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Voi siete qui: Biblioteca » Da Neri Pozza “Le stanze buie” di Francesca Diotallevi

3 Marzo 2022

Da Neri Pozza “Le stanze buie” di Francesca Diotallevi

“Gli spettri, compresi in quel momento, non esisterebbero se non fossimo noi, con i nostri desideri, col nostro amore, col nostro dolore, a trattenerli qua. Gli spettri vivono dentro di noi. Gli spettri, talvolta, siamo noi.”

Otto anni dopo, Francesca Diotallevi torna in libreria con “Le stanze buie” (Neri Pozza, 2021), suo romanzo d’esordio. Pubblicato per la prima volta nel 2013 (Ugo Mursia Editore), il libro rientra nelle mani dei lettori in una versione profondamente rivista, più snella – il contatore delle pagine segna -112 – ma non per questo meno ricca di bellezza, mistero, sentimenti.

Francesca Diotallevi, Le stanze buie, Neri Pozza

Di quanto fosse brava a raccontare storie in modo magnetico e coinvolgente, Francesca Diotallevi aveva già dato prova con “Dentro soffia il vento” (Neri Pozza, 2016) e “Dai tuoi occhi solamente” (Neri Pozza, 2018). Con questa nuova edizione de “Le stanze buie” ce ne dà l’assoluta conferma.

La storia

“Giunsi nelle Langhe in una cupa giornata di fine marzo. La pioggia scrosciava contro i finestrini del treno che mi stava portando via da Torino, la città in cui ero nato, cresciuto e da cui non mi ero mai allontanato”.

“Le stanze buie” è ambientato in Piemonte, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, e la storia è raccontata dallo stesso protagonista, Vittorio Fubini.

Uomo rigoroso e ligio al dovere, Vittorio eredita da un lontano zio appena scomparso l’impiego come maggiordomo in una piccola villa delle Langhe. Essendo legato a quest’uomo da una sorta di debito d’onore, decide a malincuore di lasciare il suo prestigioso lavoro a Torino, all’epoca capitale d’Italia, e di trasferirsi a Neive.

“Era l’inizio della mia nuova vita”.

Diventa così il maggiordomo di Villa Flores, una misteriosa casa abitata dal conte Amedeo Flores, dalla moglie Lucilla e dalla figlia Nora, da una servitù reticente e poco incline a rispettare gli ordini impartiti, da strane presenze. Tutto qui è cupo e silenzioso. Tutti sembrano nascondere un segreto.

Cosa si nasconde a Villa Flores? Chi sono realmente le persone che la abitano? Perché lo zio gli ha lasciato questo lavoro in eredità? Tra le stanze buie, i misteri di Villa Flores e immancabili colpi di scena, Vittorio Fubini scoprirà la paura, l’amore, la forza del silenzio, la bellezza dell’imperfezione e del cambiamento.

“C’era stato un tempo in cui avevo creduto che la perfezione mi avrebbe distinto, dandomi modo di realizzarmi. Ora faticavo a riconoscermi: non riuscivo a essere diverso da ciò che ero, ma allo stesso tempo sentivo che non sarei più stato quell’uomo”.

“Le stanze buie” è un romanzo di ispirazione classica, un concentrato di elementi che affondano le radici nella letteratura gotica, ricco di romanticismo e tensione, in cui la fusione di passato e presente dà voce a una storia estremamente contemporanea.

Un passato presente

La storia è ambientata nel passato. Ma il passato non è solo una cornice temporale in cui Francesca Diotallevi colloca il suo racconto. È uno dei suoi temi centrali, un vero protagonista.

“Sono solo un uomo che sta cercando di rimettere insieme i frammenti di un passato che, come sassi nelle tasche di un suicida, pesano da troppi anni sulla sua coscienza”.

Il libro si apre proprio con Vittorio Fubini, ormai anziano, che improvvisamente si trova a dover fare i conti con un passato che non gli lascia tregua. Così dal 1904, il protagonista ci porta con lui indietro nel tempo, al 1864, per (ri)scoprire quei frammenti che ancora lo turbano. È il passato che ritorna, che non si dimentica, che perseguita. Un passato che è stato rinchiuso all’interno delle stanze buie, nell’illusione di sfuggirgli, lasciandolo sepolto dalla polvere e custodito dalle tenebre. Non è così, però. Basta un soffio di vento, uno spiraglio di luce e tutto riprende vita. Il tentativo di fuga fallisce, il passato diventa presente.

“Appartiene al passato, ma anche al presente. È un sopravvissuto, esattamente come lo sono io”.

Chiudere le porte è una soluzione provvisoria. Per andare avanti senza mai più voltarsi indietro occorre riportare luce su quello che è stato nascosto, spalancare tutte le porte e annientare ogni ombra. A portare quella luce ci pensa Lucilla.

Colei che porta la luce

“Le stanze buie” è un libro che presenta pochi, ma importanti personaggi. Tra questi c’è Lucilla Flores.

Lucilla è una donna alternativa per l’epoca in cui vive. Dedica il suo tempo alla figlia Nora, occupandosi personalmente della sua educazione, e alla sua attività da profumiera, che la porta ad abitare non tanto la casa, quanto il giardino esterno. Lucilla è la ribelle del romanzo: rompe gli schemi, sovverte le regole, crea movimento. È tutto ciò che Vittorio non è e tutto ciò da cui lui rifugge. Rigoroso, attento alle regole e alla disciplina, interessato solo ad eseguire gli ordini del padrone di casa, Vittorio trova inaccettabile e sbagliato il comportamento di Lucilla. I rapporti tra i due saranno inizialmente molto freddi e tesi, fino a quando scopriranno di non essere poi così diversi.

“Lucilla Flores stava cercando di guardare oltre. Di guardarmi dentro. Ma quel che era peggio era che io glielo stavo permettendo”.

Vittorio e Lucilla sono legati da uno stesso destino, entrambi intrappolati e prigionieri, di loro stessi e delle circostanze sociali. Due personaggi che costruiscono il loro legame in quel sottile spazio che divide la luce dalle tenebre. Ed è proprio lì che arriva la salvezza, la libertà.

Un tema da mettere in luce

“‹Non parli più, adesso? Non ribatti? Hai capito che tipo di moglie voglio che tu sia?› Lucilla piangeva sommessamente. Lui sbatté la porta dietro di sé”.

Lucilla Flores porta luce anche su un tema molto importante: la violenza sulle donne.

Il romanzo si svolge nell’Ottocento, epoca in cui le donne erano sottomesse al marito e in cui ci si aspettava da loro un determinato comportamento. Sebbene il protagonista e voce narrante sia un uomo, l’intera storia verte sulla tematica della sottomissione delle donne e della loro totale incapacità di liberarsi da questa situazione. Donne senza diritto di parola e punite in caso di eccessiva libertà.

Vittorio, appena giunto a Villa Flores, fa un errore di valutazione e diventa complice di Amedeo Flores, fino a quando non inizia ad avere pensieri che non ha mai avuto prima, che lo portano a mettere in discussione ogni sua certezza e l’autorità del padrone, dell’uomo di casa. L’evoluzione di Vittorio, che parte dal suo carattere e dai suoi pensieri, arriva a toccare il suo atteggiamento e a modificare la sua posizione umana e sociale.

Francesca Diotallevi, attraverso la voce di Vittorio e la figura di Lucilla, affronta e mette in luce un tema delicato e importante, che pesa nel presente come i sassi del passato.

Ilaria Cattaneo

Francesca Diotallevi
Le stanze buie
Neri Pozza
Collana I Narratori delle Tavole
2021, 288 pagine
18,00 €

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