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Voi siete qui: Biblioteca » Da Carocci “La lezione di Balzac” di Peter Brooks

13 Maggio 2025

Da Carocci “La lezione di Balzac” di Peter Brooks

Dopo Le vite di Balzac, tradotto in italiano due anni fa per Carocci, lo stesso editore romano manda in libreria il più concentrato La lezione di Balzac dell’ottimo Peter Brooks, uno dei massimi interpreti viventi del romanziere francese.

Per leggere – interpretare – proficuamente l’opera-monstre che ha raccontato la Francia dei primi decenni dell’Ottocento non si può fare a meno dei suoi personaggi, figure che spesso tornano nella Comédie humaine da un libro all’altro, come del resto può dirsi dei temi principali.

Non una novità, peraltro: lo avevano visto benissimo anche i lettori migliori d’antan, da Henry James a Proust. Caratteri e tipi sociali d’ogni genere, uomini e donne, occupano il teatro del nuovo mondo – dall’età napoleonica in avanti – fatto di brame di potere, sesso (a sua volta uno strumento per il potere), denaro, un intreccio melodrammatico delle relazioni (spesso un’arte da apprendere per i risvolti opportunistici che nasconde ma anche passioni estreme).

È la scena francese agli albori del capitalismo che l’onnivoro scrittore tentava ossessivamente di esaurire in un numero impressionante di libri. Lui, il nostalgico conservatore Ancien régime, seppe però non solo dare un quadro vivido di quei cambiamenti turbolenti ma parteciparvi attivamente accettandone le contraddizioni: lo scrittore che detesta il giornalismo ma se ne avvale quando ne ha bisogno, l’aristocratico d’elezione che finisce dentro i meccanismi nuovi e poco nobili della pubblicità, dei traffici bancari, dei raggiri e dei tradimenti che teatrano ogni settore della vita, il soccombere nella macchina capitalistica delle ragioni etiche e l’ascesa, spesso frustrata, di nuove figure di ambiziosi arrampicatori sociali, poeti o parvenu senz’arte né parte che fossero.

Forze culturali ed economiche impastano un immaginario prima sconosciuto, le cui vicende movimentano uno scenario complesso in cui non manca nulla: alcove segrete, uffici bancari, redazioni di giornali e vecchi alberghi malmessi, palazzi signorili e faubourg abitati da cortigiane, cinici uomini d’affari e nobili malconci – un universo urbano che la narrativa non aveva mai descritto in quella maniera, compresi gli umori della provincia che pulsa ai fianchi, fra il desiderio di trovare il proprio posto nella vita che conta e goffe diffidenze.

Se il romanzo è il genere borghese per eccellenza, non poteva che essere uno scrittore di quegli anni – quelli con cui gli storici non casualmente fanno cominciare l’età contemporanea – a dargli forma e sostanza.

Balzac guarda a Walter Scott, scrive Brooks, ma riduce la distanza del romanzo storico al ventennio appena trascorso sì da poter ben dire che le sue storie mettono le fondamenta del romanzo realista – con tutto quel che la definizione comporta e buona pace dei formalisti radicali che scorgono nel suo approccio un’ingenuità antitetica alla consapevolezza linguistica di un Flaubert; non a caso, e Brooks non smette di ricordarcelo, il suo più grande ammiratore si sarebbe chiamato Marcel Proust.

A Balzac non sfugge nulla, come un semiologo egli legge i segni della nuova messinscena della società coeva, dagli abiti agli appartamenti, dalla trasformazione del paesaggio urbano ai dettagli di una conversazione, agli intrighi che ne conseguono.

Nell’opera balzachiana si tratta di inverare il proposito non del tutto riuscito del naufrago di Defoe: qui bisogna imparare a vivere, a farcela, ma in mezzo agli uomini – e le donne, certo – di una nuova era, in cui i pericoli non sono più solo quelli della strada ma vengono architettati nel nascente, sconosciuto ai più, mondo della finanza. Persino le passioni amorose, le cui fila drammatiche Balzac muove con evidente sagacia, non vivono disassemblate dal contesto sociale ma ne sono totalmente impregnate.

Gli amori s’intrecciano alle cambiali, travestimenti e trasformazioni sono continui, non solo per necessità: i cambiamenti del costume e dell’incipiente definitiva rivoluzione industriale sono così radicali che molti sembrano scoprire diverse possibilità del sé.

Un mondo mai prima così stratificato acceca i più come uno sfavillante parco-giochi – sarà forse una mistificazione del capitalismo, ma Marx (ricorda ancora Brooks) annota come Balzac riesca assai meglio di altri scrittori che oggi diremmo progressisti a rappresentare lucidamente la scena, slittando da una classe sociale all’altra.

Che poi spesso i destini si trasformino in Illusioni perdute è più che ovvio: altrimenti, che realismo sarebbe?

Michele Lupo

Peter Brooks
La lezione di Balzac
Traduzione di Giuseppe Episcopo
Carocci
Collana Quality paperbacks
2025, 128 pagine
13 €

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