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Voi siete qui: Biblioteca » Da Graphe.it “Una volta sola nella vita” di Tom Hanlin

21 Febbraio 2024

Da Graphe.it “Una volta sola nella vita” di Tom Hanlin

“Se voi vi sentite tanto superiori da non riuscire a interessarvi di minatori e di serve, smettete di leggere. D’ora in poi, io mi rivolgo ai minatori e alle serve di tutto il mondo”.

Sapeva di cosa parlava Tom Hanlin, scrittore nato fra le montagne scozzesi nel 1907, fra i pochi che avrebbe potuto tener testa alle perplessità di Ottiero Ottieri sulla differenza fra il lavorare in fabbrica e lo scriverne. Perché Hanlin in miniera ci aveva lavorato. Aveva iniziato prestissimo dopo aver abbandonato la scuola da ragazzo, come il protagonista di questo suo breve romanzo, Una volta sola nella vita, che l’editore Graphe.it ripesca nella vecchia traduzione di Giorgio Manganelli nella mondadoriana Medusa (1947).

Tom Hanlin, Una volta sola nella vita, Graphe.it

Uno scrittore e un traduttore che come scrittore in proprio non avrebbero potuto essere più diversi, ma il Manga, rispettoso, sorvegliatissimo, si mette al servizio di questa storia con la massima trasparenza possibile, anzi, di una voce che nei suoi libri sarebbe inimmaginabile.

Perché Frank Stewart, il protagonista, alle prese con una storia d’amore apparentemente d’altri tempi, e una vita dura, di quelle che potremmo ritrovare in Verga o in Steinbeck, può sembrare ingenuo nel continuo richiamarsi a ideali semplici, primari, con accento talora persino risentito verso quelli che chiama snob (il mondo più acclimatato nella modernità, qualsiasi cosa sia, un gradiente di intellettualismo maggiore, la disinvoltura verso il matrimonio). Eppure, tutto funziona dannatamente bene.

La scintilla nel lettore scatta subito, nell’incipit secco (non un’arte difficile) con il tono giusto (difficilissimo) del dialogo iniziale, avvisaglia di un racconto che bada all’essenziale, teso com’è a centrare bersagli capitali: il senso stesso della vita, l’amore, la dignità umana e la meschinità cui ti costringe la miseria, il lavoro miserabile che fa della vita un inferno, dove “si comincia a morire prima della morte” – cui qualcuno tenta di fuggire arruolandosi, per andare a morire in un modo diverso sperando di vivere.

La vita, a Frank, si rivela all’improvviso quando Jenny, la ragazza che amerà per tutta la vita, appena ragazzini, lo sceglie, lui fra tanti, e in questo modo lo sbalza verso la consapevolezza di sé stesso, lo individua come un unicum che lo differenzia dagli altri, dalla comunità cui pure si sente totalmente legato.

Sarà forse perché ha un modo tutto suo di parlare, di gesticolare, di comunicare quasi saltellando “come se udisse una musica che noi non potevamo udire”. Ma intorno a loro tira una brutta aria – “questo matrimonio non s’ha da fare” gli fanno capire, non solo perché non ne avrebbero l’età, pare che qualcosa di serio e oscuro ponga un veto ai loro desideri.

Forse solo perché loro due sembrano essersi scelti davvero, per un sentimento o un’attrazione autentici e non come pare facciano gli altri, perché a un certo punto si fa e basta? Debbono tenerlo segreto il loro amore, fino a quando sarà possibile, una volta adulti, e fregarsene del resto.

Ma di lì a poco, le loro strade si separano, la scuola finisce e Jenny, povera, sarà costretta ad “andare a servizio”. Lei sguattera, lui a immergersi presto nelle viscere della terra, temerario, sfrontato e caparbio come un Rosso Malpelo, fiero di essere come tutti, anche quando vede la gente morire nei pozzi, o uccisa dalle frane delle rocce.

Le vite li separano, non senza momenti in cui sembra che possano incontrarsi di nuovo e farcela; tutto però intorno a loro è miseria, e a quella miseria bisogna far fronte in qualche modo per non soccombere prima del tempo.

Sarà difficile non solo tenere accesa la fatidica fiammella ma contrapporla alla durezza esiziale di una vita di stenti, persino errabonda quella del protagonista narratore, alla prova con la distanza irriducibile fra la bruta(le) necessità e l’ideale romantico di due giovani che, riflette a un certo punto il narratore, forse non erano così diversi dagli altri come avevano creduto ma banali ragazzini appena infatuati dalle prime eccitazioni. O forse no.

Non sono solo le condizioni che cambiano, il tempo porta via tutto, anche ciò che credevano di essere (“La vita reale non è reale, perché il tempo la muove e la sospinge e la spezza senza posa”).

Lasciamo il resto alla scoperta del lettore – che non è nella trama ma nel tentativo mirabile e impossibile di azzerare lo scarto fra la scrittura e la vita. Un racconto che ti riconcilia con il piacere di leggere una bella storia.

Michele Lupo

Tom Hanlin
Una volta sola nella vita
Traduzione di Giorgio Manganelli
A cura di Niccolò Brunelli
Graphe.it
Collana Logia
2024, 166 pagine
15,90 €

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