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Voi siete qui: Storia » L’invenzione dei Fori Imperiali

3 Novembre 2008

L’invenzione dei Fori Imperiali

Verso la fine di ottobre di quasi ottanta anni fa, per la precisione dal 22 al 25 ottobre 1929, Maria Barosso realizzava una serie di acquerelli per immortalare i lavori di demolizione in corso nell’area dei Fori Imperiali. Ne intitolava uno I Mercati di Traiano scoperti dopo la demolizione delle case in piazza Traiano, aggiungendo nell’angolo superiore destro la didascalia, la firma e la doppia data col riferimento al settimo anno dell’era fascista.

Possiamo ammirare quello stesso acquerello nella bella mostra intitolata L’invenzione dei Fori Imperiali. Demolizioni e scavi: 1924-1940, ospitata nelle sale dei Musei Capitolini fino al 23 novembre 2008. Riunisce disegni, fotografie e originali reperti archeologici (in tutto centoquaranta opere) che testimoniano visivamente il processo di demolizione, ma anche di ricostruzione, subìto dal tessuto urbano della capitale durante il Ventennio, per fermarsi soltanto con lo scoppio del secondo conflitto mondiale. Quasi metà delle opere esposte è rappresentata da fotografie in bianco e nero, selezionate da un immenso corpus di oltre 7.000 immagini che il Governatorato di Roma commissionò a professionisti specializzati nella documentazione di opere d’arte: il regime ci teneva alla qualità della resa, ovviamente per fini propagandistici. Ci sono poi una quarantina di disegni e dipinti, anche questi eseguiti su commissione per immortalare il progredire dei lavori. Recano la firma, tra gli altri, di Michele Cascella, Maria Barosso, Lucia Hoffmann, Giulio Farnese e Pio Bottoni. A intervallare le prime e i secondi gli organizzatori hanno esposto trenta reperti di epoca romana e alcuni frammenti pittorici e scultorei del Cinque e Seicento, tutti recuperati nell’area indagata dalla mostra, tra le più ricche di testimonianze dell’Urbe.
Ma torniamo all’acquerello della Barosso: nella parte bassa vediamo dei camioncini che portano via la terra dall’emiciclo dei mercati. Operai appena stilizzati compiono lavori sui piani superiori del complesso (quelli, per intenderci, che qualche anno fa ospitarono gli stupendi bronzi di Igor Mitoraj) senza evidenti sistemi di protezione anti-infortunistica. Il visitatore ha così modo di domandarsi quante persone ci abbiano rimesso la pelle per costruire la “nuova Roma”. Funzionale alla propaganda del regime era il recupero dell’antica capitale dell’impero, da riportare alla luce abbattendo le successive stratificazioni urbane, considerate di minore o nulla importanza rispetto al glorioso passato repubblicano e soprattutto imperiale. Furono quindi rasi al suolo edifici e quartieri per far posto alla Via dell’Impero, ribattezzata Via dei Fori Imperiali solo dopo la caduta del fascismo.
Numerose fotografie sono di autore non identificato, come quella che ritrae la Loggia della Casa dei Cavalieri di Rodi durante i restauri, con veduta del Vittoriano e del Campidoglio, scattata nel marzo del 1938.
Si noti una curiosità: negli acquerelli gli operai sono sempre alacremente al lavoro, come pazienti formichine alle prese con un gigantesco cumulo di terra destinato a scomparire sotto i loro instancabili picconi. Nelle fotografie, invece, come in quelle realizzate da Cesare Faraglia (per esempio “Demolizione della scuola Principessa Iolanda che insisteva sull’emiciclo dei Mercati di Traiano”), si riposano un attimo dalla fatica per mettersi in posa. Riprendono poi il lavoro, fin troppo di lena, nei filmati dell’Archivio Luce proiettati in una saletta, facendo sorgere il sospetto che anche qui “siano in posa”, come nella scena del picconatore che inferisce numerosi colpi di picozza senza produrre effetti visibili.
Annotiamo una seconda curiosità: nel febbraio del 1933, mentre procedevano i lavori per la demolizione di un caseggiato di via Alessandrina, venne alla luce un tesoretto appartenuto all’antiquario Francesco Martinetti, morto nel 1895. Una settimana dopo ci fu una clamorosa vincita al lotto in uno dei quartieri più popolari della città (per gli amanti dei dettagli ricordiamo che uscirono i numeri 74, 62 e 24 sulla ruota di Roma, corrispondenti, secondo l’interpretazione della smorfia a “monete”, “anelli d’oro” e “muratore”). I giornali ebbero gioco facile a titolare “tesoro chiama tesoro”. Il tesoretto era composto da oltre duemila e cinquecento monete d’oro di epoche diverse: antiche, medievali, moderne e ottocentesche. In mostra sono esposti alcuni pezzi da 20 Franchi della Repubblica Francese, coniati attorno al 1875. Un’altra parte del tesoretto è visibile nella sala dedicata al Medagliere Capitolino, nella cui raccolta è confluito.
Il bianco e nero delle fotografie “drammatizza” le scene di distruzione, mentre i colori vivaci degli acquerelli danno alle scene un tono più leggero: in queste opere pare predominare il senso di rinnovamento su quello di distruzione, anche se non mancano particolari capaci di rivelare a un occhio attento gli aspetti meno piacevoli della rifondazione dell’area: alludiamo ai cartelli con la scritta “trasferito” apposti su botteghe ed esercizi, che denunciano il cambiamento di sede imposto da cause di forze maggiore (il destino fatale di Roma…).
Dicevamo della resa “drammatica” di alcuni scatti. Si veda, per esempio, lo scatto di un fotografo non identificato, intitolato “La grande aula coperta dei Mercati di Traiano”, realizzata nel febbraio del ’29: pare immortalare gli effetti devastanti di una bomba.
Le immagini però permettono anche di farsi un’idea di come era (e come sarebbe) il centro di Roma senza le oggi onnipresenti automobili. Nella foto “Via dell’Impero con le ultime demolizioni in corso dall’alto della Colonna Traiana” si vedono bene gli edifici di cui oggi non rimane più traccia. Il titolo, con il riferimento all’inconsueta postazione, lascia intendere l’impegno profuso dal Governatorato nel documentare i lavori in corso. Il disegno in grafite di Pio Bottoni, “Case in demolizione nel Foro di Cesare” (dell’ottobre del 1931) ci mostra invece i panni stesi fuori da finestre che affacciano da edifici malmessi, ormai in via di demolizione: sono gli ultimi segni di una presenza umana che presto sarebbe stata costretta a cambiare indirizzo.
All’uscita si noterà la riproduzione della fotografia aerea raffigurante i lavori nell’area dei Fori, incollata sul pavimento dell’anticamera che precede l’ingresso alla mostra: forse ci è sfuggita al momento di entrare.
Il catalogo della mostra è edito da Palombi, mentre l’intero corpus della campagna fotografica dell’epoca viene pubblicato da Electa con il titolo Fori Imperiali. Demolizioni e scavi. Fotografie 1924-1940.
L’invenzione dei Fori Imperiali
Demolizioni e scavi: 1924-1940

