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Voi siete qui: Storia » Petala aurea: in mostra a Monza le lamine d’oro della collezione Rovati

5 Gennaio 2011

Petala aurea: in mostra a Monza le lamine d’oro della collezione Rovati

lamine_ante AGGIORNAMENTO: Visto il grande successo di pubblico, la mostra è stata prorogata al 20 febbraio.

Preziosa, inedita e interessante. Possiamo scegliere questi tre aggettivi per definire la mostra Petala aurea. Lamine di ambito bizantino e longobardo dalla Collezione Rovati, aperta fino al prossimo 20 febbraio presso la Cappella della Villa Reale di Monza. Si tratta di una piccola esposizione che presenta al visitatore i tesori che formano la raccolta privata di Luigi Rovati, presidente della multinazionale Rottapharm Madaus di Monza. Gli appassionati di arte medievale e in genere tutti i cultori del bello non devono farsi scappare dunque questa occasione di ammirare una trentina di oggetti raffinati e preziosi per la prima volta esposti al pubblico: le tre teche disposte nel piccolo ambiente della Cappella custodiscono sottilissime lamine auree a forma di croce, anelli, pendenti e placche. Petala aurea è il termine che nei trattati altomedievali identificava le sottili lamine utilizzate in oreficeria, mentre “brattee” veniva ricollegato da Isidoro di Siviglia con il verbo greco indicante l’azione di produrre un crepitio. Nell’arte antica l’utilizzo delle lamine auree per rivestire oggetti di arredo, monili, ma anche elementi architettonici era molto diffuso, tanto che il filosofo Seneca ricorre all’espressione bratteata felicitas per mettere in guardia contro il godimento del falso bene, in cui si cade quando l’anima si lascia ingannare dall’apparenza.
lamine_1
Molti degli oggetti in mostra presentano forellini lungo tutto il perimetro: secondo gli studiosi servivano per cucirli sulle vesti oppure per fissarli su scudi da parata. L’esposizione diventa de facto, anche se per un periodo molto limitato, un secondo polo museale di arte longobarda, con il museo del Duomo che custodisce il celebre Tesoro della regina Teodolinda. Particolarmente ben fatto è il catalogo della mostra, a cura di Marco Sannazaro. Oltre al ricco apparato iconografico che illustra tutti gli oggetti esposti, molti dei quali con ingrandimenti che permettono di ammirarne i dettagli più piccoli, risultano molto interessanti le singole schede che analizzano in breve l’aspetto tecnico-artistico di ciascuno, proponendo affinità con reperti provenienti da contesti archeologici italiani ed europei o eventualmente avanzando dubbi sull’autenticità del pezzo. Il curatore, infatti, sottolinea la generosità del dottor Rovati, ricordando al lettore quali siano le remore che spesso inducono un collezionista a non mostrare in pubblico i propri tesori: al di là dell’umanissima (anche se un po’ meschina) gelosia, entrano in gioco la volontà di non rendere conto a nessuno della provenienza degli oggetti e la paura che gli studiosi arrivino a riconoscerne qualcuno come falso. Il catalogo si fa apprezzare anche per la qualità dei brevi ma puntuali saggi che forniscono importanti informazioni, utili tanto agli appassionati senza specifiche competenze storiche, quanto agli specialisti. L’augurio è che la collezione Rovati torni in un prossimo futuro fruibile al pubblico, magari nel contesto di una mostra di livello (e richiamo) internazionale che faccia il punto sullo stato delle ricerche sul periodo longobardo in Brianza. Ora che Monza è capoluogo di provincia deve pensare in grande, anche dal punto di vista culturale.
Saul Stucchi

Petala Aurea
Lamine di ambito bizantino e longobardo da una collezione privata monzese

a cura di Marco Meneguzzo

Cappella della Villa Reale
Viale Brianza 1
Monza

Fino al 20 febbraio 2011

Orari: da martedì a venerdì 15.00-18.00, sabato e festivi 10.00-18.00
Mattino aperto su appuntamento: tel. 039.366381
Ingresso libero

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