Luogo comune vuole che a Patrasso i turisti passino, ma non si fermino. Come tutti i luoghi comuni (lo ricordava a lezione tanti anni fa il mio professore di epigrafia latina) anche questo ha un nocciolo di verità e il fatto che la prima terra greca su cui abbia messo piede nell’ormai lontanissimo 1989 sia stata appunto Patrasso, sbarcato dal traghetto da Brindisi, soltanto per prendere il pullman di linea verso Olimpia, lo conferma.
La smentita ha dovuto attendere quasi quarant’anni, con la vacanza estiva di questo 2026. Sono tornato a Patrasso appositamente per visitare il nuovo Museo Archeologico (nuovo per modo di dire: è stato inaugurato nel 2009).
Sulle porte d’ingresso campeggiava la locandina della mostra Emporion dell’artista Andrea Valleri – veneziano d’origine e greco “d’adozione” – che ho mancato perché si sarebbe aperta soltanto qualche giorno dopo la mia visita, il 30 luglio, per il periodo di giusto un mese.

Voglio qui raccontare il Museo Archeologico attraverso dieci pezzi della sua collezione che hanno particolarmente attratto la mia attenzione, ma solo dopo aver ammesso che in realtà i dieci pezzi più interessanti sono probabilmente tutti mosaici.
Per offrire una presentazione più equilibrata della ricca collezione, mi limito a un solo esemplare, lasciando spazio ad altri oggetti (di alcuni ho visto soltanto la foto, accompagnata da un cartellino che ne spiegava l’assenza con il prestito a musei del Canada o della Cina).

- Ha la forma di una vasca da bagno, ma venne poi utilizzata come sepoltura una larnax (“cassa”) in terracotta chiamata asaminthos. Assomiglia ai corrispettivi minoici, da cui si distingue per presentare soltanto due manici invece di quattro. Di stile minoico sono le decorazioni: un polipo sulla parte esterna e un pesce su quella interna. Trovata nel cimitero di Voudeni, qualche chilometro fuori da Patrasso, risale all’età micenea (XIII secolo a.C.) e costituisce un ritrovamento molto raro nella Grecia continentale.
- Tra i numerosi vasi forse il più curioso è quello con il corpo a forma di anatra a tre zampe e testa di cavallo. Si tratta di un askos, un vaso di dimensioni piuttosto contenute utilizzato per versare liquidi oleosi, probabilmente per libagioni. Di epoca micenea, risale alla prima metà dell’XI secolo a.C.
- Un po’ inquietanti le quattro piccole teche contenenti ciascuna un teschio di donna o ragazza, come quello di fanciulla con una corona dorata di frutti di mirto. La defunta indossava orecchini d’oro; dal cimitero settentrionale di Patrasso, datato all’età ellenistica e più precisamente al quarto di secolo tra il 300 e il 275 a.C.
- In una teca è esposto un tesoretto di 35 aurei, recuperato al n. 56 di via Philopoimenos. Fu nascosto nel 46 – 47 d.C. ed è composto, per la maggior parte, da 22 monete di Tiberio (ben 22). La didascalia spiega che viene considerato un tesoretto ammassato per ragioni di risparmio e non per ragioni di imminente pericolo, a riprova dell’efficacia della pax romana.
- Un’altra indicazione di ricchezza è il lussuoso bagno privato del I sec. d.C. rinvenuto in una residenza romana nei pressi della via Maizonos (a poca distanza da dove è stato trovato il tesoretto di aurei). Costruito in mattoni con marmi colorati, l’acqua riempiva la vasca al centro scendendo da una cascatella lungo la piccola scalinata.
- Sempre al primo secolo della nostra era risale la lapide in pietra calcarea con una dedica in latino al medico oftalmologo greco Marcus Fulvius Herophilus. La pose a sue spese (DSP, de sua pecunia) la liberta del medico Arescusa.
- Della ricchezza della Patrasso romana dà una – seppur minima – idea il pannello di forma poligonale, con una cornice in avorio a struttura alveolare con intersezioni trapezoidali, rivestite in vetro opaco blu e bianco. Si tratta di un elemento decorativo per la casa ed era probabilmente fissato a una finestra oppure nel telaio di una porta. Risale al I o al II secolo d.C.

- Di tutti i mosaici esposti il mio preferito è quello pavimentale, datato al II secolo d.C., con la raffigurazione di Afrodite seminuda mentre si ammira in uno specchio che sorregge con la mano destra. È stato rinvenuto in una villa romana localizzata in quella che oggi è la piazza di Psila Alonia, nel centro di Patrasso. Il pannello spiega che in realtà la dea dell’amore era completamente nuda in origine, ma nei primi tempi dell’era cristiana la parte del corpo sotto l’ombelico venne ricoperta da un’ampia gonna fino alle caviglie.
- Una colonna di marmo grigio: a prima vista non dice granché, ma osservandola meglio si scopre che reca un’iscrizione incisa lungo dieci versi. Il testo – della fine del II, inizio del III secolo, è importante perché conserva il nome di chi ha “sponsorizzato” la costruzione del vecchio ponte. Recita così: «Il corso dell’indomabile fiume Kallinaos, dalle acque tumultuose di Zeus, qui si restringe e la Messatis è liberata grazie al pilastro di un ponte — fondato su saldi vincoli e realizzato con una notevole spesa da parte di Atremios — mentre tu ti dirigi verso la comoda Patrasso. Menofante ha scritto».
- La stele in marmo della sepoltura del gladiatore Trypheros, qui rappresentato con la pesante armatura da secutor, ovvero inseguitore del suo avversario retarius. Alla sua destra compare il figlioletto Alexandros che ha eretto il monumento, mentre alla sinistra si contano undici corone, a rappresentare il numero delle vittorie ottenute nei giochi gladiatori. La stele è datata al II-III secolo d.C.
Il Museo Archeologico di Patrasso merita sicuramente una visita, anzi: più di una. Quindi spero di tornarci in occasione delle prossime vacanze…
Saul Stucchi
Museo Archeologico di Patrasso
New National Road Patras-Athens 38-40
Patrasso (Grecia)
Informazioni: