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Voi siete qui: Biblioteca » ODISSEA Libro 19: Ulisse inganna Penelope ma non la vecchia nutrice

18 Novembre 2013

ODISSEA Libro 19: Ulisse inganna Penelope ma non la vecchia nutrice

Le armi sono il pensiero su cui si alza il sipario del XIX libro dell’Odissea (che noi stiamo leggendo e raccontando – libro per libro – nell’edizione de La Lepre, tradotta da Dora Mariani e curata da Giulia Capo).

Ulisse, Peneloper e la vecchia nutrice - Odissea, libro 19

Ulisse fa in modo che il figlio le tolga dalla portata dei rivali: disarmati, anche se in superiorità numerica, questi sarebbero sopraffatti; altrimenti avrebbero facilmente la meglio sui nostri eroi. Ulisse stesso lo aiuta, sempre nelle vesti logore del mendico, mentre Atena fa loro luce. Ma è giunto il momento che Penelope esca dalle sue stanze “bella come Artemide, o Afrodite tutta d’oro”, e perché non le rubi in qualche modo la scena, Ulisse manda a letto il figliolo.

Per far risaltare ancora più chiaramente il suo contegno di donna fedele, il poeta si sofferma sul malvagio comportamento della serva Melantò che torna a inveire contro il mendico. Ma questi la mette in guardia contro la sua tracotanza: anche lei un giorno potrebbe cadere in disgrazia! [codice-adsense-float]La padrona di casa interroga il mendico, senza riconoscere il marito da vent’anni lontano. Le parole che gli dice servono per confermare all’interlocutore le informazioni che lui ha fin qui raccolto sulla sua fedeltà: Penelope si mostra angosciata per la lontananza dello sposo e del tutto disinteressata alle proposte dei rivali e prima di rinnovare la curiosità sulle origini dell’ospite, gli racconta l’inganno della tela con il quale ha tenuto buoni i pretendenti per tre anni. Sollecitato, Ulisse le propina la fandonia dell’origine cretese.

Si chiama Etone ed è figlio di Deucalione; a Creta ha conosciuto e ospitato Ulisse. Sono i versi più belli del libro e, come sempre, li ritrovate citati in calce. Penelope però vuole mettere a prova l’affidabilità del mendico, chiedendogli di descrivere l’aspetto di Ulisse e dei suoi compagni. Lui soddisfa la richiesta, provocandole un ulteriore sfogo di lacrime che cerca di placare dicendole di aver sentito del ritorno di Ulisse. Non solo: le giura su Zeus e il focolare domestico che l’eroe tornerà alla fine del mese o all’inizio del prossimo! Ma non vuole farsi accudire dalle giovani ancelle; soltanto una vecchia e fedele serva potrebbe lavargli i piedi.

La nutrice Euriclea riconosce Ulisse nonostante il travestimento

Ecco arrivato il momento più emozionante del libro: la tensione cresce con le parole della vecchia nutrice Euriclea che nota la somiglianza tra il mendico e il suo padrone. Detergendogli i piedi la serva riconosce la cicatrice sulla gamba che Ulisse si era procurato durante la caccia al cinghiale con i figli di Autolico (l’episodio è un cammeo ellenistico ante litteram). Ulisse è crudele nello spegnere il tentativo della nutrice di rivelare a Penelope la sua vera identità: afferra la vecchia al collo e la minaccia di morte.

Lei però non si lascia intimidire e assicura il padrone che saprà mantenere il segreto; al momento opportuno gli indicherà le ancelle fedeli e quelle che l’hanno tradito. Prima di congedarsi dal mendico, Penelope gli racconta il sogno che ha fatto, chiedendogli di spiegarglielo: venti oche uscivano dall’acqua per mangiare il suo grano, ma piombò su di loro un’aquila che le uccise tutte. Appollaiatasi sul tetto le parlò con voce umana per rivelarle di essere il marito arrivato a fare strage dei pretendenti.
In effetti il sogno non ha bisogno di interpretazione e infatti il mendico le dice che esso parla da sé, al che Penelope risponde con uno dei passi più celebri dell’Odissea:

Le porte dei sogni sono due:
una è fatta di corno, l’altra di avorio;
quelli che vengono dall’avorio ci illudono con parole vane,
quelli che vengono, invece, dalla porta di lucido corno,
se un uomo li vede, si realizzano davvero.

Lei teme che il suo venga dalla porta di avorio! Poi gli annuncia la gara di abilità con cui metterà alla prova i rivali. Tornata nelle sue stanze, si rimette a piangere pensando al marito, finché Atena non le versa sulle palpebre il dolce sonno. Buona notte, Penelope! Saul Stucchi

Libro dell'Odissea con traduzione e prafrasi

I versi più belli:

Lui, parlando, diceva molte menzogne
che somigliavano a cose vere,
e lei, ascoltandolo, versava lacrime,
che le devastavano il viso.
Come si scioglie la neve sulle cime dei monti,
ed è Euro a sciogliere tutta quella che Zefiro aveva ammucchiata,
e i fiumi si gonfiano di tutta la neve disciolta,
così si scioglievano di lacrime le sue belle guance,
mentre lei piangeva lo sposo,
che, invece, le stava vicino. (XIX, vv. 203-209)

Didascalia:

  • Johann Heinrich Wilhelm Tischbein
  • Odisseo e Penelope
  • Immagine da Wikimedia Commons

L’ODISSEA a puntate: Indice dei libri e delle recensioni

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