Al principio del XVII libro dell’Odissea Telemaco rientra a palazzo dove la madre può finalmente riabbracciarlo tra le lacrime. Lui preferisce tagliar corto e le dà precise indicazioni su quello che deve fare (‘sto Telemaco è capace soltanto di dare ordini a donne e servi. Si provasse una buona volta a misurarsi da uomo con i rivali!). Atena lo rende bellissimo perché tutti lo ammirino al suo passaggio e lui si fa il bagno con l’ospite Teoclimeno, ciascuno nella sua vasca, beninteso!
Naturalmente dopo il bagno arriva il momento di mangiare e bere e soltanto dopo aver soddisfatto l’appetito Telemaco racconta alla madre quanto ha saputo dal suo viaggio a Pilo e a Sparta. Penelope ha il cuore sconvolto nell’udire la disgrazia di Odisseo riportatale dal figlio, così come questi l’ha appresa da Menelao che a sua volta l’ha saputa da Proteo (basterebbe questa complicata catena di passaparola a mettere a tacere i detrattori dei social network: con Foursquare Penelope sarebbe stata aggiornata in tempo reale sugli spostamenti del marito, mediterranei o nordici – come vuole una moderna scuola di pensiero – che fossero).
Teoclimeno interviene per smentire Telemaco: lui sa che Odisseo è vivo, si trova già a Itaca e sta per arrivare a vendicarsi dei rivali. Lo ha appreso interpretando il volo degli uccelli durante il viaggio sulla nave. Penelope vorrebbe tanto che si avverasse questa profezia! I rivali, intanto, hanno finito di giocare con dischi e giavellotti ed entrano in casa per pranzare.
Il poeta sposta ora l’attenzione sul porcaro Eumeo e su Odisseo che si recano a palazzo. Per via incontrano, presso una sorgente, Melanzio che li insulta e prende a calci il mendicante. Odisseo per un attimo ha la tentazione di ammazzare lo spaccone, ma si contiene per non svelarsi prima del tempo. Lui li lascia indietro per raggiungere i rivali alla casa di Odisseo, dove più tardi arrivano anche gli altri due, accolti dalle note del cantore Femio.

Odisseo e il porcaro discutono su come presentarsi a palazzo, quando il cane Argo riconosce il padrone che non vede da vent’anni. Sono questi i versi più belli del libro: potete leggerne una selezione in calce all’articolo. Odisseo versa una lacrima senza farsi vedere da Eumeo, a cui domanda del cane, avendo come risposta un vero e proprio elogio dell’animale che però muore subito dopo! Telemaco invita a banchetto il porcaro e il vecchio mendicante, a cui si avvicina Atena per esortarlo a chiedere un pezzo di pane ai rivali, in modo di saggiare la generosità di ciascuno.
Antinoo rimprovera Eumeo per aver fatto venire da fuori il mendicante e il servo dà una risposta che appare modernissima o, meglio, che fa comprendere quanto siano antichi il problema dell’immigrazione e quello del suo controllo: il porcaro spiega infatti che vengono ricercati stranieri con competenze tecniche ben specifiche, non di certo mendicanti che vivono come parassiti. Odisseo passa da ciascun rivale per elemosinare, ricevendone carne e pane, ma da Antinoo non ottiene nulla. È però onesto lo sfrontato pretendente quando sentenzia: “non c’è risparmio, né rimpianto, nel donare le cose degli altri”, a cui il mendicante replica che il giovane è “tirato” anche con i beni altrui, figurarsi se dovesse metterci del suo! Per tutta risposta Antinoo gli scaraventa contro lo sgabello, colpendolo alla spalla destra, ma senza riuscire ad abbatterlo.
Il gesto stizzito di Antinoo fa salire la tensione nel palazzo. Il mendicante preannuncia al pretendente un destino di morte, Telemaco trama vendetta e Penelope gli augura che Apollo arciere lo colpisca allo stesso modo; persino gli altri rivali lo criticano. La padrona di casa chiede a Eumeo di portarle il mendicante per sentire da lui se sa qualcosa di Odisseo. Al porcaro che gli riferisce le sue parole, il finto mendicante risponde sibillino “so molte cose su Odisseo perché abbiamo sofferto le stesse sventure”. Andrà da Penelope al calare del sole per raccontarle quello che sa.
Saul Stucchi
Proprio lì giaceva, pieno di zecche, il cane Argo,
e quando capì che Odisseo era vicino, mosse la coda
e abbassò tutte e due le orecchie,
ma non fu capace di andare incontro al suo padrone
che, vedendolo, si asciugò una lacrima,
senza farsi vedere da Eumeo. (XVII, vv. 300-304)
Commento di Giulia Capo
Prefazione di Piero Boitani
La Lepre Edizioni
2012, pp. 630, 16 €
www.lalepreedizioni.com