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Voi siete qui: Musica & Danza » Accademia Bizantina in concerto al Teatro Verdi di Trieste

6 Febbraio 2026

Accademia Bizantina in concerto al Teatro Verdi di Trieste

Se (o quando?) deciderò di scrivere un Viaggio in Italia (più alla Ceronetti che alla Piovene, sia chiaro), darò ampio spazio ai luoghi dove ho ascoltato musica. Prima del concerto di Accademia Bizantina lunedì 2 febbraio non ero mai stato al Teatro Giuseppe Verdi di Trieste.

O meglio, ci ero stato nel marzo dell’anno scorso per assistere al concerto Beethoven on Stage con i Solisti e l’Orchestra dell’Ars Nova International Music che si era tenuto però nella Sala Victor de Sabata del Ridotto. È stato uno dei cento eventi musicali a cui ho assistito nel 2025, per me “il più intenso degli anni” (quando mi ricapiterà di visitare cento musei e altrettante mostre temporanee nell’arco di dodici mesi?).

Proprio quella sala ha fatto da cornice all’incontro di presentazione del concerto Baroque Anatomy #5, il numero 1528 dalla fondazione della Società dei Concerti di Trieste, il terzo della novantaquattresima stagione. Il direttore artistico, il M° Marco Seco, ha dialogato con Ottavio Dantone, fondatore dell’ensemble barocco, e con Alessandro Tampieri, primo violino.

Parteciparvi non è stato soltanto molto interessante, ma anche utile a inquadrare meglio il programma interpretato durante il concerto: lo stesso che l’ensemble ha registrato nell’omonimo CD uscito lo scorso dicembre da HDB Sonus. Questo primo capitolo di un progetto molto ambizioso e articolato è dedicato all’occhio, come ricordano il sottotitolo dell’album e il disegno in copertina.

Accademia Bizantina lo porterà in giro: domani, sabato 7 febbraio, a Roma nell’Aula Magna del Rettorato dell’Università LaSapienza e lunedì 9 al Teatro Auditorium Manzoni di Bologna, mentre il 9 marzo sarà la volta del Teatro Comunale di Vicenza. Dantone si è detto molto soddisfatto perché il progetto è particolarmente stimolante: ha impegnato lui stesso e Tampieri nella ricerca di brani adatti a ciascuna incisione. «Non sapete quanta musica non è conosciuta del periodo barocco ma che è meravigliosa e aspetta solo di essere ascoltata!» ha detto davanti a un pubblico attento e curioso.

Protagonista della chiacchierata, così come poi del concerto, è stato Johan Sebastian Bach: non un enfant prodige come Mozart, ma un geniale “artigiano” della musica. Dantone ha espresso in modo chiarissimo la sua convinzione: «la miglior musica italiana, l’ha scritta Bach; la miglior musica francese, l’ha scritta Bach e la miglior musica tedesca, ovviamente, l’ha scritta Bach».

Imbeccato da una domanda del M° Seco, Tampieri si è soffermato sul violino solistico di Bach: «Violinisticamente Bach è una delle cose più difficili che possano esistere», ha spiegato, per poi aggiungere che Dantone gli ha confessato che anche per la tastiera Bach è tremendo. «Bach quando scrive parte dal cervello, dal contrappunto…». In sintesi: Bach è molto, molto complicato! Poi ha ricordato che il nome di Brandeburghesi con cui noi li conosciamo non è quello usato dal compositore – fu dato nell’Ottocento da un critico – che invece li intitolò Concerti per strumenti (Six concerts avec plusieurs instruments).

Alle 20.30 la parola è passata alla musica, all’affiatato ensemble (è il caso di menzionare almeno Marcello Gatti al flauto, strumento fondamentale per le quattro composizioni scelte per il programma della serata).

Mentre ripensavo al concerto di Accademia Bizantina al Monteverdi Festival di Cremona dell’anno scorso ammiravo l’elegante struttura architettonica del Teatro Verdi, in particolare la decorazione dei primi due ordini. E mi sono ricordato di un particolare che ci fece osservare la professoressa di latino all’università: negli edifici classici (e poi classicheggianti) i Telamoni sono scolpiti in una posa di sforzo, con le braccia sollevate a sopportare il peso, mentre le Cariatidi sono raffigurate in posizione rilassata, come se il gravame sulle loro teste fosse un copricapo. È proprio quello che avviene qui al Verdi.

Tra le numerose informazioni interessanti riportate nel libretto di sala – l’introduzione al programma la firma Enzo Beacco – mi ha incuriosito il suggerimento che riporto: «se ami il contrappunto di Bach, scopri come la sua eredità risuona nella purezza mistica di Pärt (il 9 marzo 2026 con i Tallis Scholars)». È un ottimo spunto per collegare epoche e mondi diversi e distanti ma in qualche modo collegati (oltre che un intelligente sistema per promuovere un altro evento musicale in calendario).

Quando non impegnato a suonare il cembalo – alla Jimi Hendrix alla fine del primo movimento del Concerto Brandeburghese n. 5, per esempio – Dantone dirigeva l’ensemble che si è visto tributare calorosi e lunghi applausi alla fine della serata.

Il prossimo concerto della stagione n. 94 della Società dei Concerti sarà lunedì 16 febbraio con il pianista russo Mikhail Pletnëv. Mi piace però segnalare anche il concerto n. 1533: il 20 aprile suoneranno al Teatro Verdi Avi Avital (che ho apprezzato con Giovanni Sollima & Co. a Como e come solista con LaFil al Piccolo Teatro Studio di Milano l’anno scorso) e Lorenzo Cossi: naturalmente il primo al mandolino e il secondo al pianoforte. Un’occasione per tornare a Trieste…

Saul Stucchi
Le foto sono prese dal profilo Facebook della Società dei Concerti Trieste

Società dei Concerti Trieste

Teatro Lirico Giuseppe Verdi

Piazza Giuseppe Verdi 1
Trieste

Informazioni e biglietti:

www.societadeiconcerti.it

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