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Voi siete qui: Musica & Danza » PAF! Fresu, Salis e Di Castri hanno suonato a Padova

15 Luglio 2026

PAF! Fresu, Salis e Di Castri hanno suonato a Padova

A quanto ho visto, ieri sera si è registrato il sold-out per il concerto P.A.F. Reunion di Paolo Fresu, Antonello Salis e Furio Di Castri in Piazza Eremitani – proprio accanto alla chiesa dei Santi Filippo e Giacomo che conserva quanto rimane della Cappella Ovetari affrescata da Andrea Mantegna. Tutte occupate le quattrocento sedie della platea.

Era il quinto appuntamento della dodicesima edizione del Castello Festival, negli ultimi cinque anni ospitato lì in attesa che il Castello Carrarese che gli dà il nome torni agibile dopo che saranno terminati i lavori di recupero. Il presentatore ha elogiato il «programma meraviglioso» di questa edizione, per il quale va ringraziato il direttore artistico, ovvero il musicista e compositore Maurizio Camardi.

Come ogni anno, anche ieri Fresu è tornato a Padova con una proposta nuova che gli organizzatori sono stati ben contenti di accogliere e il pubblico con loro, evidentemente.

Seduto a poche file di distanza dal palco, in attesa dell’esibizione del trio ho assistito per un’oretta al concerto di cicale tra i rami degli alberi lì accanto. Nel pomeriggio ero passato sotto le finestre del Conservatorio Pollini (Cesare, non Maurizio) per visitare la chiesa – come faccio ogni volta che torno a Padova – ed ero stato sorpreso dal suono di una tromba che subito avevo associato al musicista di Berchidda. In un primo momento ho pensato che stesse provando all’interno del Conservatorio e invece i tre amigos erano già sul palco per il sound check.

Ho avuto il tempo di scoprire la bella mostra Toni Liverani. Ceramica come scultura e l’incantevole scrigno affrescato in cui è allestita, ovvero l’Oratorio di San Rocco e poi di prendere un aperitivo, ripensando alle due occasioni precedenti in cui ho potuto ammirare il talento di Fresu. Se la prima risale a ben 14 anni fa (2012), quando lo ascoltai in un altro festival estivo – quello di Verucchio – in duo con Ludovico Einaudi, la seconda è invece molto più recente: poco più di due mesi fa all’Auditorium di Milano in dialogo con Giovanni Sollima.

Lo posso dire: tutti e tre concerti memorabili! Di questo padovano conserverò in particolare la scoperta dell’estro di Salis che ha suonato persino un sacchetto di plastica nella cassa del pianoforte. Alle cose fatte nell’intensa giornata di ieri devo aggiungere una lunga sosta in libreria, da cui sono uscito con il triplo CD di Glenn Gould alle prese con il Clavicembalo ben temperato di Johann Sebastian Bach e il libro Glenn Gould e la ricerca del pianoforte perfetto di Katie Hafner (Einaudi): chissà se il pianista canadese ha mai suonato un sacchetto di plastica, mi domandavo ieri sera, del tutto dimentico che intanto si stava svolgendo la semifinale dei mondiali di calcio, durante la quale la selezione spagnola ha maltratto quella francese proprio nel giorno della loro festa nazionale… (non ci sono più le prese della Bastiglia di una volta!).

Salis indossava una bandana gialla alla Pantani o alla Hulk Hogan, ma per fortuna non si è strappato la camicia: per il resto ha fatto di tutto con il piano, compreso suonare (con) la panchetta. Come un elettrauto piegato sotto il cofano di una vettura, metteva e toglieva cose dalla cassa del pianoforte.

Da parte sua Fresu ha suonato con tutto il corpo, contorcendosi come un fachiro, battendo il tempo con il pollicione del piede destro quando lo teneva piegato sotto il ginocchio. Tra i due musicisti dionisiaci manteneva la posizione l’apollineo Di Castri che disegnava un tappeto di basso continuo per le loro esplorazioni.

In un simpatico siparietto Fresu ha rievocato le origini del trio jazz, datate al 1995. Insieme hanno girato per il mondo, poi ciascuno ha preso la propria strada per seguire progetti personali, ma non si sono mai lasciati e ora si sono ritrovati con la stessa energia di allora. Ha poi nominato i brani appena suonati, come Next stop, Nogales e Another Road to Timbuktu. Più avanti abbiamo ascoltato – Salis era passato alla fisarmonica rossa – Sueños e ancora Lester.

Intanto era scesa la notte e si era alzato il vento: lo stormire delle foglie ha accompagnato gli ultimi brani, come Paparazzi e I Got Plenty o’ Nuttin di Gershwin (da Porgy and Bess).

Alla fine ho fatto in tempo ad acquistare uno degli ultimi CD rimasti – Carpe Diem del Paolo Fresu Devil Quartet – e a farmelo autografare dal trombettista sardo. Andrà ad affiancarsi nella mia modesta collezione a quello del 2012 con la doppia firma sua e di Einaudi su un CD – non indovinereste mai – dei C.S.I. di Ferretti e Zamboni… Sarà il caso che il 31 agosto a Villafranca mi porti un CD di Fresu per contrappasso!

Il prossimo appuntamento del Castello Festival è per sabato 18 luglio con il concerto di Suzanne Vega.

Saul Stucchi

Castello Festival

XII edizione
Dal 4 luglio al 13 settembre 2026

Piazza Eremitani
(4 luglio – 29 luglio)

Teatro Giardino di Palazzo Zuckermann
(26 agosto – 13 settembre)

Informazioni e programma:

www.castellofestival.it

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