Nella sala La Piccolina del Teatro Franco Parenti di Milano da ieri sera fino a domenica 13 ottobre Andrea Soffiantini interpreterà Factum est di Giovanni Testori, spettacolo “nato con la regia di Emanuele Banterle”.
È un monologo di un’ora e briciole in cui l’azione scenica si riduce a un unico movimento dell’attore, verso il termine. Tutto il resto è parola. Ma non si tratta di una limitazione, tutt’altro! È la parola la protagonista del testo (scritto nel 1981), nella sua evoluzione da balbettio fino allo spegnimento.
A parlare è un feto nell’utero materno che si sveglia alla coscienza e alla consapevolezza di essere in pericolo: i genitori stanno prendendo in considerazione l’ipotesi dell’aborto. Con gorgheggi e vocalizzi, soffi e respiri nel microfono, sillabe ritmate e allitterazioni, insistenze sulle sibilanti, dantismi (tanto cari a Testori) il testo e l’interprete accompagnano lo spettatore in questa preghiera per la vita contro la morte.

Densissima, tesissima, dolcissima ma anche a tratti urticante, almeno per chi abbia dubbi sull’argomento “aborto”. Non ne aveva Testori e Factum est può essere letto – e, ahimè, usato – come “manifesto” pro life, si direbbe oggi. Per fortuna non è questa la sede, né io ho le competenze (e l’ingenuità), per affrontare il tema. Rimaniamo allo spettacolo, dunque.
Lo anticipavo in apertura: è il linguaggio a dare vita, letteralmente. Non è un caso che i primi termini a divenire comprensibili nel balbettio del feto siano Gesù, Cristo e parola. Gesù Cristo è la Parola che è Vita, è Dio che si è fatto carne e sangue. Come contrapposizione all’incarnazione c’è la negazione della vita, così come in contrapposizione a Dio c’è il niente (il “nigot” di Cleopatràs).

Testori conosce profondamente il linguaggio e altrettanto profondamente lo ama. Lo piega nel verso, lo declina e lo coniuga, lo spezza e lo ricongiunge in parole che sono atti d’amore, come la preghiera del feto. Proprio ieri, per altri motivi rileggendo il Vangelo secondo Marco (in vista della terza stagione del ciclo Riscritture delle Scritture alla Biblioteca di Vimercate), mi sono imbattuto nell’episodio dell’emorroissa. Per la prima volta ho letto il passo in greco e sono rimasto colpito dalle allitterazioni sibilanti. Ecco il testo del versetto 5, 34, con la traduzione di Piero Rossano:
ὁ δὲ εἶπεν αὐτῇ Θυγάτηρ, ἡ πίστις σου σέσωκέν σε· ὕπαγε εἰς εἰρήνην, καὶ ἴσθι ὑγιὴς ἀπὸ τῆς μάστιγός σου.
Ed egli disse: “Figlia, la tua fede ti ha salvato. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male”.
Testori ha fatto tesoro della ricchezza linguistica della Scrittura e poi dei nostri Maggiori, da Dante e Jacopone per arrivare a Manzoni.
Merito di Soffiantini – interprete caro all’autore – è quello di rendere con il massimo dell’amore e del rispetto quello che con amore e rispetto per la parola ha scritto Testori. Non una sillaba è lasciata al caso né tantomeno al Caos. Tutto ha senso perché tutto ha Senso. Almeno per Testori.
Saul Stucchi
PS: domenica 13 ottobre alle ore 16.15 lo spettacolo sarà introdotto da Andrée Ruth Shammah e Giuseppe Frangi, presidente dell’Associazione Giovanni Testori.
Factum est
di Giovanni Testorinato con la regia di Emanuele Banterle
con Andrea Soffiantini
produzione Teatro Franco Parenti
Informazioni sullo spettacolo
Dove
Teatro Franco ParentiVia Pier Lombardo 14, Milano
Quando
Dal 9 al 13 ottobre 2024Orari e prezzi
Orari: mercoledì 9 ottobre 18.30giovedì 10 ottobre 18.45
venerdì 11 ottobre 20.30
sabato 12 ottobre 20.15
domenica 13 ottobre 16.45
Durata: 1 ora e 5 minuti senza intervallo
Biglietti: intero 22 €; ridotto 17 €