Al principio del XIV libro dell’Odissea Ulisse si reca dal porcaro Eumeo di cui il poeta descrive il ben organizzato porcile. L’allevatore accoglie con generosità il vecchio straniero, con parole che dovrebbero risuonare più spesso:
“Straniero, non è mia abitudine trattar male un ospite,
anche se venisse qui qualcuno più misero di te,
perché tutti gli stranieri e i fuggiaschi sono protetti da Zeus,
e anche un nostro piccolo dono è prezioso.”

Il lettore moderno un poco si stupisce per il notevole consumo di carne di maiale nella dieta omerica… Ai servi andavano i maialini, mentre i rivali si mangiavano i porci ingrassati. Eumeo fa all’ospite l’elenco delle ricchezze di Odisseo, come Atena gli aveva fatto l’elogio di Itaca. Una volta tornato, Ulisse deve fare il punto della situazione e aver ben chiaro quali siano i suoi beni attuali (e il lettore con lui). A sua volta l’eroe chiede al porcaro di parlargli del padrone ed Eumeo si lancia nel suo panegirico: lo loda pur se da tempo assente, arrivando a dire di sentirne la mancanza ancor più intensamente di quella dei genitori.
Il vecchio ospite gli fa una profezia con giuramento: tra poco Odisseo tornerà e farà strage di pretendenti. Eumeo però lo invita a cambiare argomento e a parlargli di lui stesso. Odisseo esordisce con “ti dirò tutte queste cose molto sinceramente” e dà avvio a una sfilza di bugie, partendo dalla sua falsa origine cretese (del resto l’abitudine a mentire dei Cretesi era diventata proverbiale nell’antichità). Crede tuttavia che dallo stelo secco a cui è ridotto ora Eumeo saprà comunque riconoscere il ramo verde che era un tempo.
Al ritorno dall’assedio di Troia compì una spedizione in Egitto, risoltasi in un fallimento per il comportamento dissennato dei suoi compagni (anche quando mente, Ulisse dà sempre la colpa ad altri dei fallimenti in cui è coinvolto). Visse sette anni presso il re di quel paese per poi passare in Fenicia e, dopo un naufragio, finire tra i Tesproti ed essere tratto in salvo niente meno che dal loro re. Ma le sue peripezie non erano finite: i Tesproti a cui il re lo aveva affidato gli rubarono i doni ospitali e lo abbandonarono sulla nave. Lui però riuscì a fuggire e ad arrivare alla porta di Eumeo.
Quando tornano i porcari, Eumeo fa cucinare un bel maiale di cinque anni di cui offre all’ospite la parte migliore, l’intera schiena. Odisseo si rallegra per la generosità del suo fedele servo, ma quando cala la notte e Zeus manda pioggia e vento umido, lo mette di nuovo alla prova raccontandogli un episodio inventato di sana pianta. Il porcaro capisce l’antifona e gli presta un mantello per coprirsi, prima di uscire per accudire i maiali del padrone che crede lontano e che invece sta ospitando sotto il suo tetto.
Dora Marinari, traduttrice dell’Odissea per La Lepre, è scomparsa lo scorso 23 giugno a Roma. Sappiamo che seguiva con simpatia la recensione “a puntate” dell’Odissea su ALIBI, così come aveva fatto con quella dell’Iliade. Questa e le successive sono dedicate alla sua memoria.
Saul Stucchi
Questa volta, invece di riportare i versi a nostro giudizio più belli del canto, segnaliamo l’intero racconto nel racconto con cui Odisseo attua un piano astuto celebrando la propria astuzia. È un epillio che inizia così:
“Dirò qualcosa vantandomi:
mi spinge il vino, che rende folli,
e che spinge anche gli uomini più saggi a cantare, a ridere scioccamente
e fa venire fuori i discorsi che sarebbe meglio tacere”.
L’ODISSEA a puntate: Indice dei libri e delle recensioni
Omero
ODISSEA
Traduzione di Dora Marinari
Commento di Giulia Capo
Prefazione di Piero Boitani
La Lepre Edizioni
2012, pp. 630, 16 €
www.lalepreedizioni.com