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Voi siete qui: Biblioteca » “La prossima notte” di Giovanni Agnoloni

30 Agosto 2026

“La prossima notte” di Giovanni Agnoloni

La Fiorentina ha appena festeggiato i suoi primi cento anni di storia, giusto ieri: la squadra di calcio del capoluogo toscano è stata fondata infatti il 29 agosto 1926. Lo scrittore Giovanni Agnoloni, tifoso dei Viola, ha voluto in qualche modo celebrare l’importante anniversario mandando in libreria per l’editore Transeuropa il libro La prossima notte, uscito qualche mese prima della ricorrenza.

Romanzo breve o racconto lungo che dir si voglia, l’opera è più cose insieme: non soltanto omaggio a una squadra e alla sua storia, ma anche rievocazione di un’epoca – quella dei primi campionati di calcio dopo la tragedia della Seconda guerra mondiale – e una sorta di Viaggio in Italia. Avendo anche molte delle caratteristiche del genere giallo, qui non rivelerò troppo della trama, lasciando intatta al lettore la sorpresa dei colpi di scena.

Mi limito allo stretto indispensabile per presentare la vicenda, come del resto fa la quarta di copertina. Siamo nel 2010: Aaron Stewart, centravanti italo-americano della Fiorentina, riceve una telefonata che lo destabilizza e allarma, soprattutto perché riconosce la voce come appartenente a una persona che non dovrebbe essere più in vita da tempo.

Quel messaggio disperato darà l’avvio appunto a un viaggio lungo la Penisola che in realtà sarà la riproposizione di due precedenti, compiuti a distanza di dieci anni l’uno dall’altro a partire dal 1946, quando il Paese si stava rialzando dalle devastazioni del conflitto.

La Toscana è il cuore e il punto di partenza: Firenze e poi Siena, con Piazza del Campo che fa sentire di essere un po’ «nell’ombelico del mondo» (e intanto io pensavo ai miei ricordi e a quelli dello scrittore libico Hisham Matar che alla città ha dedicato il suo delizioso memoir A Month in Siena, tradotto da Anna Nadotti per Einaudi con il titolo di Un punto di approdo).

Agli inizi del viaggio la faccenda invece di chiarirsi si fa più misteriosa: «La vicenda stava assumendo tratti imprevedibili. Pareva che ci fosse davvero una regia occulta, dietro, opera di una mente capace di lavorare attraverso il tempo e di conservare vivamente la memoria del passato. Era una cosa che lo spaventava, ma non poteva fare a meno di affrontarla».

Ma è tempo di presentare gli altri due personaggi principali del romanzo che ruotano attorno al protagonista. Si tratta del padre, Charles, in passato massaggiatore dei Viola e della giornalista sportiva Claudia Magnolfi che all’attaccante della Fiorentina è interessata non soltanto per questioni professionali, diciamo…

I veloci capitoli in cui è organizzata la trama intrecciano i punti di vista dei tre personaggi e intersecano i piani temporali del passato e del presente (ovvero del 2010). Aaron, Charles e Claudia si rincorrono verso Sud, aggiungendo di tappa in tappa qualche tessera del puzzle che progressivamente diventa più intelleggibile tanto a loro quanto al lettore. E come nella vita di ciascuno, eventi del presente ricevono nuova luce (o comunque una nuova interpretazione) dal passato e viceversa.

In particolare padre e figlio sono legati da un rapporto irrisolto, da un intreccio di silenzi e omissioni che rischia di soffocare le emozioni. Charles per primo deve fare i conti col proprio passato, tagliare la testa del serpente dell’eterno ritorno (per usare la celebre immagine dello Zarathustra di Nietzsche): «Le parole prendono forma nella mente di Charles. Dov’è che quel viaggio del ’46 ha smesso di essere una semplice trasferta e si è tramutato nella sua maledizione? Quegli episodi così particolari, quel ripetersi ciclico di eventi, partivano tutti da allora, quando la vita aveva iniziato a sfuggire al suo controllo».

Naturalmente ci sono altri personaggi, altri “giocatori della partita”, per usare una metafora sportiva, più o meno collegati al rettangolo verde e a chi ci orbita attorno per professione. Agnoloni dissemina qua e là riferimenti a episodi storici, a cominciare dalla trasferta della Fiorentina a Palermo nel marzo del 1946.

Basterebbe il nome dell’arbitro che diresse quell’incontro, ovvero Generoso Dattilo, a rievocare un’Italia scomparsa da tempo. E poi i fugaci accenni ai due scudetti vinti dai Viola, le menzioni di giocatori e allenatori che hanno fatto la storia del club (e del calcio italiano), il ricordo dal sapore proustiano di un’immagine capace di immortalare un’epoca: l’attaccante brasiliano Julinho – al secolo Júlio Botelho – che ubriacò la difesa del Vicenza mandando a spasso il povero Mirko Pavinato (una breve ricerca in Rete basta a recuperare la fotografia, ovviamente in bianco e nero: era il marzo del 1956 e la sfida a Firenze terminò 2-0 per i padroni di casa).

Di pagina in pagina i personaggi mossi dall’abile penna di Agnoloni acquistano sempre maggior consapevolezza del rispettivo ruolo nella vita e in campo. Aaron, per esempio, comprende di essere pronto per arretramento sul rettangolo verde che sarebbe in realtà un’acquisizione di maggiori responsabilità registiche nel gioco.

Sentono il «gusto esaltante di un’avventura» e assorbono quella «ondata di emozioni» che rischia di travolgerli, tra profezie, minacce e il peso di un passato che non è ancora stato elaborato. Il tutto sapientemente condito in salsa “gialla” e Viola.

Saul Stucchi

Giovanni Agnoloni
La prossima notte
Transeuropa
Collana Narratori delle riserve
2026, 158 pagine
16 €

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