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Alibi Online

Voi siete qui: Europa » A Iraklio sulla tomba di Nikos Kazantzakis

8 Ottobre 2019

A Iraklio sulla tomba di Nikos Kazantzakis

Seconda parte del reportage di Marco Grassano su Iraklio, a Creta.

Proseguiamo nella Οδός Δαιδάλου, la via pedonale, piena di negozi, che ricordavo. Oggi gli esercizi hanno però assunto un carattere globalizzante che li rende uguali in tutta Europa, così come accade per le grandi catene di alberghi. Svoltiamo a sinistra all’altezza della vetrina di Calzedonia.

L’insegna Γνώση & Σοφία / Εκπαιδεύτικο Κέντρο. Ester dice che le prime due saranno parole molto comuni per lei, nei prossimi anni di studio universitario. Ci immettiamo qui in una zona ad alta densità di locali in cui bere e mangiare, tra i quali uno della catena Starbuck’s.

La Grecia di Elytis

Spennellata sulla parete interna di un altro, questa citazione di Odysseas Elytis, che fotografiamo: “Εάν αποσυνδέσεις την Ελλάδα, στο τέλος θα δεις να σου απομένουν μια ελιά, ένα αμπέλι κι ένα καράβι. Που σημαίνει: με άλλα τόσα την ξαναφτιάχνεις”. A parte Ελλάδα, che è naturalmente la Grecia, qualche parola la colgo: στο τέλος, ossia “alla fine”; μια ελιά, cioè “un ulivo”; ένα αμπέλι, “una vigna” (vedi nota in calce). Anche a Bordighera c’è un promontorio chiamato Capo Ampelio, forse perché un tempo vi coltivavano la vite…

Il Municipio (Loggia Veneziana) a Iraklio, Creta

Raggiungiamo la solida loggia veneziana, sede del Δημαρχείο, ossia del Municipio, come si deduce anche dalle bandiere sventolanti sull’ingresso. Attraverso il vicolo che la fiancheggia, sbocchiamo di fronte alla chiesa di Agios Titos. Dalla facciata, la si direbbe piuttosto un palazzotto nobiliare.

Ci entro, per una rapida ispezione. Un’anticamera piena di legni, di immagini devozionali e di candele accese dà accesso al tempio vero e proprio, spazioso e luminoso per le molte vetrate, con le file di sedie e, distaccata, in fondo, a tutta parete, la massiccia iconostasi.

La chiesa di Agios Titos a Iraklio, Creta

Torniamo verso la fontana. Puntiamo al Bastione Martinengo, per visitare la tomba di Nikos Kazantzakis. Il colonnato frontale, pure veneziano ma dai pilastri assai più snelli, della basilica di San Marco, che ora ospita la pinacoteca municipale (Δημοτική Πινακοθήκη).

Racconto a mia figlia il simpatico aneddoto su un amministratore comunale delle mie parti che, una volta, omaggiò di un corposo volume il Prefetto, in visita al suo paesello, dicendogli: “Eccellenza, le offriamo questo magnifico libro sul museo e la paninoteca…”. Ester ride: “Di sicuro, non conosceva i Πίνακες di Callimaco!”.

La basilica di S. Marco - Pinacoteca municipale a Iraklio, Creta

Imbocchiamo la via del mercato, la lastricata Οδός 1866. Fittissime le botteghe di ogni tipo, con una caterva di espositori esterni che travalicano il marciapiede. Fitto anche il viavai di persone.

Souvenir di Iraklio

Cerchiamo qualche ricordino da portare a casa. Dopo un po’, entriamo in un negozio, per osservare da vicino una serie di statuette di animali. Scegliamo quella, metallica, di un gatto: acquisto ormai tradizionale in ogni nostro viaggio (cfr “Il viaggio in Olanda di Grassano fa tappa a Delft”, ndr).

La titolare, abbastanza matura, ci parla in un dolce italiano laziale, impeccabile. Ci spiega che la coda molto lunga e dritta di alcuni dei gattini in mostra viene usata per infilarvi gli anelli. Racconta di essere dei Castelli romani, e di vivere qui da 25 anni. Ha frequentato il Liceo classico, e questo l’ha aiutata molto, ma il greco moderno è difficile, neppure i professori lo parlano del tutto correttamente. Le chiedo indicazioni su qualche libreria, per cercarvi testi locali in lingue accessibili. Mi segnala quella che ho già visto, e un’altra, più avanti sulla destra: ma non la troviamo.