Fino al 23 novembre 2008
Palazzo Caffarelli
Musei Capitolini
Roma

Orario: dal martedì alla domenica 9.00-20.00 (la biglietteria chiude alle 19.00)
Biglietto: unico integrato comprensivo di ingresso ai Musei Capitolini e alla mostra: intero 8.00 e; ridotto 6.00 €
Solo mostra: intero 4,50 €; ridotto 2,50 €.
Informazioni e prenotazioni: tel.060608 tutti i giorni dalle 9.00 alle 22.30

Didascalie:
Maria Barosso (Torino 1879 – Roma 1960)
I mercati di Traiano scoperti dopo la demolizione delle case in Piazza di Traiano, 22-23-25 ottobre 1929
Grafite e acquerello, mm 565 x 780
Provenienza: acquistato con delibera del Governatorato n. 9293 del 28 dicembre 1929
Roma, Museo di Roma, MR 2489

Fotografo non identificato
Trasporto della statua di Giulio Cesare all’interno del foro, aprile 1932
Gelatina bromuro d’argento, mm 195 x 255
Roma, Museo di Roma – Archivio Fotografico Comunale, AF 22221 Fotografo non identificato
Marco Tullio Montagna (Velletri, ? – attivo nel sec. XVII)

Apostolo, 1639-1642
Affresco staccato riportato su tela, cm 116 x 120
Provenienza: chiesa della SS. Annunziata, lunetta con l’Assunzione della Vergine
Roma, Museo di Roma, MR 716

Filippo Reale (Roma 1878 – 1962)
Elementi architettonici recuperati durante i lavori per la soppressione di via Bonella, 1927
Gelatina bromuro d’argento, mm 176 x 238
Roma, Museo di Roma – Archivio Fotografico Comunale, AF 18738

La grande aula coperta dei Mercati di Traiano, febbraio 1929
Gelatina bromuro d’argento, mm 255 x 195
Roma, Museo di Roma – Archivio Fotografico Comunale, AF 19031

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