Iulian Ciocan alterna in E al mattino arriveranno i russi (traduzione di Francesco Testa per Bottega Errante Edizioni) la vita di Marcel Pulberen e quella del protagonista del romanzo che Marcel sta scrivendo, Nicanor Turturică. Marcel Pulbere vive nel 1995, è un neolaureato alla facoltà di filologia rumena, che torna a Chişinău.
Per Marcel Pulbere, il distopico 2020 è un rifugio. Il 1995, l’anno in cui vive, per la Repubblica Moldova è l’anno di «una transizione spietata». In giro c’è una grande povertà, non c’è lavoro e non ci sono grandi prospettive. Marcel torna dai suoi genitori, ma neanche loro navigano in buone acque.

Marcel cerca un lavoro. Mentre tra le mani ha un manoscritto. Una speranza, un’illusione che lo fa tirare avanti. Perché spera che il manoscritto, una volta pubblicato, sorprenderà i lettori e il mondo letterario di Chişinău. E porterà un po’ di gloria, oltre che denaro, al suo autore.
Ben presto, a malincuore, Marcel si renderà conto che i suoi desideri rimarranno un sogno: una volta finito, il manoscritto (che racconta di un mondo distopico) si rivela non solo non in linea con il canone letterario moldavo, dove tradizione e patriottismo sono le uniche tematiche da affrontare, per essere preso in considerazione.
Ma il suo romanzo diventa qualcosa di ostile. Il manoscritto, che passa di mano in mano in quella piramide che è l’editoria, diventa la prova del suo disfattismo. E così una storia inventata diventa un’accusa, Marcel viene considerato un traditore del paese, motivo per cui «deve essere isolato dalla società». E processato (cosa che ricorda quello raccontato Kafka, ne Il processo).
Cosa c’è nel manoscritto? Nicanor Turturică è l’uomo del futuro, un frutto fantastico della mente dello stesso Pulbene. Vive la restaurazione del regime sovietico, l’invasione della Moldavia da parte delle forze transnistriane del presidente Smirnovici, con il forte sostegno della Russia di Pufin (sì, proprio Pufin e non Putin, come si potrebbe immaginare).
Il professore tenta di fuggire in Romania. Le guardie di frontiera lo rimandano indietro, e l’uomo arrestato si rifiuta di collaborare con l’esercito occupante. Ridicolo nell’aspetto e nei modi, vedovo che vive con la barista Raia, Turturică è un personaggio che mostra una forza di carattere. Perché non si piega e non collabora con l’invasore.
L’alternanza della vita di Pulbere e di quella di Turturică, mostra come la Chişinău dagli anni Novanta del Novecento agli anni Venti del Nuovo Millennio non sia cambiata di molto: povertà e corruzione sono onnipresenti. Si può anche avvertire una sottile differenza nell’enfasi politica, soprattutto nella transizione dal nazionalismo negli anni Novanta che era rivolto all’identità di uno “Stato Moldavo”, mentre negli anni Venti combatte contro il “giogo Rumeno-Occidentale”.
Marcel Pulbere si batte contro un sistema ostile e non riesce a superare il fitto sbarramento di nazionalisti, apparso dopo la disintegrazione del Soviet. Cosa che fa anche Nicanor Turturică.
Iulian Ciocan non lesina a costruire i cattivi: l’editore Anatol (“Tolea”) Vulpescu, il direttore di Buchea Latina, Liviu Beschieru (“il classico della letteratura bessarabica”) o la professoressa Arcadie Zburleanu, capo della cattedra presso l’Università Pedagogica “Dosoftei”.
Scritto con verve E al mattino arriveranno i russi è un libro che affascina. Perché è una critica grottesca a un mondo, una satira politica, ma soprattutto un buon romanzo che racconta la precarietà e l’oppressione di un mondo incapace di distinguere la vita dalla pura fantasia. Dove tutto può diventare una minaccia. Purtroppo.
Claudio Cherin
Iulian Ciocan
E al mattino arriveranno i russi
Traduzione di Francesco Testa
Bottega Errante Edizioni
Collana Radar
2024, 224 pagine
18 €