Nella cornice della ventinovesima edizione de L’ultima luna d’estate. Festival teatrale nelle ville e nei parchi più belli della Brianza, lo scorso giovedì 3 settembre nella Piazza della Pace di Osnago (LC) è andato in scena lo spettacolo Pasolini. Una storia romana, di e con Massimo Popolizio, accompagnato dalle musiche eseguite dal vivo da Giovanna Famulari al violoncello.
Nel salutare il pubblico, sul palco insieme al direttore artistico Luca Radaelli, l’assessore alla Cultura del comune brianzolo, Norberto Ambrosiano, ha tenuto a elogiare il valore del festival come patrimonio territoriale, sottolineando l’importanza di momenti di resistenza artistica e culturale come questi contro l’appiattimento e il conformismo che rischiano di soffocarci sotto un pesante strato di qualunquismo.

A mo’ di cappello introduttivo Popolizio ha voluto dire «solo due parole, perché non sono bravo a parlare…», unendo l’arte dell’understatement a un richiamo neanche troppo subliminale alla celebre orazione funebre di Antonio davanti al cadavere di Cesare. Quanto invece lo sia l’ha dimostrato anche questa volta a Osnago (sia detto tra parentesi, tra i tanti meriti di Teatro Invito, non ultimo è questa impresa di aver portato Popolizio in Brianza! Sperando che non resti un unicum, rendiamo grazie con gratitudine).
Tessendo insieme brani da varie fonti – da Vita di Pasolini dell’amico Enzo Siciliano alle opere dello stesso PPP – Popolizio ha rievocato il profondissimo legame tra lo scrittore (e regista e poeta e pittore e attore e intellettuale…) e la città di Roma, in qualche modo una seconda madre per lui, tanto attaccato alla prima.

Dai suoi testi Popolizio scorge una sorta di premonizione alla tragica fine in uno dei luoghi più squallidi del litorale romano (ricordo alcune foto viste alla mostra Caravaggio. Il contemporaneo allestita ai tempi della pandemia al MART di Rovereto: di una crudezza raccapricciante).
Quell’ultima notte all’Idroscalo con Pino detto la rana e non si è mai saputo chi altri è rievocata da Siciliano con l’asciuttezza dei documenti ufficiali, mentre la bravissima Famulari – che avevo già apprezzato un paio di anni fa al Teatro Oscar di Milano, sempre al fianco di Popolizio per lo spettacolo Due uomini. Roncalli e Montini di Luca Doninelli e ancora prima (era il 2022) proprio in Pasolini. Una storia romana al Teatro Palladium della capitale – suonava brani dalle sonorità da Requiem per quella che in effetti era una sorta di Passione (immagino che qualcuno si sia già impegnato ad analizzare la vita di Pasolini come figura cristica…).

A colpirmi, per la sua banale incongruenza, è stato il particolare della camicia ritrovata intatta dagli inquirenti, a riprova che Pasolini se la sia sbottonata e sfilata per affrontare il suo ultimo scontro.
L’abisso della buia notte dell’Idroscalo – una delle pagine più tetre della storia della Repubblica, peraltro in affollata compagnia – è in qualche modo riequilibrato con altri testi più poetici e addirittura comici. Brani da Le ceneri di Gramsci e da Ragazzi di vita (ah, la rondine del Riccetto!), da Vita violenta (Irene e Tommaso al cinema: lei interessata al kolossal Quo vadis?, lui alle zinne di lei…) alla commovente Supplica a mia madre in un’ora che ha fatto di una piazza brianzola un angolo de Roma.
E poi a casa, leggendo qualche poesia di Ghiannis Ritsos prima di dormire – da Pietre Ripetizioni Sbarre, edito da Crocetti – mi sono ritrovato a sentire la cadenza di Popolizio: «Che ce lo fai un audiolibro, Popolì?».
Saul Stucchi
Pasolini. Una storia romana
- con Massimo Popolizio
- musiche eseguite dal vivo al violoncello da Giovanna Famulari
3 settembre 2026 ore 21:00
Piazza della Pace
Osnago (LC)