Eravamo noi, l’altra sera, quelli seduti al banco degli imputati. Noi occidentali, europei civilizzati e democratici che pure ci siamo appena accorti della guerra che – poco più di quindici anni fa – ha sbranato una terra a pochi passi dalla nostra.
“Che cosa c’è al di là del mare?” domanda una bimba alla nonna che la rincorre per convincerla a mangiare: “Una terra cum la nostra”, le risponde in dialetto. Come la nostra. Beh, non proprio uno Stivale, ma pur sempre una terra abitata da uomini, donne e bambini, vicini di casa gli uni degli altri, ma che improvvisamente, avvelenati dalla propaganda pazzamente ma scientemente inoculata dai vertici del potere, si vedono nemici.
Con A come Srebrenica le tre autrici Giovanna Giovannozzi, Roberta Biagiarelli e Simona Gonella compilano un alfabeto di sofferenze, meschinità, incredibili abdicazioni alle proprie responsabilità di uomini – prima ancora che di soldati o di politici – che andrebbe insegnato a scuola perché la guerra (“civile” come lo sono tutte le guerre) diventi una terribile esperienza declinata al passato. E invece…
E invece i fantasmi che hanno insanguinato la ex Jugoslavia devono ancora fare i conti con la giustizia, amministrata da quegli stessi uomini, occidentali, europei civilizzati e democratici che hanno girato la testa dall’altra parte quando Srebrenica veniva stretta nella morsa mortale dell’esercito serbo e delle bande paramilitari.

Sul palco, allestito nel giardino della Villa D’Agostino di Osnago per questa quattordicesima edizione del festival L’Ultima Luna d’Estate, Roberta Biagiarelli ha commosso fino alle lacrime, rievocando il martirio di Srebrenica e dei suoi quarantamila prigionieri a cielo aperto.
Ce ne ha fatto respirare l’odore di morte, pestifero e insopportabile, eppure sfuggito alle narici del generale dei caschi blu dell’ONU Philippe Morillon. Se non fosse parte di una tragedia, ci sarebbe da ridere del suo tentativo di fuggire travestito da civile bosniaco. A come Atto d’accusa, come Aggrediti e Aggressori, come Assedio. V come Vergogna, da urlare a squarciagola!
Com’è stato possibile? Com’è successo che persone accomunate dallo stesso rito del caffè, momento di socializzazione e di piacere condiviso, si siano braccate per i boschi e abbiano sceso tutti i gradini che portano all’inferno?
Com’è stato possibile che i “Grandi” si siano rimangiati la parola data e poi sacrificato Srebrenica in cambio di Sarajevo? Contabilità delle anime… T come Teatro Civile, S come Struggente. Che non si ferma al riaccendersi delle luci, ma che prosegue per altre vie, quelle della cooperazione, con progetti come la Transumanza della Pace per portare mucche da latte in Bosnia, perché di là dal mare “c’è una terra cum la nostra”.
Saul Stucchi
A COME SREBRENICA
di Giovanna Giovannozzi, Roberta Biagiarelli e Simona Gonella
Con Roberta Biagiarelli
Regia di Simona Gonella
Consulenza di Luca Rastello
31 agosto 2011 ore 21.00
Villa D’Agostino
Osnago (LC)