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Voi siete qui: Musica & Danza » Nicola Segatta al Museo del Tappeto Antico di Brescia

22 Ottobre 2026

Nicola Segatta al Museo del Tappeto Antico di Brescia

Prendendo appunti per la recensione di Un viaggiatore sovrappeso in Anatolia e Iraq, il libro più recente di Bernardo Notarangelo (Zolfo, 2026), mi ero segnato la sua visita al M.I.T.A. – Museo Internazionale del Tappeto Antico di Brescia, compiuta poco dopo l’inaugurazione. Questo nuovo museo m’incuriosiva, ma non avrei mai immaginato che ci sarei arrivato per ascoltare un concerto, anzi: uno “spettacolo concerto” o “concerto spettacolo” che dir si voglia.

Ieri sera, infatti, mentre fuori diluviava, nella splendida cornice del M.I.T.A., ho assistito a Dal legno al suono di e con Nicola Segatta. L’evento, organizzato dalle Settimane Barocche di Brescia in collaborazione con il museo, ha visto esibirsi l’artista trentino davanti a un ipnotico tappeto di oltre 4 metri per lato realizzato nel XVIII secolo nella regione cinese della Ningxia, esposto per la mostra Le Trame del Dragone che si è chiusa a giugno ma si può eventualmente visitare su prenotazione.

Quella di “artista” è una definizione ventaglio che aprendosi rivela i talenti che la natura ha donato a Segatta e lui, con studio e dedizione, ha coltivato negli anni, compresi quelli trascorsi alla scuola di liuteria di Cremona. Bene: Nicola è liutaio, compositore e violoncellista, scrittore e attore.

Ieri sera era tutto questo insieme e ha stregato il pubblico – doveva contendersi la nostra attenzione con i sontuosi tappeti cinesi! – che lo ha ringraziato con calorosi applausi. Contento di aver toccato le nostre corde, come ha scherzato lui stesso, Segatta ci ha accompagnati in un viaggio avventuroso, quello che trasforma alcuni pezzi di legno in strumenti con un’anima, letteralmente.

Legni non scelti a caso, ovviamente, tenuti insieme da una pozione magica in cui il coniglio non esce dal cappello ma entra nel pentolino, lavorati con pazienza e caparbietà da mani che si affidano a una serie di attrezzi e utensili nel cui novero è compresa anche la pelle di squalo (mai avrei pensato di toccare in vita mia una pelle di squalo in un museo dedicato ai tappeti in una serata musicale: questo è il bello della cultura!).

Tra aneddoti, ricordi, informazioni tecniche – come i nomi delle varie parti del violoncello, nelle principali lingue europee – Segatta ha mescolato Shakespeare (cantando l’amletico To be or not to be) e Buzzati, canzoni francesi (Avec le temps di Léo Ferré) e russe a sue composizioni, come il Concerto Bizantino e la Suite necromantica.

Ha parlato dei fake Stradivari, dell’iconica fotografia Le Violon d’Ingres di Man Ray (1924), venduta un secolo dopo a un’asta per la cifra record di oltre 12 milioni di dollari. Ben lontani dalla valutazione del valore del più celebre violino di Guarneri del Gesù, il mitico “Cannone” appartenuto a Niccolò Paganini e oggi conservato nel Palazzo Tursi di Genova: un pool l’ha stimato a 80 milioni di euro, a loro volta molto meno che un missile comprato sul mercato nero degli armamenti…

Il tutto partendo dai suoi nonni, uno violinista e l’altro costruttore di mobili in stile settecentesco, e poi scalando con perizia e precisione la parete verticale del suo strumento (alpinismo e suono del violoncello sono attività incompatibili, ha constatato: chi pratica una delle due deve preservare le mani evitando di dedicarsi anche all’altra).

E poi la Foresta dei violini in Vial di Fiemme, gli studenti che da tutto il mondo convengono a Cremona e ne imparano il dialetto, l’olio di lino e il capolavoro dei capolavori, il preludio della Suite n. 1 in sol maggiore di Johann Sebastian Bach (BWV 1007) che pochi giorni fa Giovanni Sollima – uno dei maestri con cui si è perfezionato Segatta – ha regalato come bis al termine del suo concerto torinese all’Auditorium della RAI.

Avendo aperto questo articolo con la menzione di un libro, lo chiudo con un altro. Ieri sono uscito dal M.I.T.A. con una copia autografata e dedicata del volume Di suoni, di legni e di tempeste. I segreti di un liutaio di montagna (Terre di mezzo Editore, 2026), in qualche modo “fratello” dello spettacolo di Nicola Segatta. Ne riparleremo, tra una nota e l’altra.

Saul Stucchi

Settimane Barocche di Brescia

Dal 4 ottobre al 28 novembre 2026

Informazioni:

https://settimanebarocche.com

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