Le Mille e Una Piazza – Palchi fioriti è un festival di teatro popolare che nella tarda primavera tocca parchi e piazze milanesi, perlopiù periferici. In questo primo sabato di giugno, la compagnia Atelier Teatro approda in piazzale Selinunte, nel cuore di uno dei più degradati e pericolosi quartieri cittadini, le cui architetture popolari scrostate e malconce, impreziosite soltanto da alcuni pregevoli e imponenti murales, possiedono già una squallida eloquenza, certificano che questo posto, ad appena un paio di chilometri dai lussuosi palazzi di CityLife, è ampiamente dimenticato dagli uomini e dagli dei.

Ricordavamo male l’orario di inizio di questa rappresentazione dell’Asino d’oro di Apuleio e così ci presentiamo con abbondante anticipo, mentre gli attori, cinque in tutto, si stanno vestendo e truccando. Ne approfittiamo, piuttosto guardinghi, per fare due passi tra vie e stabili che sembrano aver visto le violenze di una guerra civile. Anche il mercato comunale coperto è stato chiuso e attorno ai suoi muri abbandonati si tiene, direttamente sul selciato, un inverosimile commercio dei più disparati e sgangherati beni, tra i quali figurano imprecisati alimenti piuttosto che scarpe già parecchio usate.
Adesso i teatranti, nei loro abbigliamenti da Commedia dell’Arte e aiutati dal suono di un tamburo, un violino e alcuni kazoo, stanno facendo il giro della piazza, come antichi banditori, per chiamare il pubblico allo spettacolo e dunque è tempo di rimetterci anche noi davanti al piccolo palco di legno e allo scenario costituito soltanto da un telone giallo.

Per gli spettatori adulti è pronta una manciata di sgabelli metallici rossi dell’Ikea anche se alcuni, me compreso, preferiscono sistemarsi sui muretti che contornano le aiuole; per i bambini, invece, sono stati disposti per terra, in prima fila, dei rettangoli di plastica.
Il pubblico è composto perlopiù da stranieri e in larga maggioranza da donne e piccini. Alcuni ragazzotti dagli atteggiamenti da bulli si sistemano su una panchina nei pressi ma si limitano a esprimere il loro virile disprezzo parlando ad alta voce tutto il tempo. Un altro mi si piazza letteralmente davanti. Con titubanza gli chiedo di spostarsi. “Scusa, zio” mi risponde lui con timidezza e mi lascia subito libera la visuale.
La rappresentazione è gradevole e convincente, infarcita di inserzioni moderne (la servetta Fotide si esprime non di rado in un pretenzioso francese), divertente e adatta a tutte le età. Se gli adulti sono attenti, i bambini sono letteralmente rapiti dalla magia del teatro. Si percepisce la felicità di chi una volta tanto vede un po’ di bellezza degnarsi di venire in visita dalle sue parti. Il copione diventa poi man mano sempre più interattivo e i piccoletti, coinvolti espressamente, si scatenano: ridono, fanno il tifo, danno consigli, ballano e applaudono.

Anche noi ci divertiamo e riusciamo a seguire più o meno tutto, perché i bulletti sdegnosi non danno poi troppo fastidio. Non si riesce invece a fare stare buona una ragazzina molto giovane, avrà all’incirca tredici anni, molto bella e dai capelli lunghissimi. Mentre si sviluppano le peripezie di Lucio e degli altri personaggi, comincia a camminare avanti e indietro davanti al palco, quasi non riuscisse a sopportare che altri oltre a lei siano oggetto di attenzione.
La si tollera fino a che non incomincia a emettere delle fortissime grida animalesche e allora una componente dello staff è costretta ad allontanarla. Quando sembra si sia finalmente quietata, eccola piombare all’improvviso sul palco, distendervisi sopra e incominciare a dimenarsi come un’indemoniata. Gli attori si interrompono, uno di loro minaccia di chiamare un medico e le forze dell’ordine e a quanto pare questa volta si può procedere tranquillamente sino al lieto fine garantito dall’intervento della dea Iside.
La piccola compagnia, che appare soddisfatta e forse anche un po’ sollevata, riceve meritati applausi pieni di apprezzamento e di gratitudine. I bambini se la mangiano con gli occhi e vorrebbero che non se ne andasse mai.
Giovanni Granatelli
Atelier Teatro
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