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Voi siete qui: Biblioteca » “Il più crudele dei mesi”: Gigi Riva al Gabbiano di Vimercate

9 Maggio 2022

“Il più crudele dei mesi”: Gigi Riva al Gabbiano di Vimercate

Quella di ieri è stata una domenica particolare per il sottoscritto. Di mattina ho pubblicato qui su ALIBI Online la recensione del docu-film “Tutankhamon. L’ultima mostra” che arriva nelle sale proprio oggi (sarà in programmazione soltanto fino a mercoledì 11 maggio). Per le successive tre ore ho lavato piatti. Sbaglierei di poco – e forse per difetto – affermando di aver lavato la metà delle stoviglie dei 400 coperti nei due turni del pranzo alla Sagra dell’Asparago Rosa di Mezzago organizzata dalla Pro Loco (quella di quest’anno è l’edizione n. 62). Il lavoro in realtà non era ancora finito quando ho dovuto lasciarlo per andare a Vimercate.

Gigi Riva e Giorgio Vincenzi alla Libreria Il Gabbiano di Vimercate (foto di Saul Stucchi)

Alla Libreria Il Gabbiano si è tenuta dalle ore 17.00 la presentazione del libro “Il più crudele dei mesi. Storia di 188 vite” di Gigi Riva, pubblicato da Mondadori nella collana Collezione Strade Blu. A dialogare con Riva (no, non quel Gigi Riva, ma il giornalista, romanziere e sceneggiatore) Giorgio Vicenzi del Gabbiano.

Il dovere della memoria

Attraverso 188 microstorie l’opera narra una comunità ricchissima da molti punti di vista: umano, sportivo, sociale e culturale. “Sarebbe bello che ogni comunità avesse un libro così”, ha esordito Vicenzi. Sì, ha confermato l’autore, raccontando che diverse persone gli hanno scritto per chiedergli di fare lo stesso lavoro di memoria che ha fatto su Nembro. Lui però ha cortesemente declinato gli inviti.

Ha potuto raccontare Nembro perché lì è nato (nel 1959) e pur avendo lasciato la cittadina a vent’anni, le è sempre rimasto legato. “Come ha detto qualcuno, se conosci bene il tuo metro quadrato, conosci il mondo”. Conosceva personalmente quasi tutte le 188 vittime del Covid decedute nei primi due mesi della pandemia.

Gigi Riva e Giorgio Vincenzi presentano "Il più crudele dei mesi" alla Libreria Il Gabbiano di Vimercate (foto di Saul Stucchi)

L’ha sentito quasi come un dovere scrivere questo libro che racconta tutte le fasi del fenomeno: quella di incredulità, la paura, il sentirsi come degli untori… Il complimento più bello che gli è stato fatto è il giudizio secondo il quale il libro non è mai triste, nonostante parli di quasi duecento morti. Il libro racconta soprattutto di persone anziane di 70/90 anni, ovvero la scomparsa della generazione che aveva ricostruito l’Italia dopo la Seconda guerra mondiale.

Ha ricordato un paio di date: il 19 febbraio 2020 venne registrato il primo caso a Codogno (il famoso Paziente 1). Il 23 febbraio è stata invece la data fatale per Bergamo e Nembro, con la chiusura dell’ospedale di Alzano Lombardo, riaperto dopo tre ore. Nessuno sapeva cosa fare e come comportarsi, anche tra lo stesso personale medico. E poi ci fu lo scontro tra le autorità sanitarie locali, contrarie alla riapertura dell’ospedale di Alzano, e quelle regionali che invece la imposero.

Colti di sorpresa

Vicenzi si è soffermato sulla babele di linguaggi che si mescolarono in quei mesi: quello della scienza, quello della politica e quello dell’economia. Quello della scienza era l’ultimo a essere considerato. Riva ha risposto che anche gli scienziati hanno avuto la loro parte di responsabilità, tenendo spesso un linguaggio ambiguo. Vi ricordate? Era difficile trovare due virologi, due esperti che dicessero la stessa cosa.

