Benvenuti nella giungla. Fuori di metafora, letteralmente: Luigi D’Elia sabato pomeriggio ha preso per mano noi spettatori per accompagnarci in un viaggio nel cuore della foresta pluviale del Congo con il suo (e di Francesco Niccolini, con cui condivide anche la regia) spettacolo “Tarzan ragazzo selvaggio”, molto liberamente ispirato al celebre libro Tarzan of the Apes di Edgar Rice Burroughs (1912).

Il monologo era parte del programma del Festival della Biodiversità che si è tenuto al Parco Nord Milano. Nel presentarlo il dirigente del parco Tomaso Colombo ha colto l’occasione per sottolineare l’importanza di trasformare il nostro modo di rapportarci con la natura. A cominciare dalla pioggia che aveva costretto gli organizzatori a spostare lo spettacolo sotto il porticato della cascina. Un piccolo disagio per noi ma preziosa acqua per la natura che ci circonda e che dobbiamo vivere e frequentare anche con il brutto tempo.
E poi via nella giungla! “In principio era il mare. Poi fu la terra. Poi un uccello solo…”. Basta un minuto a D’Elia per irretire gli spettatori. Lo spazio scenico che ha ideato con Deni Bianco è un semplice quadrato di legno nero, disposto in forte pendenza. Luigi lo occupa, lo domina, lo percorre avanti e indietro in equilibrio, imitando gesti e versi delle scimmie e degli uomini che popolano la storia. Parola e gestualità: si potrebbe dire “è tutto qui”, ma solo se con l’espressione si abbraccia tutta la ricchezza dello spettacolo, un dono per gli spettatori.

La storia di Tarzan, almeno a grandi linee, la conosciamo tutti. Ma assistendo a “Tarzan ragazzo selvaggio” ci si ritrova a interrogarsi su alcuni temi che emergono al di là della “semplice” trama. Magari grazie a una veloce considerazione su quanto abbiano in comune uomini e animali riguardo a libertà e felicità.
Con mani, braccia, gambe e piedi D’Elia ricrea tutto un mondo. È la giovane mamma scimmia che ha perso il suo cucciolo e lo sostituisce con quello d’uomo, rimasto orfano. È il piccolo Tarzan che cresce, più agile e più fragile dei suoi compagni primati. È il capo branco vigoroso e violento con cui Tarzan dovrà lottare e misurarsi.
Centrale è il tema dell’identità. Tarzan comincia a porsi la domanda quando per la prima volta si vede riflesso nelle acque di un lago di montagna. Specchiandosi si conosce e insieme può notare le differenze con la scimmia coetanea che l’accompagna nell’avventura. Il processo di autodefinizione avviene sul campo. Scuola è la giungla. È tuffandosi nel lago e nuotando che il ragazzo selvaggio sfugge alla tigre che invece non sa nuotare. E poi la scoperta del coltello, strumento di civiltà e insieme di morte con cui salva la madre scimmia.
“Chi sono?” si domanda Tarzan in una crisi di identità che – questa sì – è una potente metafora per tutti noi. “Chi sei tu?”, gli chiederà il marinaio quando verrà salvato da questo misterioso abitante della giungla. Animale? Uomo? Quanto ha in comune con le scimmie (e con l’amico elefante) e quanto con gli uomini del villaggio che uccidono gli animali da lontano, con frecce avvelenate? E quanto con gli abitanti della Londra caotica e inquinata di inizio Novecento? Con Jane, dall’irresistibile profumo che fa perdere la testa anche allo scimmione alfa? E con i di lei spasimanti?
Passare da una condizione all’altra, da una sfera all’altra causa inevitabilmente frustrazione e disorientamento. La rabbia che prova, Tarzan rischia di scaricarla in violenza ma una voce dentro di sé lo ferma prima che travalichi il limite: è la sua coscienza. Dovrebbe averne una ciascuno di noi uomini, ma è difficile convincersene.

Finito lo spettacolo, Luigi D’Elia si è meritato i calorosi applausi del pubblico e poi ha speso due parole per presentare il movimento mondiale per i popoli indigeni Survival International a cui lui destina una parte del suo cachet (informazioni sul sito: https://www.survival.it).
Là fuori, intanto, c’era la giungla ad aspettarmi in autostrada. E non ero più sicuro che si trattasse di una metafora.
Saul Stucchi
Foto di Eliana Manca
Tarzan ragazzo selvaggio
Uno spettacolo di Francesco Niccolini e Luigi D’Elialiberamente ispirato a “Tarzan of the Apes” di Edgar Rice Burroughs
con Luigi D’Elia
regia di Francesco Niccolini e Luigi D’Elia
spazio scenico Deni Bianco e Luigi D’Elia
luci Paolo Mongelli
una coproduzione Teatri di Bari e INTI
con il sostegno di Giallo Mare Minimal Teatro Empoli
nell’ambito del progetto “Residenze” Art. 43 Mibact-Regione Toscanar
Informazioni sullo spettacolo
Dove
Festival della BiodiversitàParco Nord Milano
Quando
Sabato 24 settembre 2022Orari e prezzi
Orari: 15.00Durata: 60 minuti
Biglietti: ingresso gratuito