Segnalando una decina di giorni fa il concerto, affermavo che mi sarebbe piaciuto assistervi ma che ragioni di forza maggiore me lo impedivano. Poi i casi della vita – che non sono mai frutto del caso – hanno fatto sì che ieri sera abbia avuto la fortuna di sedere nella chiesa di San Gottardo in Corte a Milano per il concerto dell’ensemble Officium Musicum con la Schola Cantorum Venerandae Fabricae diretti dal Maestro Ruben Jais, organizzato dalla Scuola della Cattedrale.
Che facesse caldo dentro almeno quanto fuori («una sauna» l’ha definita il Maestro) è parso subito evidente agli ascoltatori, ma la temperatura proibitiva non ha compromesso la qualità dell’esecuzione. Non continuiamo a ripeterci, peraltro, che dobbiamo abituarci e che questa sarà l’estate più fresca dei prossimi cinquant’anni? Probabilmente lo diciamo in funzione apotropaica, come forma di scongiuro, ma è evidente che questa non può essere la soluzione…

Caldo a parte, il concerto è stato bellissimo. Il Maestro Jais ha introdotto i due pannelli che costituivano il dittico del programma, ovvero la Messa a quattro voci da cappella di Claudio Monteverdi e la Historia Ionae (Storia di Giona) di Giacomo Carissimi, motivandone la scelta. Si è soffermato sul ruolo di innovatore del compositore cremonese, inventore della “seconda pratica”, padre del melodramma e pioniere del teatro musicale moderno (nella sua città natale si è appena chiusa la quarantunesima edizione del festival che lo celebra).
A Monteverdi che lavorò alla corte di Mantova e poi a Venezia, risponde in qualche modo Carissimi, due generazioni dopo (Giacomo nacque a Marino nel 1605, ovvero trentotto anni dopo Claudio).
Dell’esponente più importante della scuola romana post Palestrina Officium Musicum e Schola Cantorum (Maestro del coro è Monsignor Massimo Palombella) hanno proposto l’oratorio dedicato alla storia del profeta Giona, protagonista di uno dei libri più brevi (e intensi e misteriosi) delle Sacre Scritture. Gli ha dato voce il tenore Francesco Lerro, mentre i suoi colleghi hanno cantato le parti del narratore, di Dio, dei marinai e del comandante della nave, per chiudere con i Niniviti, infine avvisati e salvati.

Conoscendo bene – diciamo per ragioni personali – la storia di Giona, mi ha stupito che il profeta prenda la parola soltanto a due terzi della composizione. La parte più intensa, musicalmente ma non solo, è quella della tempesta, di cui riporto alcuni versi:
Et proeliabantur venti,
et Notus et Auster et Africus
fremuerunt contra navim;
nubes et nimbi,
fluctus et turbines,
grandines et fulgura,
tonitrus et fulmina
impetu horribili
ceciderunt super mare
Giustamente il Maestro Jais l’ha fatta eseguire di nuovo al termine come bis, dopo il breve intervento di Monsignor Gianantonio Borgonovo a lode del lavoro: di ricerca, di preparazione e di esecuzione. Apprezzatissimo da noi del pubblico che abbiamo ringraziato con applausi davvero calorosi. Per restare in tema…
Saul Stucchi
Scuola della Cattedrale
Chiesa di San Gottardo in Corte
Via Palazzo Reale 4
Milano
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