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Voi siete qui: Biblioteca » Da Giunti “Gli omicidi dei tarocchi” di Barbara Baraldi

2 Luglio 2025

Da Giunti “Gli omicidi dei tarocchi” di Barbara Baraldi

Oggi, 2 luglio, arriva in libreria Gli omicidi dei tarocchi di Barbara Baraldi, pubblicato da Giunti. Il caso – che non esiste – si è divertito a giocarmi un tiro dei suoi e ha fatto sì che il libro finisse sulla mia scrivania, anche se destinato ad altri.

La mia parte razionale spiega il fatto con un semplice scambio di indirizzo, ma forse non ha del tutto torto quella emotiva che ci vede l’esito di un piano più elaborato. Non nutre il sottoscritto un certo interesse per le carte dei tarocchi? Se ne trovano alcune tracce qui su ALIBI, come la recensione della mostra I tarocchi dei Bembo alla Pinacoteca di Brera (nel 2013), e poi vari riferimenti all’opera di Italo Calvino, senza tralasciare l’incontro con Federico Scarioni che ho organizzato l’anno scorso alla Biblioteca Ostinata di Milano.

Il destino aveva giocato le sue carte e a me non restava che interpretarle. Dunque mi sono messo a leggere il romanzo e in pochi giorni l’ho finito: come i gialli più riusciti tiene infatti alta la suspense e costringe il lettore a posare con riluttanza il libro. I capitoli sono brevi o brevissimi e finiscono tutti con un colpo di scena, un rilancio, una sospensione del discorso: tutti stratagemmi che l’autrice maneggia con arte per non far mai calare la tensione.

Naturalmente dirò solo lo stretto necessario per non rovinare le (numerose) sorprese al lettore. Le protagoniste sono due sorelle: Maia Bellini è una donna che si trova in una fase tutt’altro che felice della sua vita. È senza lavoro, ha divorziato e da tempo non parla più con Emma – il suo demone più spaventoso – che di mestiere fa la commissaria di polizia (e come tale ha anche il compito di fare periodicamente il punto della situazione, a beneficio dell’indagine e del lettore).

Maia vive da sola con due gatti che ha chiamato Renato e Loredana (spoiler alert: io ne ho indovinato il motivo prima di arrivare a pagina 290. NB: cito il numero nell’edizione fuori commercio che mi è arrivata. Potrebbe non coincidere con quella in vendita in libreria). Ha un passato come aspirante artista e interprete di tarocchi (non ama la parola “cartomante”) e tira avanti come può tra un lavoretto e l’altro. Finché non si imbatte per caso – che non esiste, e due! – in una galleria in centro a Trieste (dove è ambientata la storia) e pagina dopo pagina viene coinvolta in una vicenda misteriosa quanto pericolosa, nella quale le carte hanno un ruolo fondamentale.

Il lettore – che è facile immaginare appassionato di tarocchi, in un grado qualsiasi dello spettro che va dalla curiosità culturale (come nel sottoscritto) alla professione di interprete, appunto – farà bene a tenere a portata di mano il suo mazzo e seguire lo srotolarsi della storia accompagnandolo con la stesa delle medesime carte in cui s’imbattono i personaggi, dalla prima all’ultima. Che – non è un caso… – coincidono.

Senza svelarne contesto, significato e luogo di ritrovamento, posso qui dire che seguiranno arcani maggiori come la Temperanza e la Ruota della Fortuna, il Mago (o Bagatto), l’Imperatore e l’Imperatrice, il Papa e la Papessa…

Non vengono da un mazzo qualsiasi (Maia ne possiede una ventina), ma da uno realizzato dalla stessa Maia. Se la cosa non fosse di per sé abbastanza inquietante, a complicare ulteriormente la faccenda – e ad aumentare la tensione narrativa – interviene un dettaglio tutt’altro che trascurabile e a prima vista incompatibile con la realtà dei fatti come si presenta ai personaggi: è stata proprio Maia a distruggere il mazzo. Dunque, da dove saltano fuori quelle carte? Leggete e lo scoprirete.

Come le persone reali nella vita, i personaggi del romanzo spesso non sono come sembrano. Hanno un passato di cui non andare fieri, se non proprio da nascondere a tutti i costi. Interagiscono in modi e in situazioni che cambiano mentre la vicenda – costellata da più di una morte violenta, come anticipa il titolo – accelera progressivamente verso lo scioglimento finale. Non diversamente, la natura doppia è caratteristica identitaria degli arcani.

I tarocchi, peraltro, non sono uno strumento di divinazione, quanto di autoanalisi. «Nei tarocchi non c’è niente che non sia già dentro di noi. E, mentre li interroghi, loro stanno interrogando te», spiega a un certo momento Maia.

E verso la metà del romanzo è ancora più chiara:

Una lettura è inevitabilmente simbolica. Le carte ci aiutano a comprendere meglio la situazione che stiamo vivendo e le energie in movimento, a elaborare le nostre emozioni. Suggeriscono degli scenari possibili, ma l’interpretazione spetta a noi e, per quanto possa sembrarti insolito, non è univoca”.

Cos’altro posso dire senza svelare troppo della trama? Viene menzionata una canzone dei Cure (ma non la mia preferita); non manca la tensione erotica; quello messo peggio – come sempre – è il giornalista declassato alla cultura («Siamo in Italia, mia cara. Fare cultura, qualunque cosa significhi, è l’ultima risorsa di chi non ha conoscenze per accedere a un reality televisivo»); i tarocchi entrano ed escono dalla vita di Maia e arrivano a sfidarla; a un certo punto le due sorelle si svegliano di umore opposto (bella trovata!); Poe non c’è, ma è lì sotto i nostri occhi…

Saul Stucchi

Come post scriptum due informazioni di rilievo:

  • Sul sito dell’editore Giunti è possibile personalizzare la propria copia del romanzo scegliendo uno dei Custom Sprayed Edges, ovvero dei modelli di decorazione del taglio del volume.
  • Giovedì 10 luglio alle 18.30, nell’ambito della rassegna Estate in Libri – Aperitivi d’autore in giardino di Monte Rosa 91 Barbara Baraldi presenterà Gli omicidi dei tarocchi a Milano.

Barbara Baraldi
Gli omicidi dei tarocchi
Giunti
Collana M
2025, 372 pagine
18 €

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