Ho archiviato ieri quella che posso tranquillamente definire una settimana intensa. Si era aperta lunedì, ultimo scorcio di agosto, con il concerto dei CSI al castello scaligero di Villafranca per proseguire nel nuovo mese con la visita di Palazzo Ducale e della mostra di Giorgio Milani alla Biblioteca Teresiana di Mantova, poi del Museo Egizio di Torino e quindi con la visione di due spettacoli teatrali in Brianza per il festival L’ultima luna d’estate: Pasolini. Una storia romana con Massimo Popolizio e Palomar con Filippo Ughi.
A coronare questi sette giorni di musica, arte e teatro è stato un evento che in qualche modo li unisce tutti. Partecipando per la prima volta al Festival Le Rose organizzato dalla Fondazione Domani l’Aurora – rimando al sito ufficiale per consultare il programma della manifestazione che si concluderà il 26 settembre – ho assistito allo spettacolo L’affare Vivaldi, un concerto – reading di Federico Maria Sardelli con l’ensemble barocco Modo Antiquo. Si è tenuto nella galleria del primo piano della splendida Villa Togni (già Averoldi) a Gussago, a qualche chilometro da Brescia.

Arrivato con un po’ d’anticipo, ho avuto modo di fare un breve giro per l’ampia area verde che circonda la Villa, divisa tra Parco all’inglese e Giardino alla francese.
Come poi ho confessato al Maestro Sardelli alla fine dello spettacolo, avevo già visto L’affare Vivaldi: in quella Biblioteca Nazionale di Torino che riveste un ruolo centrale nella vicenda – da declinarsi al plurale, tanto intricati sono gli intrecci delle storie e dei destini dei personaggi che hanno agito – o tentato di opporsi – a che gli originali del prete rosso finissero in due armadi della Biblioteca appositamente predisposti.
Rimane un mistero il motivo per cui Sellerio abbia scelto il Ritratto di Riccardo Gualino di Felice Casorati come copertina del libro, stante il comportamento non proprio encomiabile né lungimirante dell’imprenditore nella faccenda (lui fu uno di quelli che pronunciarono i pericolosissimi Preferirei di no che misero in serio rischio di dispersione i manoscritti vivaldiani, già dimidiati dalla folle decisione di tagliare a metà la preziosa collezione Durazzo. En passant: il quadro faceva bella mostra di sé nell’esposizione che il Palazzo Reale di Milano ha recentemente dedicato a Casorati).

A volte appoggiato al ripiano che sorreggeva i due busti – in bronzo e in gesso – del compositore Camillo Togni, che in questa Villa abitò – Sardelli ha alternato letture di brani dal suo libro – un longseller, visto che continua ad avere successo da quando è stato pubblicato nel 2015, come ha detto nella presentazione dello spettacolo Giulio Francesco Togni – alla direzione di composizioni vivaldiane.
Questo il programma interpretato da Modo Antiquo:
- Concerto in re minore per violino, archi e basso continuo, RV 813
- Sonata in sol maggiore per violino, violoncello e basso continuo, RV 820
- In memoria æterna, da Beatus vir RV 795, versione strumentale
- Concerto in re maggiore «per Anna Maria» per violino, archi e basso continuo, RV 818
- Concerto in fa maggiore per flauto, archi e basso continuo, op. X n. 5
Applauditissimi tutti, dal Maestro ai musicisti dell’ensemble che meritano qui almeno la menzione (là hanno avuto anche i miei di applausi, calorosi!): Federico Guglielmo violino principale, Stefano Bruni e Paolo Cantamessa violini, Alessandro Lanaro alla viola, Bettina Hoffmann al violoncello, Daniele Rosi al contrabbasso e Simone Vallerotonda alla tiorba.

Mi pare che questa volta Sardelli si sia commosso nel rievocare la tragedia dei due angioletti Mauro Foà e Renzo Giordano e i patimenti di quegli eroi che rispondono al nome di Luigi Torri e Alberto Gentili. Così come era profondamente immerso nell’ascolto del Beatus Vir (RV 598) tanto da canticchiarlo.
Il prossimo appuntamento della rassegna sarà sabato 12 settembre con Il clavicembalo trasfigurato di Forqueray, con Giulio Francesco Togni al clavicembalo.
Faderico Maria Sardelli e Modo Antiquo saranno a Modena il 25 settembre per La costanza trionfante di Vivaldi. Sulla mia copia del CD dell’opera – pubblicato ad aprile da Passacaille – da ieri campeggia l’autografo del Maestro (così come nel risguardo del romanzo campeggia quello vergato a Torino).
Saul Stucchi