avvicinare il lettore al mondo ucraino, l’autore o le sue fonti ricorrono a definizioni che abbinano luoghi e personaggi di quel paese a corrispondenti esteri universalmente più noti. Per esempio: la Galizia si è assunta storicamente il ruolo di Piemonte ucraino, mentre Drohobych può essere considerata la Pennsylvania della Galizia. Il cimitero Lychakivskyi è il Père Lachaise d’Ucraina, il Principe Rosso (chi era costui?) fu una sorta di Robin Hood, Mazepa il Bismarck ucraino (il suo segretario lo chiamava “Machiavel”) e Khmelnytskyi il Cromwell.

Un mosaico complesso

“Abbecedario ucraino” – il volume secondo come il primo – non è un libro per chi ami le semplificazioni. La realtà è complessa, ce lo insegna la vita di tutti i giorni e, se ce ne fosse bisogno, al lettore lo ricorda la vicenda dell’eterogenea galassia cosacca. In Ucraina neppure i Cosacchi costituirono un bel “tutt’uno” monolitico! Si dividevano invece in almeno tre categorie: “Cosacchi Zaporogi”, “Cosacchi registrati” e “Cosacchi cosacchi”, i duri e puri. Queste pagine ricordano quelle iniziali del “De bello gallico” di Giulio Cesare, quando lo storico si fa etnografo.

C’è ancora moltissimo d’altro. Dal “Cardinale Grigio” della politica ucraina al “Suocero d’Europa”, da Leopoldo Von Sacher-Masoch a Giorgio Scerbanenco, passando per Gregor von Rezzori e Bruno Schulz. E poi le “affinità e divergenze” tra Gogol (Hohol) e Taras Shevchenko.

“Abbecedario ucraino”, dotato di un bell’apparato fotografico (l’autore è fotogiornalista) e di un “piccolo (ma neanche tanto, ndr) dizionario cronologico della storia e della cultura ucraina dalla Rus di Kyiv fino all’indipendenza del 1991”, è un libro ricco di pagine tragiche, ma non mancano informazioni di tono più leggero.

Sapevate che a Kolomiya c’è il “Museo delle Pysanky”, ovvero le uova di Pasqua dipinte a mano? Che le spoglie di Yaroslav il Saggio sono forse nascoste dall’altra parte del mondo, a Brooklyn? Che Russi e Ucraini non riescono a mettersi d’accordo nemmeno sulla sua effigie?

Ucraini e russi considerano Yaroslav il Saggio come uno dei più importanti governanti dell’epoca medievale. L’immagine del principe compare sulle banconote di entrambi gli stati. Ma mentre nella banconota ucraina da 2 hryvni Yaroslav viene ritratto con i baffi secondo la tradizione del principe Sviatoslav e dei cosacchi ucraini, nell’iconografia russa il principe porta una barba simile a quella di Ivan il Terribile e degli zar moscoviti dell’epoca”.

Insieme al primo, questo secondo volume di “Abbecedario ucraino” consente al lettore di avvicinarsi a questo “paese poliedrico dalle infinite sfaccettature”.

Saul Stucchi
Foto di Massimiliano Di Pasquale

Didascalie:

  • Statua dell’etmano Ivan Mazepa a Chernihiv
  • Zmiyivka
  • Museo Shistdesiatnyky a Kyiv: dissidenti degli Anni Sessanta

Massimiliano Di Pasquale
Abbecedario ucraino II
Dal medioevo alla tragedia di Chernoby
l
Gaspari
Collana Storica
2021, 222 pagine
20 €

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