Gigi Riva, Il più crudele dei mesi, Mondadori

Tutti siamo stati colti impreparati, un po’ perché venivamo da un secolo senza pandemie, almeno in questa parte di mondo (l’ultima fu la terribile Spagnola), un po’ perché confusi da allarmi di altre minacce come Ebola e Sars. Paradossalmente, poi, la relativa debolezza del virus ha giocato a favore della sua rapida diffusione. L’Ebola invece mette il malato fuori combattimento in poche ore, impedendogli di fatto di propagare il virus.

Il numero di morti a Nembro nei primi due mesi della pandemia, 188 appunto, ha superato di gran lunga quello dei cittadini caduti nelle due guerre, rispettivamente 126 e 98. Se il trauma che ha lasciato il Covid assomiglia a quello di una conflitto, non è però stato come affrontare una guerra. Per molti di noi – quelli più fortunati – si è trattato soltanto di rimanere in casa e di trovare qualcosa per passare il tempo.

La morte tra noi

“È cambiato il nostro rapporto con la morte?”, ha chiesto Vicenzi. Molte persone sono morte in solitudine. Riva ha risposto che negli ultimi decenni ci siamo disabituati alla morte. Viviamo infatti in una società che si immagina immortale, pervasa da un’illusione di eternità. Questa idea si è scontrata nel modo più disumano con la realtà dell’ineluttabilità della morte.

Quando si è soffermato sul tarlo dei sopravvissuti scossi dal dubbio se la bara o l’urna loro consegnata contenesse davvero i resti del proprio congiunto morto, ho pensato a “Naufraghi senza volto” di Cristina Cattaneo (pubblicato da Cortina Editore). Questa insicurezza che prolunga il tempo dell’elaborazione del lutto accomuna chi ha perso una persona cara qui da noi (e nel resto del mondo) ai parenti di chi è scomparso nel tentativo di attraversare il Mediterraneo. Identiche l’angoscia, la volontà di sapere, la dignità del dolore.

Vicenzi ha invitato l’autore a raccontare qualcuno dei tantissimi gesti di solidarietà, se non di eroismo, di medici, infermieri, ma anche di persone comuni. Un caso che l’ha particolarmente toccato è quello dell’ostetrica Ivana, morta di Covid dopo aver aiutato a far nascere molti bambini. Riva ha raccontato che Gianni Bergamelli, pittore e jazzista già novantenne, girava per Nembro per farsi vedere dai concittadini chiusi in casa e dar loro un segno di speranza, una fonte di sollievo. Si faceva quasi 8 chilometri al giorno e il sindaco chiudeva un occhio, consapevole del valore del gesto.

Gigi Riva firma copie del suo libro "Il più crudele dei mesi" alla Libreria Il Gabbiano di Vimercate (foto di Saul Stucchi)

La presentazione è durata poco più di un’ora, ma è stata davvero intensa, come il libro. Tanti altri sono stati gli aneddoti rievocati dall’autore. Come quello dell’allevatore di galline fatte razzolare all’aperto sulle note di Mozart, le cui uova (delle galline, non di Mozart) sono ora richieste in tutto il mondo. O quello sull’abnegazione della giovane dottoressa Bettini, o lo sfogo lucido e circostanziato del dottor Roberto Micheli (la sua mail all’autore, compagno al liceo, occupa quattro pagine del libro), o la vicenda dell’amico Daniele Filisetti, ex giocatore di Atalanta e Lazio, rimasto per cinque o sei giorni tra la vita e la morte, per poi sopravvivere alla “tempesta citochinica”.

“Il più crudele dei mesi”, ha confessato Riva, è il libro che non avrebbe mai voluto scrivere, ma di cui è più contento. Va letto per ricordare chi non c’è più e per evitare di ripetere gli errori commessi in una stagione che sembra già lontana ma in cui stiamo ancora vivendo.

PS: martedì 10 maggio alle ore 21.00 sarà ospite della Libreria Il Gabbiano il professor Piero Boitani per presentare il suo libro “Rifare la Bibbia. Ri-Scritture letterarie” (il Mulino). Io ci sarò.

Saul Stucchi

  • Gigi Riva
    Il più crudele dei mesi
    Storia di 188 vite
    Mondadori
    2022, 204 pagine
    18 €

Libreria Il Gabbiano
Piazza Papa Giovanni II, 1
Vimercate (MB)

www.libreriailgabbiano.it

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