La stazione di pompaggio turca e la fontana Bembo a Iraklio, Creta

In fondo alla strada ci si presentano dinnanzi, come per chiedere di essere fotografati, un casotto in pietra (la vecchia stazione di pompaggio dell’acquedotto turco, vagamente affine, ma con ben altro pregio architettonico, a una piccola costruzione analoga, immersa nel verde dei Giardini Pubblici, a pochi metri dal Palazzo di Giustizia di Alessandria) e la limitrofa Fontana Bembo, ove sono incastonati antichi bassorilievi. Mia figlia osserva che la figura togata, ai cui piedi in origine scaturiva l’acqua, doveva già essere acefala al momento della costruzione.

A destra, seguiamo una via piena di vetrine e di insegne che iniziano a illuminarsi. Svoltiamo, poco dopo, nel lungo vicolo a senso unico intitolato a un archeologo italiano, Οδός Αλμπερ, stretto, un po’ sconnesso, con auto necessariamente parcheggiate sopra il marciapiede. Lo percorriamo interamente. Accanto a una bici poggiata a un bancale, un paniere di fiammeggianti peperoncini. Siamo dentro la cerchia muraria veneziana, eppure molte delle piccole case hanno una squadrata fattura anni Settanta: “geometrili”, le definirebbe, con vago sprezzo, Guido Ceronetti.

La tomba di Kazantzakis

Arriviamo sulla strada a doppia carreggiata che costeggia i bastioni. Notiamo, dall’altro lato, la freccia indicante una stradina in salita: Τάφος Καζαντζάκη. “Quella parola la conosco, nell’Antigone era ripetuta come un’ossessione!” ridacchia Ester.

Crepuscolo dal bastione Martinengo a Iraklio, Creta

Affrontiamo il blando pendio. In cima, un grande campo di calcio. Ce lo lasciamo sulla sinistra. Una bordura di cespugli e alberelli. Un cancello. Una larga scalinata di pietra conduce ai giardini del baluardo. È il crepuscolo. Seguendo il viottolo bianco che asseconda il parapetto in blocchi squadrati, osserviamo da più punti il paesaggio circostante.

Il sole è già tramontato, ma verso occidente, sopra il crinale montagnoso che, secondo il mito, rappresenterebbe il profilo di Zeus, la sua luce arde ancora in oro incandescente e arancio, per poi stemperarsi in un progressivo rossore e spegnersi, sul mare, nel viola.

Sulla tomba di Nikos Kazantzakis a Iraklio, Creta

In mezzo al perimetro d’erba centrale, delimitato da una siepe di alloro e da file di palme basse e tozze, la sepoltura dello scrittore (si legga anche l’articolo dedicato da Marco Grassano alla tomba di Kazantzakis, pubblicato su ALIBI Online nel 2011, ndr).

Decentrata verso il lato esterno, quella della moglie Eleni, anch’essa coperta da un parallelepipedo di massicce pietre cementate. Diversi uomini stanno seduti sulle panche a chiacchierare. Il cane pezzato di uno di loro mi segue scodinzolando. Il padrone mi indica la tomba e pronuncia, con tono interrogativo, il cognome dell’autore. Assento, aggiungendo (in inglese, ahimè…) che mi piace molto.

Scendiamo, incrociando altre persone di ambo i sessi e di tutte le età, che invece continuano a salire. È un viavai di visitatori, anche adesso che il giorno finisce.

Al chiarore giallastro dei lampioni, ci infiliamo in un dedalo di vicoli notturni – con motorini parcheggiati a bordo marciapiede, mentre le vetrine sono ormai spente – e di viuzze a senso unico, guidati dal navigatore verso l’hotel (ξενοδοχείο). Passiamo, nel nostro avanzare effettuando a ripetizione la mossa del cavallo degli scacchi, di fronte alle elaborate linee architettoniche della bi-turrita e cupolata cattedrale di Agios Minas, che ricordo descritta nel romanzo “Zorba il greco”. Altri vicoli multidirezionali. Rieccoci nella Χάνδακος, e quindi alla pensione.

Nota: Si tratta di una citazione tratta dalla raccolta di versi e prose poetiche “Il piccolo marinaio” (1985), capitoletto XIV: “Se scomponi la Grecia, alla fine vedrai che ti restano un ulivo, una vigna e una barca. Ciò significa che con altrettanto la ricomponi.”

Seconda parte – Segue

Marco Grassano
Foto di M. Ester Grassano

Didascalie:

  • Il Municipio (Loggia Veneziana)
  • Agios Titos
  • La basilica di S. Marco – Pinacoteca municipale
  • La stazione di pompaggio turca e la fontana Bembo
  • Crepuscolo dal bastione Martinengo
  • Sulla tomba di Nikos Kazantzakis
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