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Voi siete qui: Teatro & Cinema » Recensione del film “Una moglie” di John Cassavetes

27 Ottobre 2026

Recensione del film “Una moglie” di John Cassavetes

Questa volta parlerò di un regista che non è troppo conosciuto dal grande pubblico, ma che, secondo gli addetti ai lavori, ha lasciato una impronta notevole nell’arte cinematografica.

John Cassavetes nasce nel 1929 a New York e muore a Los Angeles nel 1989. Dopo essersi diplomato alla New York Academy of Dramatic Arts, comincia ad affiancare alle recitazioni in teatro alcune parti piccole in film minori e in televisione.

Nel 1960 arriva la sua prima regia: Ombre. Si tratta di un lavoro molto particolare: gli attori, tutti esordienti, improvvisano, dal momento che non esiste una sceneggiatura; la storia scorre veloce con immagini che sembrano rubate ai protagonisti; il sonoro è tutto in presa diretta; girato e montato in sole sei settimane. Peccato che sia tutto clamorosamente falso: le riprese sono durate tre anni, i set sono stati ricostruiti in studio e il sonoro è doppiato dall’inizio alla fine. I critici rimangono esterrefatti. Il film conquista il premio della critica al festival di Venezia, ma non viene mai distribuito in Europa.

Dopo il successo di Ombre, Cassavetes ottiene un contratto a Hollywood; dopo due opere mediocri, però, decide di usare i guadagni per girare pellicole libere da ogni condizionamento.

“Se non rischi di fallire, non stai facendo nulla di veramente importante.” (John Cassavetes)

Diventa così un autore indipendente, nel senso che per produrre i suoi film, fa affidamento sui propri risparmi, su quelli della sua famiglia e dei suoi amici. Una moglie (1974), per esempio, viene realizzato ipotecando la casa, con soldi chiesti in prestito un po’ a chiunque e con la decisione di Peter Falk di investire personalmente tutti i primi 500.000 dollari ottenuti interpretando Colombo.

Tornando a Cassavetes, rimane molto famoso il suo stile di regia: lascia agli attori la possibilità di improvvisare e usa la macchina da presa in modo fin troppo invadente, inquadrando gli interpreti da molto vicino o spiandoli come se facesse essa stessa parte della storia.

“Chi se ne frega della tecnica? Chi se ne frega se una scena è a fuoco o meno? Ciò che conta è l’emozione, la verità di quel momento.” (John Cassavetes)

Una moglie è l’ideale conclusione di una serie di film dedicati alla solitudine nella coppia, preceduto da Volti (1968), Mariti (1970) e Minnie e Moskowitz (1971). Inoltre, voglio ricordare anche Assassinio di un allibratore cinese (1976), La sera della prima (1977) e Una notte d’estate (Gloria) (1980). Con quest’ultimo film conquista il Leone d’oro a Venezia e nel 1984 l’Orso d’oro a Berlino per Love Streams.

Per loro stessa ammissione, Cassavetes ha influenzato molti registi, tra i quali Martin Scorsese, Quentin Tarantino, Jim Jarmush, Pedro Almodovar, Wim Wenders, Aki Kaurismaki…

“Quando un film è finito, è come la fine di una relazione. E poi qualcuno ti dice: -Beh, adesso ne farai un altro?-, ed è una cosa offensiva, perché è un po’ come chiedere: -Quand’è che ti innamorerai di nuovo?-.“ (John Cassavetes)

Una moglie è caratterizzato da uno stile narrativo estremamente realistico e si fonda su una serie di piccole vicende quotidiane che, unite insieme, compongono un quadro inquietante di un malessere tipico della nostra epoca. Su tutti i personaggi, e in particolar modo su Mabel, grava un opprimente senso di angoscia che il finale quasi consolatorio non riesce a sciogliere. Pochi tecnicismi, molti dialoghi e l’impressione costante che ci sia in ogni scena un’assoluta naturalezza, come se la macchina da presa cogliesse dal vivo l’intimità della coppia.

“Non mi è mai importato molto del cinema come arte in sé. Mi interessano le persone.” (John Cassavetes)

Ancora una volta, Cassavetes, come in buona parte della sua produzione, si preoccupa di analizzare da vicino l’ordinaria follia della classe media americana e le sue conseguenti nevrosi. Naturalmente chi paga le conseguenze peggiori di queste situazioni è la donna, per lungo tempo presa come mito della famiglia perfetta.

Questa pellicola è distante anni luce dalle stucchevoli epopee romantiche della gloriosa Hollywood: Cassavetes fa largo uso di Long Take, primi e primissimi piani anche per destrutturare l’epica della cultura americana. E, per finire, mette in discussione anche il confine che passa tra salute e malattia mentale. [Il Long Take è un’inquadratura di lunga durata che limita o elimina il ricorso al montaggio tradizionale.]

“She’s not crazy, she’s unusual.” (Nick parlando della moglie)

Note e osservazioni

Il titolo originale del film è “A woman under the influence”. Potrebbe indicare molte influenze alle quali è sottoposta la povera Mabel: del marito, della famiglia, della società e così via.

In un articolo su internet ho trovato anche che, in lingua gergale, può indicare una persona sotto l’effetto dell’alcool. Non è in caso della nostra protagonista, ma potrebbe spiegare il malessere che l’accompagna nella vita matrimoniale.

L’attrice del film è Gena Rowlands, che con la sua esasperata espressività, ben si contrappone alla maschera di pietra di Peter Falk. Secondo una interessante riflessione psicologica, rappresenterebbero la condizione dell’uomo prima e dopo la domesticazione. Ma quello che voglio segnalare in queste righe è che la Rowlands è stata anche la moglie di Cassavetes dal 1954 fino alla morte del regista.

Visto che parlo di famiglia, come dicevo all’inizio, in Una moglie, recitano anche la madre di Cassavetes, nel ruolo della madre di Peter Falk e la madre di Gena Rowlands, nel ruolo della madre dell’attrice.

Del denaro per realizzare Una moglie ho già detto. Aggiungo qui che, anche dopo che fu pronto, i distributori si rifiutarono di portarlo nelle sale. Fu grazie all’endorsement appassionato dell’attore Richard Dreyfuss al Mike Douglas Show che finalmente, grazie al passaparola, il film raggiunse la notorietà e la popolarità.

L S D

Una moglie

  • Regia: John Cassavetes
  • Soggetto e sceneggiatura: John Cassavetes
  • Interpreti: Peter Falk, Gena Rowlands, Fred Draper, Katherine Cassavetes, Matthew Laborteaux
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