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Voi siete qui: Teatro & Cinema » Tutti giù per terra: Baracco riscrive il “Giulio Cesare” di Shakespeare

14 Febbraio 2014

Tutti giù per terra: Baracco riscrive il “Giulio Cesare” di Shakespeare

GiulioCesare_1
Operazione audace quella portata a compimento da Andrea Baracco. Il Giulio Cesare in scena al Teatro Franco Parenti di Milano fino al prossimo 19 febbraio è infatti più “suo” che di William Shakespeare. Non che la farina non provenga dal sacco del Bardo, ma gli interventi del regista (con Vincenzo Manna) sono tali e tanti da giustificare l’omissione della preposizione dalla brochure: non “di” e nemmeno “da” Shakespeare, semplicemente “William Shakespeare”. E un particolare che sulle prime addirittura può sfuggire scorrendo i nomi degli interpreti si palesa in tutta la sua originalità (anche se non assoluta) nel corso dello svolgimento. Il Giulio Cesare di Baracco è “senza” Giulio Cesare. Il dittatore romano infatti incombe in tutto il dramma (rispettando lo spirito, è il caso di dire, del dramma scespiriano), ma non compare.

Con questa scelta, a nostro parere, il regista coglie due risultati: da una parte evita alla figura di Cesare l’effetto “ridimensionamento” che Shakespeare deriva dalla sua fonte principale, ovvero Plutarco (anche a una lettura superficiale del testo si nota che Cesare NON è il protagonista del dramma, quanto piuttosto l’oggetto del contendere, il tema su cui si dividono i veri protagonisti). E dall’altra ne allunga l’ombra sui Romani contemporanei e su noi spettatori. L’idea di Cesare è ben più ingombrante e minacciosa dell’uomo.
GiulioCesare_2
L’intervento di Baracco, però, è ancora più in profondo. Agisce sulla struttura stessa dell’opera, tanto da cambiarne radicalmente la natura. Da dramma della parola (“il” dramma della parola per eccellenza, insieme al Riccardo III), il Giulio Cesare diventa altro. Cosa? Difficile rispondere in poche parole perché il regista sembra percorrere contemporaneamente più strade. Dialoghi e monologhi lasciano ampio spazio a silenzi sottolineati da commenti musicali. La mimica ha un ruolo centrale nella recitazione dei bravi attori e i loro gesti spingono il dramma verso il balletto, come nella scena della “danza delle porte” di Calpurnia. Il metaforico valzer delle alleanze tra scafati uomini politici pronti a tutto diventa una vera e propria coreografia.
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Non che Baracco soffochi l’aspetto tragico, ma la scelta di giocare con diversi registri finisce con lo spiazzare lo spettatore. Cabaret, circo, una strizzatina d’occhio ai videoclip (i passi di danza dei Cesaricidi al momento di “sacrificare” l’uomo Cesare sull’altare della Res Publica)… In una vorticosa danza macabra finiscono tutti giù per terra, letteralmente. Casca Bruto, casca Cassio, casca Calpurnia, casca Marc’Antonio e buon ultimo casca anche Casca.

Tra le interpretazioni si distinguono in particolare quella “acrobatica” di Giandomenico Cupaiuolo (Bruto) e quella di Roberto Manzi, un Cassio tra il mefistofelico e il rassegnato (dall’ipnotica somiglianza con Giovanni Lindo Ferretti, almeno a giudicare dalla decima fila). In ultima analisi si può dire che la “riscrittura” di Baracco funziona. Il “suo” Giulio Cesare si fa apprezzare per energia e ritmo e sicuramente ha il dono dell’originalità, particolari che permetteranno agli spettatori di conservarne memoria (quanti spettacoli, pur godibili, si dimenticano dopo pochi giorni?). Il dubbio però è: lo spettacolo non guadagnerebbe dal taglio di qualche “mossetta”?
Saul Stucchi
Immagini: © Giuseppe Distefano

GIULIO CESARE
William Shakespeare

Adattamento di Vincenzo Manna e Andrea Baracco
Regia di Andrea Baracco
Interpreti: Giandomenico Cupaiuolo, Roberto Manzi, Ersilia Lombardo, Lucas Waldem Zanforlini, Livia Castiglioni, Gabriele Portoghese

11-19 febbraio 2014
Teatro Franco Parenti
Via Pier Lombardo 14
Milano

Orari: martedì, giovedì, venerdì e sabato 20.45
mercoledì 19.30
domenica 15.30
lunedì riposo

Durata 120 minuti con intervallo

Biglietti: intero 32 €; ridotto 16 €
Informazioni: 
Tel. 02.59995206
www.teatrofrancoparenti.it

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