Ivan Boscolo è un uomo intrappolato in una crisi di mezza età: separato, ipocondriaco, incline all’alcool, nostalgico. La sua visione del futuro è oscurata dall’ansia e dal pessimismo. Con la figlia adolescente, Micol, Ivan ha un rapporto complesso, segnato da un amore apprensivo, incapace di imporre la propria autorità sulla ragazza.
Le sue preoccupazioni si intensificano quando Micol decide di partecipare a un rave nel cuore di Milano, un evento che attrae centinaia di migliaia di giovani provenienti da tutto il continente.
Così inizia l’ultimo romanzo di Alessandro Bertante E tutti danzarono (La nave di Teseo, 2025).

Alla confusione del rave si sommano i tumulti dei facinorosi e malintenzionati che, approfittando del disordine, seminano il panico per le strade. La situazione degenera con l’intervento delle forze dell’ordine. Ivan, pur di salvare Micol, riallaccia i rapporti con l’ex moglie, in una Milano diventata pericolosa, dove tutti sembrano impazziti.
E tutti danzarono è una fiaba buia, con situazioni misteriose e ipnotiche. Alessandro Bertante dimostra ancora una volta la sua maturità di narratore, dà vita a una storia forte che risveglia le nostre angosce più profonde, e mette in evidenza il coraggio che serve per affrontarle e combatterle.
La festa voluta dal sindaco di Milano per attirare i giovani e valorizzare l’immagine della città, finisce col diventare un rito ancestrale e fuori dalla vita reale. Questo evento, che secondo il sindaco, dovrebbe celebrare certezze morali e comfort zone, non riesce a captare i segni della catastrofe, presente nelle esistenze dei giovani.
Sulla copertina di questo libro campeggia un’immagine brulicante di vita e di morte. Si tratta di un dipinto di Pieter Bruegel il Giovane, dove è rappresentata una festa di paese. La scena è gremita di una folla di figure contadine. Non è una massa indistinta: le persone sono tutte individualizzate, ben distinte nelle espressioni e nei moti dell’animo: un popolo che danza intorno a un palo della cuccagna.
A ben vedere, però, non si tratta di un rito felice. Forse di una danza macabra. All’interno della festa sembra non esserci nulla di gioioso. Perché Bruegel vuole raccontare il destino tragico della condizione umana: la festa è momentanea, poi torneranno i giorni faticosi dei campi o della vita in genere. E la morte.
Claudio Cherin
Alessandro Bertante
E tutti danzarono
La nave di Teseo
Collana Oceani
2025, 160 pagine
17 €