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Voi siete qui: Biblioteca » AUTUNNO CON L’ILIADE. Libro 23: Per Patroclo le prime “Olimpiadi”

20 Dicembre 2011

AUTUNNO CON L’ILIADE. Libro 23: Per Patroclo le prime “Olimpiadi”

È un canto di lacrime il ventitreesimo libro dell’Iliade. Si apre con il pianto dei Troiani, per passare subito a quello dei Mirmidoni, compagni di Achille, ai quali la dea Teti ispira commozione in ricordo di Patroclo.

“Si bagnava di lacrime la rena, si bagnavano le armi degli uomini,
tanto valoroso era il guerriero che quelli piangevano”.

Ma accanto al cadavere dell’eroe anche il sangue scorre a fiotti: è quello delle vittime sacrificate in suo onore.
Quando finalmente Achille prende sonno, subito gli appare l’ombra dell’amico che impietosamente gli rinfaccia di riposarsi mentre lui giace ancora insepolto. Patroclo gli chiede anche di condividere con lui la stessa urna, perché fin da piccoli hanno vissuto insieme. Achille desidera abbracciarlo per l’ultima volta, ma l’ombra svanisce, lasciandolo prostrato dal dolore. E ricomincia il pianto dei Mirmidoni.

Dipinto che rappresenta I funerali di Patroclo
Intanto gli Achei vanno a raccogliere la legna per la pira. Davanti al rogo Achille si taglia i capelli in onore di Patroclo e poi dà avvio alla cerimonia funebre, facendo predisporre sulla pira pecore, altri animali, miele, olio, quattro cavalli, due cani e dodici nobili troiani: pare la preparazione di una macabra ricetta più che un funerale! Poi accende il fuoco e si rimette a piangere, invocando l’amico. Afrodite e Apollo si prendono cura del cadavere di Ettore, impedendo che vada in putrefazione o sia dilaniato dai cani, mentre Achille deve pregare Zefiro e Borea perché soffino potenti per alimentare il fuoco della pira.

Come singhiozza un padre bruciando le ossa del figlio
che è appena andato sposo
e che è morto lasciando i genitori angosciati,
così singhiozzava Achille bruciando le ossa dell’amico,
trascinandosi intorno al rogo e gemendo senza sosta.

Sfinito dal dolore, Achille finalmente prende sonno, ma questa volta viene subito svegliato dai capi achei. Allora dà disposizioni su come raccogliere le ossa di Patroclo e su dove custodirle, in attesa che l’urna funebre ospiti anche le sue. Ed ecco che arriva il momento di organizzare le gare in onore di Patroclo.

Si comincia dall’enumerazione dei premi (dal vincitore fino al quinto e ultimo piazzato), per poi passare all’elenco dei partecipanti della corsa con i carri.

Il vecchio Nestore non riesce a trattenersi dal dispensare al figlio Antiloco i suoi preziosi consigli e un elogio piuttosto generico all’intelligenza.

Partita la corsa, i cavalli sfrecciano per la pianura, ma interviene Apollo per strappare la frusta dalle mani di Diomede che si mette a piangere per il nervoso. Atena subito gliele restituisce e poi spezza il giogo di Eumelo che rovina a terra e… piange!

Così Diomede vince la gara, davanti ad Antiloco, Menelao, Merione ed Eumelo. Achille vorrebbe assegnare a quest’ultimo il secondo premio perché sulla carta era il migliore dei partecipanti, ma Antiloco si oppone fermamente.

A questo punto è Menelao a rivendicare per sé il secondo premio, accusando Antiloco di averlo stretto in modo irresponsabile. Il giovane gli dà soddisfazione riconoscendo il comportamento poco “sportivo” e in questo modo riesce a tenersi il premio (deve aver capito la lezione del padre sull’intelligenza!).

Si passa poi alla gara di pugilato, in cui si sfidano Epeo ed Eurialo (da notare che di passaggio viene qui nominato per l’unica volta nell’Iliade il tebano Edipo). Epeo con un solo colpo stende l’avversario:

come un pesce viene spinto dal soffio di Borea
sulla spiaggia coperta di alghe,
e l’onda scura lo travolge,
così quello, colpito, vacillò.

[codice-adsense-float]Per la terza gara, quella della lotta, si fronteggiano Aiace Telamonio e Odisseo che pareggiano, vincendo entrambi lo stesso premio, mentre la quarta gara vede sfidarsi nella corsa Aiace di Oileo, e ancora Odiseeo e Antiloco.

Ricorrendo all’aiuto di Atena, Odisseo riesce ad arrivare primo perché Aiace inciampa sul traguardo finendo con la faccia immersa nel letame! È poi il turno di Aiace Telamonio e Diomede a confrontarsi nel duello armato (terminato con un pari per l’intervento degli Achei che temono finisca male per uno dei due) e poi Polipete, Leonteo e di nuovo Aiace Telamonio ed Epeo nella gara del “lancio del masso di ferro” (antenato del lancio del martello): vince Polipete.

Nella gara con l’arco Merione sconfigge Teucro, dimentico di ingraziarsi Apollo saettatore, come invece fa l’avversario. Per il lancio si alzano Agamennone e Merione, ma Achille concede la vittoria di diritto ad Agamennone, anche se gli chiede – ottenendolo – che il primo premio vada al giovane Merione.
Saul Stucchi

cover_Iliade_piccolaI versi più belli:
Quelli alzarono tutti insieme le fruste sui cavalli
e li colpirono con le briglie gridando forte,
e i cavalli correvano veloci attraverso la pianura,
allontanandosi sempre più dalle navi:
sotto il loro petto si sollevava la polvere,
alzandosi come le nuvole nella tempesta,
mentre le criniere si agitavano al soffio del vento.

(XXIII, vv. 362-367)

Didascalia:
Jacques-Louis David
Il funerale di Patroclo (1778)
National Gallery of Ireland
Dublino
L’immagine è presa da Wikipaintings

Omero

  • ILIADE
  • Traduzione di Dora Marinari
  • Commento di Giulia Capo
  • Prefazione di Eva Cantarella
  • Con testo greco a piè di pagina
  • La Lepre Edizioni
  • 2010, pp. 1074
  • 28 €
  • www.lalepreedizioni.com

ILIADE: INDICE DEI LIBRI E DELLE RECENSIONI

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