Elogiando la «qualificata presenza» del pubblico il Maestro Diego Fasolis, sabato sera al Teatro Dal Verme di Milano, al termine dell’esecuzione della Messa in Do minore K 427 di Mozart, non deve essersi accorto di comprendere nel novero anche il sottoscritto, di suo incapace di distinguere un Do da un Re.
Posso però assicurare senza tema di smentite che il concerto dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali con il Coro della Radiotelevisione Svizzera è stato un grandissimo successo: l’hanno testimoniato i calorosi applausi dei presenti che hanno occupato per la quasi totalità i posti del teatro (la sera prima riempito per il concerto della pianista Martha Argerich con l’Orchestra della Svizzera Italiana diretta da Charles Dutoit, generosamente ospitato per la momentanea chiusura della Sala Verdi del Conservatorio dove era in programma).

Merito suo, dell’ensemble, del coro e dei cantanti: rispettivamente i soprani Lydia Teuscher e Rosa Bove, il tenore Moritz Kallenberg e il basso Johannes Weisser. Ma soprattutto di Mozart: l’ha in qualche modo riconosciuto lo stesso direttore sollevando a mo’ di ostensione lo spartito prima di lasciare il palco, dopo aver ricordato l’anniversario dei novant’anni dalla fondazione del Coro della Radiotelevisione Svizzera («nessuno dei presenti c’era nel 1936», ha scherzato Fasolis).
Ma la magia non era ancora finita: ciliegina sulla torta è stato quel «dongiovannesco» Agnus Dei, su musiche del Thamos, König in Aegypten (K 345) per il quale nelle sue lettere il compositore austriaco lamentava di non riuscire a trovare una collocazione (un vero peccato, visto che amava particolarmente questo brano).

La Messa in Do minore K 427 ha aperto per me un intenso weekend musicale con ben cinque concerti in un giorno e mezzo: curiosamente questo piacevolissimo tour de force è stato inaugurato e concluso da Mozart, il cui Don Giovanni trascritto per archi ho ammirato ieri sera a Monza nell’interpretazione dell’Umbria Ensemble per la nuova stagione di Brianza Classica (ne scriverò).
Ma a colpirmi è stata soprattutto un’altra coincidenza. Nella come sempre dotta introduzione all’opera a firma di Raffaele Mellace, pubblicata sul programma di sala, il professore scrive: «Il magistero napoletano dello Stabat Mater di Pergolesi frutta ancora nel terzetto del Quoniam [a metà della composizione, ndr.], il cui incisivo tema d’apertura si scioglie nel singulto delle sincopi».
E se è un vero peccato che Mozart sia morto ad appena 35 anni, che dire della prematura scomparsa di Giovanni Battista Pergolesi, spentosi a 26 anni e una manciata di settimane, giusto il 16 marzo di 290 anni fa?! Lo ricordava ieri mattina Thomas Chigioni inaugurando, proprio con lo Stabat Mater del compositore marchigiano, la stagione 2026 dell’Ensemble Locatelli nel Ridotto Gavazzeni del Teatro Donizetti di Bergamo. Avrò occasione di tornare anche su quel concerto.
Nel frattempo l’ottantunesima stagione sinfonica dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali proseguirà giovedì 19 marzo con un concerto diretto da Stefano Montanari e Francesco Manara al violino. In programma il Concerto per violino e orchestra in Re minore opera postuma e la Sinfonia n. 2 in Do maggiore op. 61 di Robert Schumann.
Saul Stucchi
Foto dalla pagina FB dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali
I POMERIGGI MUSICALI
Teatro Dal Verme
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Milano
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