Al Museo dei Saperi e delle Mirabilia siciliane di Catania, fino al 30 aprile è possibile ammirare la mostra dal titolo Antonio Santacroce, maestro dell’immaginazione e della materia, frutto di una collaborazione tra l’Università e l’Accademia di Belle Arti di Catania, che dura già da diversi anni, con varie condivisioni progettuali, della Fondazione Antonio Santacroce-Culture del Mediterraneo, sponsorizzata dall’ANCE – Associazione Nazionale Costruttori Edili Catania, e dalla Nuova Officina d’Arte.
Curata da Vittorio Ugo Vicari, docente all’Accademia di Catania, sotto il coordinamento di Germana Barone, docente all’Università, la mostra si articola in centocinquanta opere, di vario genere: pitture, sculture, incisioni.
Molte sono state eseguite su particolari carte, di grande pregio, alcune uscite da importanti cartiere europee e italiane; nelle opere scultoree, Santacroce ha usato varie tecniche particolari, come per esempio la chamotte, un miscuglio di elementi lavici, materiali inerti e argilla, che compone una superficie ruvida, importante per il tatto degli ipovedenti.

Il percorso espositivo si è concentrato principalmente sugli inediti dell’artista, infattti ottantasette opere delle centocinquanta presenti, quindi molto più della metà, sono inediti assoluti.
La figura umana, nell’esposizione, ha varie facce: figurativa, astratta, ecc. e ciò dà l’idea dell’arte di Antonio Santacroce, molto articolata. Pittore, scultore, scenografo e designer, possiamo ammirare vari aspetti del suo universo creativo, dovuto anche a importanti esperienze internazionali, soprattutto in Svizzera.
Descrivendo nel dettaglio la mostra, essa si articola in due spazi: in uno troviamo incisioni, carte dipinte, cataloghi. Maggiormente Santacroce ha realizzato figure umane, in una fusione tra astratto e figurativo, di grande impatto visivo, i corpi che si stagliano sulla superficie creativa sprigionano una enorme carica emotiva, coinvolgendo in maniera diretta lo spettatore.
Abbiamo la serie del calendario Lapis, piccoli quadretti pittorici in cui viene rappresentato l’anno attraverso figure come Giove e Dioniso, oppure la serie del quaderno dello Speculum, opere eseguite come necessità di sfogo personale in un diario.
Parlando delle carte utilizzate da Antonio Santacroce, ci sono per esempio quella del Giappone, detta anche Washi, costituita di fibre naturali quali il gelso, la famosa carta Fabriano di grande qualità con la particolarità della ruvidità, la carta briglia artigianale di alto livello, creata a mano, ruvida di grande naturalezza, della cartiera Amatruda in Amalfi.
Dalla ditta Vang viene invece la carta Manchener Aktstudieblock, specifica per il disegno dal vero, liscia e un po’ granulata. Ancora abbiamo la carta vergatina di Pineider, particolarmente robusta e quindi perfetta per eseguire opere che devono durare nel tempo.

Le sculture sono di varia tipologia. Abbiamo opere a tutto tondo, bassorilievi, altorilievi, stampe fotografiche di altre sculture. Troviamo vasi con altri rilievi umani, insomma variegate, per fare qualche esempio vi sono i vasi lutroforo, inoltre troviamo opere in ceramica, passione che l’artista ha sviluppato nei primi anni Settanta, quando faceva l’operaio nella fonderia di Ferrowohlen in Svizzera, che gli ha fatto apprendere la grande duttilità del metallo.
Santacroce conobbe un ceramista svizzero da cui apprese lo studio dell’argilla. La ceramica possiede caratteristiche plastiche più variegate, che quindi ben aderiscono alla versatilità creativa di Antonio Santacroce.
A partire dall’inizio degli anni Duemila, mentre soggiorna a Grottaglie, può ammirare la ceramica locale e da qui sviluppa tutto un discorso legato a Rosolini, sua terra d’origine, e alla sua famiglia. Evolve, qui come nelle altre opere, l’interesse per il mondo archeologico e mediterraneo.
Oltre a questi spazi descritti, in uno dei corridoi del cortile universitario abbiamo un’importante scultura femminile, realizzata appunto con la tecnica della chamotte citata prima, dal titolo Madre e figlio del 2002. Tutta la mostra è un grande racconto della vita , delle emozioni e delle sensazioni.
Descrivendo brevemente la figura di Antonio Santacroce: è nato a Rosolini nel 1946, nel 1959 viene a Catania e studia all’Istituto Statale d’Arte con maestri come Francesco Ranno. Ha le prime mostre all’inizio degli anni Sessanta insieme alle esperienze teatrali. Ha insegnato al Liceo Artistico di Catania dal 1972 al 1989, e alla Freudenberg di Zurigo dal 1989 al 1996.
Tra le varie esposizioni abbiamo: “Le Stanze del Sogno di Santacroce” presso l’Istituto Italiano di Cultura di Berlino, “Seguendo il cammino di Marco Polo: artisti italiani dipingono Hangzhou” presso il Museo d’Arte Contemporanea in Cina, “Inspired by Soane” a Londra presso il Sir John Soane’s Museum, ”Horizonte und Hinternisse” al Kunstsalon Wolfsberg di Zurigo.
Ha anche eseguito varie opere in diversi spazi pubblici in Italia e all’estero, per esempio ancora a Hangzhou, dove assieme ad altri dieci artisti italiani, guidati da lui, è chiamato a realizzare la nuova città o a Vizzini, dove scolpisce in pietra lavica e bianca Suor Veronica Barone, opera destinata per una piazza del medesimo paese.
Ha creato varie opere nella chiesa SS Salvatore a Biancavilla: diversi marmi per il battistero, l’aula, il tabernacolo e la parte in ceramica del suo vano. Ha scolpito vari bronzi per la porta principale e secondaria, il crocifisso in legno di grandi dimensioni, e la Sinopia (disegno preparatorio per l’affresco) per realizzare il Volto Santo.
La mostra, a ingresso libero, si può visitare da lunedì a venerdì, dalle 8.30 alle 13.00 e dalle 14.30 alle 17.00 (il venerdì solo di mattina).
Dario Salanitro