
I codici del monastero piacentino di San Sisto sono dispersi in tutto il mondo. E non si tratta di un modo di dire: per sincerarsene basta infatti osservare la cartina stampata nell’agile e ben fatto libretto che guida i visitatori alla mostra I corali benedettini di San Sisto a Piacenza ospitata ai Musei Civici di Palazzo Farnese. Un antifonario è infatti conservato alla Bancroft Library of the University of California, a Berkeley, mentre un breviario è finito all’Accademia delle Scienze di San Pietroburgo, letteralmente dall’altra parte del mondo; ma anche Londra e Parigi, Palermo e La Spezia hanno una parte del ricco patrimonio librario originariamente custodito nel monastero fondato sul finire del IX secolo da Angilberga, moglie dell’imperatore (del Sacro Romano Impero) Lodovico II. E la lista non si esaurisce qui…

Il pannello didattico che introduce al percorso espositivo spiega ai visitatori che i codici in mostra sono stati “acquistati recentemente presso un’asta internazionale da un noto collezionista privato”, noto ma desideroso di restare anonimo e il suo desiderio è stato rispettato. Si tratta di sei graduali (si chiamano così i manoscritti contenenti “le parti cantate del Proprio della Messa”, recita la preziosa guida), a cui fanno compagnia un antifonario (con le parti cantate della Liturgia delle Ore) e un Salterio – Innario (raccolta dei salmi attribuiti al re Davide e degli inni). Grazie a un ben calibrato allestimento che riesce a “comunicare” anche ai profani in modo intelligente e mai noioso, questi grandi libri raccontano un po’ della loro travagliata storia, di cui ebbero parte – tra gli altri – il banchiere Enrico Cernuschi (la prossima volta che andate a Parigi non dimenticatevi di visitare la sua residenza, trasformata in museo) e il fondatore dell’Hispanic Society, Archer Milton Huntington.
Le scene miniate mostrano paesaggi con colline dai dolci profili, ambienti bucolici sotto cieli azzurri appena rigati da qualche nuvola. Ma aguzzando un poco la vista capita di assistere a scene che lasciano sgomenti, come l’impiccagione che si intravede alle spalle del San Giovanni Evangelista del Graduale 6. Pur essendo le miniature nella maggior parte dei casi prive di firma, gli studiosi sono in grado di riconoscere le diverse mani che le hanno realizzate, arrivando ad assegnarle a un artista piuttosto che a un altro, anche se a volte devono accontentarsi di identificarlo con un nome convenzionale, come quelli di Maestro dei Graduali di San Salvatore a Pavia e di Primo maestro dei Corali di San Sisto.

I pannelli sono ricchi di informazioni e le teche ospitano alcuni strumenti di lavoro. Colla di pesce o di coniglio, foglie d’argento e d’oro, gomma arabica, fiele di bue o di tartaruga, succo d’aglio, cerume d’orecchi e urina, ma anche penne d’oca e naturalmente pelli, tante pelli: non sono i curiosi ingredienti di una pozione magica, ma le materie con cui quotidianamente avevano a che fare i miniatori medievali. Nelle loro mani questi elementi si trasformavano per dare vita a veri e propri capolavori che pur non avendo nulla di magico (“è la chimica, bellezza!” direbbe il professore di turno…) ancora ammaliano chi vi pone sopra gli occhi. Per vedere questi otto avete ancora tempo fino al prossimo 25 marzo.
Saul Stucchi
I CORALI BENEDETTINI DI SAN SISTO A PIACENZA
Fino al 25 marzo 2012
Musei Civici di Palazzo Farnese
Piacenza
Orari: dal martedì al giovedì 9.00-13.00; venerdì e sabato 9.00-13.00; 15.00-18.00; domenica 9.30-13.00; 15.00-18.00
Lunedì chiuso
Orari della Chiesa di S. Sisto: dal lunedì al venerd: 8.00-12.00; 16.00-18.00. Sabato 15.00-17.00; domenica 15.30-16.30
Informazioni:
Tel. 0523.492661/658
www.musei.piacenza.it
DIDASCALIE:
Secondo maestro dei corali di San Sisto
Santo Apostolo
Graduale 6, f. 9r, part.
Terzo maestro dei Corali di San Sisto
Cristo
Graduale 7, f. 84v., part.
Bartolomeo Gossi da Gallarate
San Giovanni Evangelista
Graduale 6, f. 1r, part.