Quando Gaia Calimani è salita sul palco del Teatro Litta di Milano per salutare gli spettatori in sala nella mia memoria si è riaffacciata l’immagine di Enzo Tortora che tornava al suo pubblico, davanti alle telecamere di Portobello.
Naturalmente tempi, modi e motivi sono diversi tra le due occasioni, ma l’effetto è stato quello. Grazie alla tenacia e alla pazienza (e, possiamo immaginare, a enormi sacrifici) si può finalmente ripartire da dove si era stati interrotti.

Per la mia personale “ripartenza” ho scelto “Troia City, la verità sul caso Aléxandros” – in calendario al Litta nelle date del 13 e 14 maggio – per due motivi. Il primo è che l’ultimo spettacolo che avrei voluto vedere, tra un passaggio di colore all’altro della Lombardia, era “Tavola tavola, chiodo chiodo…” di e con Lino Musella e le musiche dal vivo di Marco Vidino, in cartellone al Piccolo Teatro Grassi. Avevo il biglietto per la prima del 3 novembre dell’anno scorso, ma lo spettacolo è stato annullato quando la regione è tornata in zona rossa.
Frammenti di Euripide
Musella è il regista di “Troia City”, mentre Vidino accompagna con i suoi strumenti (cordofoni e percussioni) l’autore e l’interprete del testo, Antonio Piccolo. Lo spettacolo fa parte del progetto “Visionari MTM Teatro – L’Italia dei Visionari” che vede la partecipazione attiva di “comuni” appassionati di teatro nella scelta di alcuni spettacoli nella programmazione stagionale del teatro.
Il secondo motivo è la mia passione per i classici, a cominciare dai tragediografi ateniesi (a cui si aggiunge, naturalmente, il campione della commedia antica, Aristofane). Negli anni ho visto molte rappresentazioni tratte dalle opere di Euripide, compreso un allestimento del dramma satiresco Ciclope. Nulla invece sull’Alessandro. Il motivo è semplice: è nel novero delle tragedie perdute, anche se qualche frammento si è salvato dall’oblio. E proprio con l’iterazione “Frammenti, frammenti, frammenti…” prende avvio “Troia City, la verità sul caso Aléxandros”.

È un libero adattamento a quel poco che rimane del testo euripideo. Una lavagna, un agglomerato di castelli di sabbia e un piccolo cavallo sono gli elementi della scenografia. Rappresentano la città di Troia con i suoi dintorni e consentono a Piccolo di rievocare le vicende della decennale guerra tra Achei e Troiani che si intrecciano con quella personale di Alessandro / Paride.
Richiami e rimandi
Mescolando parti piane ad accelerazioni drammatiche, descrizioni didattiche a intensificazioni emotive, l’italiano al greco, la parola alla musica, l’interprete compie un’indagine. Anzi, ne compie due che procedono in parallelo. E lo fa ricorrendo non soltanto ai frammenti di Euripide, ma anche ad elementi molto lontani – nel tempo e dal contesto troiano – che qui non voglio svelare per conservare allo spettatore l’effetto di sorpresa e di straniamento.
Posso invece dire che in me si sovrapponevano richiami e rimandi. I castelli di sabbia mi riportavano alla mente un brano dal secondo libro dell’Ars amatoria di Ovidio studiato al ginnasio, quello in cui Calipso chiede con insistenza a Ulisse (“iterumque iterumque rogabat”) che le racconti della guerra di Troia e l’eroe disegna sulla spiaggia la disposizione dei belligeranti:
“Haec” inquit “Troia est” (muros in litore fecit):
“Hic tibi sit Simois; haec mea castra puta.
Campus erat” (campumque facit), “quem caede Dolonis
Sparsimus, Haemonios dum vigil optat equos”.“Questa” egli dice “è Troia (e traccia sulla sabbia le mura),
Traduzione di Emilio Pianezzola per la Fondazione Lorenzo Valla
questo fa’ che sia il Simoenta e che qui sia il mio campo.
C’era una pianura (e disegna una pianura), dove noi versammo
il sangue di Dolone, mentre vegliava per avere i cavalli di Emonia”.
Vigliacco ed eroe
Ai richiami si aggiungono naturalmente l’Iliade e l’Eneide, ma anche “L’assedio di Troia”, il romanzo di Theodor Kallifatides (scrittore e poeta greco d’origine, ma trapiantato da decenni in Svezia) che l’editore Solferino ha tradotto in italiano l’anno scorso. E poi la visita al sito archeologico di Hissarlik e le canzoni d’amore in greco (“S’agapò…”) e l’ironia tragica di Ecuba (tagliente come quella di Edipo)…
Scrive Lino Musella nelle note di regia:
La nostra indagine si muove tra i reperti di un’infanzia perduta e reminiscenze scolastiche, costruisce la sua tesi erigendola con cura sera per sera seppur nella fragilità di un castello di sabbia. Alle storie vengono aggiunti nuovi elementi ogni volta che vengono raccontate, come quella del «cavalluccio rosso», un mito smette di essere classico e diventa moderno poiché scopre il suo doppio. Il teatro metterà insieme i nostri frammenti e ci terrà ancora lo specchio dicendoci sempre chi siamo: vigliacchi ed eroi”.
“Cosa sarà di noi?” si chiede Ecuba. La risposta non c’è. La buona notizia è che il teatro è vivo, con tutti i suoi riti e miti. Sono sopravvissuti anche gli spettatori meno coscienziosi, come lo scartatore di caramelle compulsivo e il distratto che dimentica di disattivare la suoneria alle notifiche dello smartphone.
Dunque, dov’eravamo rimasti…? Su il sipario!
Saul Stucchi
Le foto sono rispettivamente di Gennaro Manzo e Luca Del Pia
Troia City, la verità sul caso Aléxandros
di Antonio Piccoloideazione e regia Lino Musella
con Antonio Piccolo e Marco Vidino – cordofoni e percussioni
produzione Teatro in Fabula, Quartieri dell’Arte, Galleria Toledo
Informazioni sullo spettacolo
Dove
Manifatture Teatrali MilanesiTeatro Litta
c.so Magenta 24, Milano
Quando
13 e 14 maggio 2021Orari e prezzi
Orari: giovedì e venerdì 20:00Biglietti: intero 12 €; diritto di prevendita 1,80 €