È su una scena patetica che si alza il sipario del XVIII libro dell’Odissea. Al palazzo di Odisseo si presenta Arneo, un accattone di strada robusto ma privo di coraggio, noto soprattutto come mangiatore insaziabile. Non appena vede il vecchio mendicante subito lo prende a male parole perché lo considera un pericoloso concorrente pronto a contendergli l’elemosina dei rivali.
Il vecchio cerca di ammansirlo spiegandogli che lì c’è posto per entrambi, ma Arneo – chiamato anche Iro – non ne vuole sapere e si prepara allo scontro fisico, aizzato da Antinoo. Costui mette in palio per il vincitore una bella salsiccia e il posto assicurato ai futuri banchetti.
Il vecchio pretende un giuramento da parte dei rivali che non interverranno a sostegno del suo avversario durante la lotta, colpendolo a tradimento. Loro giurano e Telemaco promette che vigilerà sul corretto svolgimento della lotta. Allora Odisseo si prepara al combattimento e Atena gli infonde vigore. Le sue cosce appaiono forti e robuste, tanto da meravigliare i rivali, alcuni dei quali comprendono subito che le cose per Iro si mettono male. Il vagabondo prende paura ma i rivali lo spingono verso il centro della sala, mentre Antinoo minaccia di mandarlo dal terribile
re Echeto massacratore di uomini,
che senza pietà, con la sua spada, ti taglierà il naso e le orecchie,
poi ti strapperà i genitali e li darà da mangiare, crudi, ai cani!

La tattica di Ulisse
Ulisse è indeciso sulla tattica da adottare, se ammazzarlo subito o se abbatterlo soltanto. Opta per la seconda soluzione per non smascherarsi troppo presto e colpisce l’avversario con una mazzata che gli rompe le ossa, poi lo sbatte fuori dal palazzo, mettendolo a sedere appoggiato a una colonna, ormai distrutto. I rivali si complimentano con il vincitore e Odisseo si lancia in un lungo discorso diretto ad Anfinomo per esortarlo a non confidare nella forza che ha ora perché non durerà per sempre. Emerge qui con chiarezza il pessimismo omerico:
fra tutto ciò che sulla terra vive e si muove,
niente di più meschino dell’uomo nutre la terra.
E Odisseo proclama un credo pacifista che stona sulle labbra di un professionista della guerra con una malcelata passione per inganni e agguati. Atena infonde a Penelope il desiderio di mostrarsi ai rivali per consigliare il figlio, ma prima la addormenta e le fa un maquillage degno di una dea: altro che lifting anti-aging!
Alla sua vista ciascuno dei rivali rimane estasiato e subito sogna di portarsela a letto, ma lei apre bocca per criticare il figlio che non è più bambino, anche se si comporta come se lo fosse. Il suo discorso ingannatore piace però all’accorto marito, mentre i rivali fanno portare ai loro araldi dei doni per Penelope.
A questo punto per Odisseo è arrivato il momento di saggiare la fedeltà delle ancelle e scopre che Melantò, amante di Eurimaco, non nutre nessuna riconoscenza per la sua padrona che pure l’ha cresciuta come una figlia. Proprio Eurimaco si mette a canzonare il vecchio mendicante che però gli risponde per le rime. La lite rischia di degenerare, ma Telemaco richiama tutti alla calma e dopo aver libato agli dei ciascuno torna a casa sua per dormire.
Saul Stucchi
I versi più belli:
Allora Atena, la dea dagli occhi azzurri, ebbe un’altra idea:
versò il sonno sulla figlia di Icario,
che si addormentò, appoggiata all’indietro, sulla sua sedia,
e tutte le sue membra si sciolsero nel sonno. (XVIII, vv. 187-190)
Didascalia:
Lovis Corinth
Ulisse fa a pugni con il mendicante
L’immagine è presa da WikiPaintings.
Commento di Giulia Capo
Prefazione di Piero Boitani
La Lepre Edizioni
2012, pp. 630, 16 €
www.lalepreedizioni.com