L’altra sera sono andato al cinema a vedere Senza arte né parte di Giovanni Albanese, così, senza aver letto alcuna recensione né averne sentito parlare da qualcuno. Sapevo a mala pena che tratta del tema della perdita del lavoro. A fare da richiamo è bastato il nome di Giuseppe Battiston, tra i protagonisti insieme a Vincenzo Salemme.
Non posso dire di essere uscito dalla sala deluso – anche perché le aspettative non erano grandissime – ma un pochino dispiaciuto sì: il film mi è sembrato talmente leggero da sfiorare l’inconsistenza. La storia sembra un remake di Tre uomini e una gamba del trio Aldo, Giovanni e Giacomo, anche se il tema del viaggio a sud qui manca perché l’ambientazione è tutta pugliese o più precisamente salentina.
Ma quello dell’arte contemporanea come insulsa, legata a incomprensibili leggi di mercato e tanto semplice da realizzare quanto da contraffare è lo stesso, ripreso quasi con le stesse battute e situazioni (che dovrebbero essere) comiche. La strizzatina d’occhio al pubblico meno “acculturato” (absit iniuria verbis) è troppo marcata e risulta fastidiosa in un film che avrebbe potuto dare di più.

A causa di un aggiornamento tecnologico che rende superflua la loro opera, tre lavoratori di un pastificio perdono il posto (ma in Puglia si produce solo pasta? Viene da domandarsi dopo aver visto Mine vaganti di Ozpetek…Ho letto che il pastificio è lo stesso). Dopo la disperazione iniziale e i conseguenti atti di vandalismo che però non arrivano al luddismo, i protagonisti si guardano intorno in cerca di una nuova occupazione. Quello che trovano è poco, quasi niente, sempre al limite o al di là della legge. Albanese affronta il tema della disoccupazione – o meglio: della perdita del lavoro, psicologicamente più pesante da affrontare della mancanza in sé e per sé – con leggerezza: il suo scopo è raccontare la storia, semplice, di un riscatto attraverso l’italica (con una spruzzata di salsa indiana) capacità di arrangiarsi. I tre disoccupati mettono da parte gli scrupoli (il più giovane della banda non pare averne mai avuti) e si danno all’arte, nel senso che riproducono nel capannone che le custodisce le opere di alcuni artisti contemporanei, da Manzoni a Fontana.

Fa da sfondo la Puglia “fuori stagione”, splendida, con i suoi uliveti e il mare salentino che toglie il fiato. Non male come spot turistico (peraltro finanziato anche con il contributo della regione), ma si poteva evitare l’inquadratura su un manifesto elettorale di Nichi Vendola, talmente insistita da far sorgere il sospetto che sia tutt’altro che casuale. Così come si poteva evitare di scivolare sulla vieta macchietta della “checca”, in questo caso la guardia giurata, insensibile alle procaci grazie di Donatella Finocchiaro, ma vittima istantanea dello sguardo “che scopa” di Battiston…
Saul Stucchi
SENZA ARTE NE’ PARTE
Regia: Giovanni Albanese
Sceneggiatura: Fabio Bonifacci, Giovanni Albanese
Con: Giuseppe Battiston, Vincenzo Salemme, Giulio Beranek, Donatella Finocchiaro, Hassani Shapi