Entra il fantasma dell’anglo-palestinese Isabella Hammad (traduzione di Maurizia Balmelli per Marsilio, 2025) è romanzo che, due anni fa alla sua uscita nel Regno Unito, ha riscosso un grande successo di critica e di pubblico.
Interamente ambientato tra Israele (sempre indicato con il sintagma «il 48», che sta a definire la terra sottratta ai palestinesi nel 1948) e la Cisgiordania, racconta il ritorno di Sonia nella terra d’origine. Sonia è un’attrice, nata a Londra da padre palestinese e madre olandese, che vicina ai quarant’anni, con una carriera che non decolla, un divorzio e una relazione fallimentare alle spalle, torna in Israele per visitare la sorella maggiore che insegna ad Haifa e riprendere contatto con i luoghi in cui per decenni ha trascorso le vacanze estive.
Il problema dell’identità, del ritorno e del rapporto difficile tra le due sorelle – attivista impegnata la più anziana e in crisi di identità la più giovane – sono i temi intorno ai quali ruota la storia. È però l’incontro di Sonia con una regista teatrale che le offre la parte di Gertrude (e inizialmente anche quella di Ofelia) in una produzione dell’Amleto da allestire in lingua araba in Cisgiordania, a conferire una svolta al romanzo, in cui si sovrappongono problemi identitari, la questione politica e dell’arte come espressione di lotta disarmata.

La vitalità della registra Mariam e la sua energia convincono la riluttante Sonia a unirsi alla compagnia amatoriale, aiutandola al contempo a prendere coscienza della realtà che la circonda. Molteplici gli ostacoli da superare per mettere su la tragedia: difficoltà finanziarie, ma anche quotidiane (come le perquisizioni da parte dell’esercito israeliano) fino al sequestro dell’intera scenografia alla vigilia della prima.
Così ben presto il teatro e la vita si intersecano. Sonia si riappropria di memorie che sembrano sopite: le estati trascorse nella casa dei nonni ad Haifa; la seconda intifada; l’anaffettività del marito, la gravidanza interrotta.
La messa in scena di un’opera di Shakespeare funziona per Hammad come pretesto per denunciare un regime. Non a caso, all’inizio del romanzo, Mariam invita Sonia e la sorella a una rappresentazione di al-Muharej, Il Giullare, dello scrittore siriano Muhammad al-Maghut, una satira che si rifà a Otello per condannare gli inglesi.
Del resto nelle prime pagine del libro si legge come la figura di Gertrude rappresenta «la terra che viene razziata. Come succede alla Palestina, e come la Palestina parte di lei lo accetta, parte tradisce il vecchio re, dimentica com’era un tempo». E la raffigurazione di una terra usurpata. Questo perché, come sostiene uno dei personaggi, «l’Amleto, come ogni altra opera della grande letteratura parla a tutti i popoli. E non ad uno solo. E lo si può rappresentare anche in paese lontani dall’Inghilterra».
Mariam sollecita gli attori a interpretare la tragedia facendo emergere la situazione palestinese. Così Amleto diventa un terrorista o un martire della lotta di liberazione, o «un tizio che pensa troppo e parla troppo». L’importante è che non sia un «perseguitato da tutti i fantasmi dei vecchi Amleti, cioè da tutti gli attori famosi della tradizione», piuttosto come un giovane palestinese ossessionato «da un mix di tradizioni, avvenimenti, ricordi».
Il teatro diventa luogo di resistenza quando, la sera della prima, all’ingresso nel teatro di un gruppo di soldati israeliani, Mariam, costretta a vestire i panni di Amleto, rivolge le parole di Shakespeare direttamente agli invasori.
Isabella Hammad sfrutta e intreccia ricordi, ripensamenti e notazioni quasi diaristiche. Ma l’originalità si trova nella parte scritta come un testo drammaturgico dove i dialoghi la fanno da padrone.
Entra il fantasma ha vinto il Premio Gregor von Rezzori – Città di Firenze 2026 ed è stato candidato allo Strega Europeo 2026.
Claudio Cherin
Isabella Hammad
Entra il fantasma
Traduzione di Maurizia Balmelli
Marsilio
Collana Romanzi e Racconti
2025, 416 pagine
21 €